25 aprile, un racconto della vecchia signora

25 aprile, un racconto della vecchia signora

di Pier Carlo Lava

Correva l’anno 1943 e un’alessandrina, allora giovane sposina 18 enne, si trovava in Toscana in quanto il marito era di quelle parti anche se, all’epoca lo stesso era partito per la guerra in Francia con l’armata dei carabinieri

Lei era rimasta con il suocero e il cognato a Pari, un piccolo paesino arroccato su una collina in mezzo ai boschi, in provincia di Grosseto.

un racconto di carla

I parenti lavoravano al bosco dove tagliavano la legna e preparavano la carbonaia per fare il carbon dolce (così lo chiamavano) per le città vicine, Siena, Grosseto, Firenze e Livorno.

La giovane sposina faceva il pane in casa (come si usava a quei tempi) e dopo averlo portato a cuocere al forno del paese, lo metteva nelle ceste, con olio, uova, formaggi, salumi e altre vivande, che caricava sull’asina. 

Al mattino presto verso le sei, due volte alla settimana, partiva a piedi con l’asina che trasportava le ceste, per un viaggio di 13 kilometri in mezzo ai boschi della zona per portare i rifornimenti a suocero e cognato, che dovendo gestire la carbonaia, potevano rientrare in paese a turno una volta alla settimana.

I viveri non erano solo per loro ma anche per tre famiglie di ebrei, dieci persone con i bambini, che gli abitanti del paese avevano nascosto in una grotta nel bosco. Continua a leggere “25 aprile, un racconto della vecchia signora”

Roma, il coraggio del carabiniere aggredito: “Ho fatto solo il mio dovere”

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Il carabiniere ha subito un trauma cranico: era intervenuto per proteggere un tifoso tedesco. L’elogio dell’Arma per come ha gestito la situazione.

“Ho fatto solo il mio dovere, ho estratto la pistola per tenere lontani gli aggressori”. È scosso ma sicuro di sé il carabiniere suo malgrado diventato protagonista della cronaca romana e italiana.

Giovedì sera stava provando a difendere due tifosi tedeschi aggrediti da un gruppo di incappucciati a Trastevere quando il “branco” gli si è rivoltato contro. Lo hanno minacciato, gli hanno lanciato contro cassonetti dell’immondizia. Una bottiglia lo ha colpito alla testa ferendolo e costringendolo a indietreggiare per cercare rinforzi.

Le immagini della follia capitolina hanno fatto il giro dei social network, indignato gli italiani e mosso la politica. Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta si è schierata subito al fianco del militare elogiando il suo sangue freddo. Lo stesso ha fatto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, definendo “delinquenti e non tifosi” gli incappucciati autori delle minacce. E Giorgia Meloni ha inviato la sua solidarietà sperando che “gli assalitori vengano identificati e la paghino cara”.

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