Racconti: UN MENAGRAMO, di Tiziana Valori

Racconti: UN MENAGRAMO, di Tiziana Valori

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UN MENAGRAMO (racconto breve)

“In un sogno ho visto il mare aprirsi e precipitarsi sulle coste di tutto il mondo a partire dal Giappone.”

Io che passo per di là vedo questo tipo, un barbone che arringa la folla come un Masaniello o un Robespierre.

“Insomma” faccio rivolto a quelli più lontani, “si decida. Se il mare si ritira e poi si precipita sulla costa è uno tsunami e in Giappone sono frequenti, niente di strano. Ma questo parla in tutto il mondo. Anche gli tsunami sono diventati globali, adesso? I bagni niente più? E come facciamo adesso?”

“Shhhhh!” mi impongono in tanti e sembrano tutti incavolati per averli distolti con le mie insulse ironie.

Cambio posto mentre l’oratore continua:

“Ci sarà un nuovo diluvio universale, gente! Affogheremo come topi senz’appiglio! Pentiamoci dei nostri peccati!” Continua a leggere “Racconti: UN MENAGRAMO, di Tiziana Valori”

Racconti: La Gola, di Tiziana Valori

Racconti: La Gola, di Tiziana Valori

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LA GOLA (racconto breve)

“La regola che non c’è più, per noi vige sempre” cantilenò scherzoso a tavola alla vista di tanta bella carne ingurgitata con gusto dagli altri commensali.

Fra’ Marco era felicissimo di passare la vigilia di Natale fra i suoi, e che ci poteva fare se quell’anno era capitata di venerdì?

“Ma dai” gli fecero in tanti. “Chi vuoi che ti veda? Se non è non più peccato mangiare la carne il venerdì…”

Come faceva il fraticello a dire di piantarla? Che era già difficile restare a guardare mentre gli altri si strafocavano?

Il priore, nel dargli il permesso di trascorrere una giornata lontano dal convento, lo sapeva bene. E infatti:

“Fratello Marco, tu sarai sottoposto a grosse tentazioni. Ma ricordati che Gesù proprio di venerdì patì le sofferenze mortali della croce. Noi, in ricordo di tale misfatto perpetrato da tutta l’umanità passata, presente e futura, continuamo a ritenere vincolante il divieto di mangiare carne il venerdì.”

Finito il pasto, la mamma fece un cenno al monaco ed entrambi si avviarono in cucina. E là, lontano da occhi indiscreti, Marco potè affondare i denti nello zampone, nelle fette di cotechino piene di quei bei pezzetti di grasso e nello stufato di coniglio mentre la mamma si beava di tanta ingordigia mormorando:

“Solo una mamma conosce il figlio.”

Tiziana Valori

Racconti: L’autostop, di Tiziana Valori

Racconti: L’autostop, di Tiziana Valori

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L’ AUTOSTOP (racconto breve)

Aveva detto chiaro e tondo a quella vagabonda che lui per abitudine non dava mai passaggi e poi aveva pensato solo a far rifornimento.

Quella ragazza, sotto i venti come suo figlio, era il classico tipo della ribelle col ‘me ne frego’ stampato sul viso, bello e insolente. I suoi jeans erano tutto uno strappo e ponevano in vista l’ombelico. Giuseppe notò anche che facevano da seconda pelle a un culetto appetitoso.

Gli stavano pompando la benzina ed eccola di nuovo a chiedere con lo zainetto e un’espressione un po’ più umile.

“Dai, portami” mormorò con le mani sul vetro abbassato. “Appena fuori dall’autostrada te la do. Dovunque esci mi sta bene.” Continua a leggere “Racconti: L’autostop, di Tiziana Valori”

Racconti. MUTUO SOCCORSO, di Tiziana Valori

Racconti. MUTUO SOCCORSO, di Tiziana Valori

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MUTUO SOCCORSO (racconto breve)

“Dammi una mano, Slim. Non è come pensi” s’aggrovigliava a dire John, senza i mutandoni, davanti alla pistola spianata del collega furente.

“Johnny, Johnny. Proprio con la donna del tuo migliore amico?” replicò l’altro. Quella, completamente sotto la coperta, non fiatava in attesa di qualcosa di brutto.

“Sì, Slim, è come pensi. Ma considera che qui donne non ce ne sono. Le puttane stanno a Dodge e quando le vediamo?

Quante volte nella prateria per far la guardia alle mandrie ci si smanettava pensando a Wilma o a Lulù o a chiunque ce l’avesse lì di sotto?

Siamo amici o no? e da una vita. Metti via quella pistola sennò mi ammazzi veramente.

Slim non mise via la pistola ma non era più tanto furioso:

“Lo so, Johnny. Fare il cow-boy comporta di questi disagi.

Ma Mary è venuta via con me non con te e la vita non la fa più.

Non c’è un po’ di rispetto?”

“Ma certo, amico. Senti, chiediamo a Mary con chi vuole stare, eh? Se dice che vuole stare con me io te la presto ogni volta che vuoi. Giuro.

Ma togli di mezzo la pistola, dai.

Io, come vedi, una mano te la darei e poi siamo persone serie e ragionevoli, noi.”

Slim rinfoderò e, senza che nessuno dicesse altro, lui, Johnny e Mary, sbucata da sotto la coperta, si fecero una gran risata liberatoria.

Tiziana Valori

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Racconti: IL CIELO STELLATO, di Tiziana Valori

Racconti: IL CIELO STELLATO, di Tiziana Valori

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IL CIELO STELLATO (racconto breve)

“Vedi quel rettangolo con altre tre stelle ad arco?”

“Sì” rispondeva il bimbo al padre. Lì, in aperta campagna il firmamento rifulgeva di punti luminosi.

“Ora prolunga le ultime due stelle del rettangolo di sette volte la loro distanza e troverai la Stella Polare. Ma dove guardi, Francuccio? Là, là. Non là. Là!”

“Dove?” girava gli occhi il piccolo.

“Ma stanno là. Cecato! Orbo!”

Fu la maestra a sospettare che Franco fosse miope.

Quando il papà ne fu informato tornò con la mente a quegli insulti e quasi pianse, desiderando sprofondare sottoterra.

Tiziana Valori

Racconti brevi: I GRAFFITI, di Tiziana Valori

Racconti: I GRAFFITI, di Tiziana Valori

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I GRAFFITI (racconto breve)

“Interpreto, dal sànscrito, che bisogna ancora lavorarci molto su questi segni” pontificava la dottoressa Albani con quanti stavano lì a pendere dalla sua scienza. “I caratteri mi sembrano indoeuropei senz’altro.

In queste regioni degli Zagros settentrionali gli Arii, o Ariani, come son detti volgarmente, erano giunti sicuramente dalle steppe asiatiche. Quelle, come sappiamo tutti, erano un serbatorio che tracimava continuamente popolazioni per ogni dove.

La datazione di queste incisioni rupestri? Di certo anteriori al 2mila avanti Cristo.”

La dottoressa si interruppe per fermare un ragazzo che si era avvicinato ai graffiti con una pietra.

“Che fai qui, giovane uomo” si rivolse vivacemente al disturbatore in uno stentato curdo. Quello si allontanò brontolando.

“Dicevo” riprese la Albani in fiorito inglese e sorridendo soprattutto verso la telecamera in funzione, “quest’iscrizione, che risalta ancora sulla viva roccia come fosse stata scritta di recente, l’ abbiamo scoperta da poche ore.

Sì, come ho affermato, non si può datare a dopo il terzo millennio prima della nascita di Cristo perché gli Arii non possono essere giunti…”

L’archeologa si interruppe di nuovo per precipitarsi su quel ragazzo che con una pietra sembrava volesse scalpellare quei segni. Gli disse, sia in inglese che nel suo curdo, che quelli erano preziosi reperti dell’antichità e finchè non fossero stati vigilati a dovere nessuno doveva avvicinarsi.

“No, signora” rispose il ragazzo in passabile inglese. “Questo per noi significa vaffan… Mio padre lo lascia scritto spesso per farlo leggere a mia madre.

Stamattina mi ha preso a botte e sono stato io, di nascosto, a scriverlo qui, ed è rivolto a lui.

Noi abitiamo qui dietro e se questa parolaccia non la cancello lui capisce che sono stato io e mi dà il resto.”

Tiziana Valori

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Racconti: TUTTO CONSIDERATO, di Tiziana Valori

Racconti: TUTTO CONSIDERATO, di Tiziana Valori

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TUTTO CONSIDERATO (racconto breve)

“Senti, mammà, che mi scrive questo vecchio bavoso. ‘Signora Maria Clara. Consegno al mio fiduciario questa missiva per invitarla a dividere la vostra vita con la mia. Siete bella, giovane, fine e vedova da poco. Sareste un’ amica preziosa per me e allietereste gli ultimi anni della mia vita. Non potrei sposarvi, essendo ancora in vita la mia consorte dalla quale sono separato, ma sareste a ogni altro effetto una moglie a cui dedicherei ogni mio pensiero e attenzione. Ripongo nel vostro discernimento la buona accoglienza di questa mia e il suo felice esito con il vostro assenso. Sono Eleuterio De Fabbris Manconi, piazza Risorgimento, eccetera eccetera.’ Mammà, a me viene da vomitare. Hai capito, io non ancora trentenne e dovrei fare la convivente di questo zombi…”

“Eleuterio … piazza Risorgimen… Figlia mia, questo è più di Paperon De’ Paperoni!!! Tu sola forse non lo sai. I giornali…”

“Eleuterio carissimo, quasi sposo amatissimo della tua Maria Clara. La tua quasi suocera ti consegnerà questa mia e farete conoscenza. Lei ci teneva a conoscerti. Manda quella tua degnissima persona a prendermi. Ho preparato un po’ di cosette in un paio di valige e sono pronta a correre fra le tue braccia…”

Tiziana Valori

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Racconti: L’ ABROGAZIONE, di Tiziana Valori

Racconti: L’ ABROGAZIONE, di Tiziana Valori

L’ ABROGAZIONE (racconto breve)

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Quando le comunicarono, festanti, che c’era l’emancipazione Jezabel non ne volle sapere niente e borbottò fra sè che ogni occasione era buona per far caciara.

Nel giro di qualche giorno, quando si cominciò a capire che nessuno sarebbe stato inseguito con i cani per essere frustato, se non peggio, se ne andarono quasi tutti. Jezabel restò tenacemente nella sua capanna e fu solo la fame che la spinse a chiedere, fra la decina di negri rimasti, se non fosse arrivata la fine del mondo.

“No” le rispose il vecchio Cam, mogio, “è la libertà ch’è arrivata. È finita la schiavitù; l’hanno abrogata. Non siamo più schiavi, non l’hai capito?”

“Sì, questo l’ho capito” sbuffò lei. “Ma non si mangia più? Pure lo stomaco è stato abrogato?”

“Noi teniamo mais, fagioli, stoccafisso, farina. Tu non hai niente? Vieni a mangiare da noi più tardi.”

Jezabel corse da padron Thomas e lo interpellò, spaventata:

“Massa Thomas, io per mangiare devo andare da Cam ora?”

“Cosa vuoi da me, Jezzy? Non lo vedi che la tenuta va in rovina? Che il tabacco non lo cura più nessuno?

Avevo sessantadue schiavi. Ora, con la mia famiglia siamo in sedici. Dobbiamo cucinare noi per te?”

“Massa, se Miriam e Constanza non ci sono più posso sbrigare io le faccende della casa padronale.” Continua a leggere “Racconti: L’ ABROGAZIONE, di Tiziana Valori”

Racconti. L’ ABROGAZIONE (racconto breve) di Tiziana Valori

Racconti. L’ ABROGAZIONE (racconto breve) di Tiziana Valori

Quando le comunicarono, festanti, che c’era l’emancipazione Jezabel non ne volle sapere niente e borbottò fra sè che ogni occasione era buona per far caciara.

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Nel giro di qualche giorno, quando si cominciò a capire che nessuno sarebbe stato inseguito con i cani per essere frustato, se non peggio, se ne andarono quasi tutti. Jezabel restò tenacemente nella sua capanna e fu solo la fame che la spinse a chiedere, fra la decina di negri rimasti, se non fosse arrivata la fine del mondo.

“No” le rispose il vecchio Cam, mogio, “è la libertà ch’è arrivata. È finita la schiavitù; l’hanno abrogata. Non siamo più schiavi, non l’hai capito?”

“Sì, questo l’ho capito” sbuffò lei. “Ma non si mangia più? Pure lo stomaco è stato abrogato?”

“Noi teniamo mais, fagioli, stoccafisso, farina. Tu non hai niente? Vieni a mangiare da noi più tardi.”

Jezabel corse da padron Thomas e lo interpellò, spaventata:

“Massa Thomas, io per mangiare devo andare da Cam ora?”

“Cosa vuoi da me, Jezzy? Non lo vedi che la tenuta va in rovina? Che il tabacco non lo cura più nessuno?

Avevo sessantadue schiavi. Ora, con la mia famiglia siamo in sedici. Dobbiamo cucinare noi per te?”

“Massa, se Miriam e Constanza non ci sono più posso sbrigare io le faccende della casa padronale.” Continua a leggere “Racconti. L’ ABROGAZIONE (racconto breve) di Tiziana Valori”

Racconti: SOPRAVVIVERE, di Tiziana Valori

Racconti: SOPRAVVIVERE, di Tiziana Valori

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SOPRAVVIVERE (racconto breve)

Dopo la paura c’è lo stordimento e l’incredulità.

Ti viene da pensare ‘ma ce l’ho fatta davvero?’

Stavo là sotto. Con precisione non so dove, ma c’era l’armadio sopra di me e mi permetteva di stare quasi in piedi. Tutto sbilenco, appoggiato chissà a cosa.

Il terremoto ha continuato a scuotere spesso quello che restava della mia casa e le macerie chiudevano ulteriormente gli interstizi.

Mi hanno detto che sono stato sotto quattro giorni. E chi li ha contati? Io mi dicevo solo ‘quando morirò?’

Non sono tipo da pregare perché non ci credo, e questo forse mi ha alleviato la paura di morire. Mi dicevo ‘perderò i sensi e non ne saprò più nulla’.

Ma l’aria da qualche parte mi arrivava anche se sono stato all’oscuro tutto il tempo.

Infreddolito, sporco e puzzolente, mi hanno fatto bere, piano piano ma tanto e, circa la fame, mangerei un bue con corna e zoccoli. Come i diavoli che non mi hanno preso. Ma che sciocchezza, io non ci credo!

Quando quel cane è entrato a leccarmi, in mezzo a tutta quella luce, mi è sembrato un angelo.

E dalli! Non ci credooooo.

Ma la paura ti fa credere in tutto, anche negli angeli e nei diavoli. E ti fa pregare. Io l’avrò fatto? Boh.

Tiziana Valori

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Racconti. IL SOCCORSO, di Tiziana Valori

Racconti. IL SOCCORSO, di Tiziana Valori

IL SOCCORSO (racconto breve) (avverto che questa lettura non è da tutti)

Salpo. Ma per dove?

Mi hanno trasmesso che il Canale di Sicilia è mosso e che delle carrette del mare stanno là in mezzo, oltre ai soliti gommoni.

Come capitano, buono d’animo e pieno di religioso altruismo, dovrei dirigermi là per effettuare salvataggi.

Ma gli ordini non sono perentori. Mi lasciano l’iniziativa tattica d’ingaggio. Insomma una specie di ‘fa’ un po’ quer caxxo che te pare’.

Qui occorre una riunione al vertice e il vertice chiaramente sono io. E io deciderò.

Però devo sentire gli altri, così nel diario posso citare i loro pareri senza essere smentito.

Ora con me c’è il commissario, Francesco …, il mio secondo, Luigi … e il maggiore medico Antonio …

“Luigi” comincio, “sai che dobbiamo perlustrare più davanti a Tripoli che altro, no?”

“Certo, comandante, quest’è la direttiva di base.”

“Tu” continuo interpellando il commissario, “siamo ben attrezzati per accogliere quanti eventuali naufraghi?”

“Non più di trenta, con comodità. Però con l’emergenza potremmo caricarne…”

“Francesco, un po’ di attenzione, per favore! Ho parlato di emergenza, forse? Quindi, commissario, dicevi non più di trenta.

E tu, Antonio, hai la possibilità di prenderti cura di tanta gente bisognosa di immediata assistenza?”

“Non tutti assieme, certamente.”

“Basta così, signori. Ho capito che migliaia di persone da soccorrere non sono per una corvetta. Darò ordine di dirigerci alla costa libica. Col Canale di Sicilia se la sbrigheranno gli altri comandanti.”

Ora sono solo e posso riflettere. Che vadano pure ai pesci quei dannati tagliagole, muslim che non sono altro! Li odio e non ne vorrei nessuno in Italia. Sanno dare solo intralcio, spese e figli inutili a decine.

E noi gli unici a soccorrere quando nessun altro vuol farlo… Ma lo dice la Costituzione che gli Italiani devono essere buoni per forza?

Tiziana Valori

Racconti: L’ ELEZIONE (racconto breve) di Tiziana Valori

Racconti: L’ ELEZIONE (racconto breve) di Tiziana Valori

Ho vinto! Ho vinto!

Sì, mi sento come Maga Magò in ‘La spada nella roccia’, lo avete visto miei cari elettori?

Calma. Sono solo davanti allo specchio come deve fare uno che prepara il discorso alla Camera.

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Però ho vinto sul serio? Ho fatto i conti con la calcolatrice e sto quasi al 6% di gradimento. 703mila e passa ‘like’ sulla mia pagina facebook. Però in web ci stanno tutti quelli che vogliono essere eletti. Io con tutti i gruppi di appartenenza ho avuto tanti ‘mi piace’, ossia nel mio caso e rispondendo al mio quesito, significa: ‘Sì, ti vogliamo in Parlamento.’

Sarà sufficiente per il signor Cavalletta? È lui che dà l’assenso. E poi sarà lui che mi governerà a bacchetta, lui che in bocca mi metterà tutte le parole e, di dietro…

Ma non pensiamoci. Con più di settecentomila gradimenti penso proprio di aver vinto un seggio parlamentare. Che desiderare di più? Un bel destino da signorone, riverito e rispettato.

Ho vinto! Ho vinto, signori e senza nemmeno un comizio o un euro di manifesti. Mi vedo già deputato.

A far che? Numero e basta. Sai che ammosciamento? Lì, fermo ore e ore a sentire cose che non capirò mai. Io ho interrotto il ginnasio perché leggere troppo non mi andava.

È vero che c’è lo smart e con quello un po’ di tempo passa. Ma mi permetteranno almeno un solitario sul telefonino senza mettermi in cronaca con una bella foto? I giornalisti stanno sul loggione apposta per questo, per contarti anche i peli che hai nel… Ci siamo capiti.

E tutti i soldi che dovrò versare al Movimento? E l’ostilità crescente verso la politica? Stai per fare l’elemosina? Basta uno scatto e si leggerà: ‘Il neoeletto che ruba dal cappello di un mendicante!’ Continua a leggere “Racconti: L’ ELEZIONE (racconto breve) di Tiziana Valori”

Racconti. UNA SBANDATA, Tiziana Valori

Racconti. UNA SBANDATA, Tiziana Valori

UNA SBANDATA (racconto breve)

“Sintonia! Sintonia!” vociò Peppe un po’ fumando e un po’ versandosi la birra in gola e addosso.

“Ahò, e calmete, zietto! Momento, no?”

Tina smaneggia sul cruscotto con le manopole dello stereo.

“Ahò, a te! A n’vedi che mi mette sta zòccola. Musica classica! E che sarei, tu nonno? Zietto l’accetto. A n’vedi, ciò messo a rimma, ahò. Ma nonno ce sarà tu nonno.

Sintonia! Dai, Ti’, sintonia!”

Tina sistema l’apparecchio su di un ritmo assordante e martellante. Proprio quello desiderato da Peppe. Poi con la faccia feroce e vicina a quella di lui per farsi sentire:

“M’hai detto zoccola?”

“E certo. A me se n’so zoccole nun me piaceno.”

“Ah, m’bè.”

La velocità sostenuta, il frastuono e la cacioneria del suo compagno invogliano la ragazza:

“A Pe’. Lo famo strano, come Jessica e Ivano? A n’vedi, a rimma ce l’ho fatta puro me.”

Tina si tira su il vestito per sistemarsi a cavalcioni di Peppe che guida, fuma e ride.

La macchina sbanda e va di sotto.

Quando li recuperano i due stanno assieme in uno strano ultimo abbraccio, come se si fossero voluti bene per davvero.

Tiziana Valori

Racconti. IL COPIA COPIA, di Tiziana Valori

Racconti. IL COPIA COPIA, di Tiziana Valori

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IL COPIA COPIA (racconto breve)

“Le parole rubate sono queste, signor Mandrìpoli:

‘Io prometto a tutti voi, cittadini, che non resterò sordo a nessuna richiesta mi venga rivolta da parte di chi avrà bisogno di me. Pensioni da aumentare? Me ne farò promotore. Contratti da rinnovare? Me ne farò promotore. Precariato? Se sarò rieletto scomparirà.’

È un vero copia e incolla per tutta la pagina del blog. Tutto preciso, anche gli interrogativi.”

“Sì, Vostro Onore, ma non sono stato rieletto.”

“Mi chiami signor giudice, prego; non stiamo a Law and Order!

No, non è stato eletto. Ma il plagio, il furto letterario e propagandistico lo ha commesso e non lo nega.”

“Signor giudice, io non ho usufruito della refurtiva, letteraria o meno che sia. Non ho sottratto quel frutto. È rimasto sulla pianta, ossia sulla pagina informatica dell’onorevole Giuseppe Cavalletta, o no?” Continua a leggere “Racconti. IL COPIA COPIA, di Tiziana Valori”

Racconti. UN RICICLO (racconto breve) di Tiziana Valori

Racconti. UN RICICLO (racconto breve) di Tiziana Valori

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UN RICICLO (racconto breve)

Il mio regalo è sempre stato lì ad aspettarti, tesoro mio. Ora che è Natale l’ho messo sotto l’albero.

Ma tu, sotto questa lapide così fredda e pesante, non verrai più a prenderlo.

Non posso pensare a quel giorno di ottobre. Arrivammo a casa contemporaneamente, la notizia del tuo tragico incidente ed io col regalo appena comprato per il tuo compleanno.

Tu hai saputo subito cosa fosse perché, nel tuo mondo, le anime conoscono ogni cosa e perdonano. È vero che perdonano?

Lo sai che non mi è mai piaciuto star da solo e che a letto ero capace di non cambiar posizione per tutta la notte pur di tenerti sempre abbracciata.

Ora è così anche con Rosa. È una brava donna e tu lo sai. È arrivata presto nella mia vita, a ottobre stesso. Ma che potevo farci? Sarebbe stata un’occasione, magari, che non si sarebbe presentata più. E, come sai, le proposi la convivenza.

Ma non pensiamoci più. Acqua passata.

Hai visto che bei fiori ho trovato di questi tempi per la tua tomba?

Sì, lo so. Stai pensando anche tu a quel regalo sotto l’albero e al bigliettino con scritto ‘Alla mia adorata Rosa’.

Ma è politica coniugale. Bisogna che la compagna sia contenta, o mi sbaglio? E poi tu sei superiore e fuori da queste cose, ormai.

Ti prego, quindi, di non prendertela troppo se il tuo bel regalo lo faccio a lei.

Eh? D’accordo?

Alla prossima, tesoro, e buon riposo.

Tiziana Valori

IL DIPINTO (racconto breve) di Tiziana Valori

IL DIPINTO (racconto breve) di Tiziana Valori

Un colore al giorno, o sfumatura di quelle tinte in bombolette spay, andava a depositarsi sulla parete nei punti stabiliti. Paco le reperiva al ferramenta di Chicadilla, l’unico in zona che ne avesse un buon assortimento.

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Seppure fosse già scuro, lo si vedeva oscillare sul muro originariamente color cemento del grande silo Buena Ventura.

Quasi tutto il villaggio sembrava darsi appuntamento lì a guardare le evoluzioni di Paco appeso a una corda e gli sviluppi dell’opera, colore dopo colore, che sarebbe stata ben più squillante alla luce del giorno.

C’erano l’amministratore locale del Buena Ventura, segreto finanziatore del ragazzo per la benzina e i suoi acquisti a Chicadilla, i due vigili che fungevano da polizia, e agricoltori con famiglia che rinunciavano a un po’ di riposo per seguire lo sviluppo del dipinto.

Si capiva ormai che si trattava di loro stessi che portavano il grano al silo, a faticare sotto i sacchi coi volti cotti dal sole, rugosi e grondanti.

“Sarà uno spasso obbligarlo a cancellare tutto quando avrà finito” buttò fuori Vicente, nuovo arrivato nella piccola comunità.

“Chi si azzarderà a farlo avrà a che fare con me!” affermò feroce il suo superiore, sergente vigile Majedo, guardandolo con riprovazione.

“Vicente, vuoi tornare a Mexico a dirigere il traffico?”intervenne l’amministratore del silo. “Non vedi quant’è bello?”

“Certo” aggiunse una campesina col piccolo addormentato in braccio. “Paco è un artista e nessuno lo paga per darci questo spettacolo. Lo vorresti in cella?”

“Chi si permette di fare denuncia a Chicadilla qui non avrà vita facile!” decretò un altro peone.

E mentre Vicente si faceva un pizzichino, tutti pensavano che chiunque delle autorità fosse transitata davanti a quell’enorme murale avrebbe fatto finta di non vederlo dopo essersene riempito gli occhi di ammirazione.

Tiziana Valori

(Grazie a chi ha voglia e tempo di leggere. Se clicchi sulla foto a fianco al nome potrai visionare quanto ho postato finora sul gruppo)

Racconti. L’ ULTIMO DESIDERIO, di Tiziana Valori

Racconti. L’ ULTIMO DESIDERIO, di Tiziana Valori

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L’ ULTIMO DESIDERIO (racconto breve)

L’ultima sigaretta e anche la prima.

Non ho mai fumato ma il capitano kartofen che sta per comandare la mia kartofen esecuzione è ben fermo nel ripetere:

“Fuole fumare l’ultima sikaretta?”

“Non c’è qualcos’altro?” ho chiesto. “Un caffè, magari. Una limonata.”

No. Ha ripetuto l’offerta dell’ultima sigaretta prima di fucilarmi.

Guardo quella faccia baffuta e austriaca sotto quell’elmetto austriaco cui avrò mirato chissà quante volte dalla mia postazione mancandolo sempre.

Mi hanno catturato e, solo perché stavo nella zona di nessuno fra le due trincee, sono considerato una spia. Niente prigionia di guerra. Immediato passaggio per le armi.

“Ma no” ho cercato di farmi capire. “Che spia? Io obbedisco agli ordini. È il tenente che mi ha detto ‘mettiti lì e spara tu che hai una buona mira’.

Tutto inutile. Se mi capiscono fanno finta di non capire.

Il mangiacrauti mi porge la sigaretta senza neanche chiedermelo più. Che ho da perdere? Guadagno qualche minuto di vita. Me l’accende quel kartofen tanto gentile che vuole far presto a fucilarmi.

Tiro e quel fumaccio maligno mi entra nei polmoni, nei muscoli, nelle ossa. Non respiro più. Gli occhi mi escono lacrimando e l’aria dov’è mentre tossendo e sputando mi sembra di cacciare l’anima?

Quando riesco a dir qualcosa ansimo:

“Che aspettiamo? Vi prego, fucilatemi…”

Tiziana Valori

Racconti. UN DONO, di Tiziana Valori

Racconti. UN DONO, di Tiziana Valori

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UN DONO (racconto breve)

“Uno, passo; due, carta, diciotto, passo; tre, carta, ventidue, sballo. Banco, carta, ventitre. Paga uno, paga due.” Il croupier si alza e viene subito sostituito. Il gioco prosegue.

Marco Marchi, avvisato da una lucetta sul suo posto di lavoro è stato convocato in direzione. Salendo una scalinata dà un’occhiata al suo mondo, la sala coi suoi tavoli da gioco, col bar al centro, le casse e le slot-machine, alcune delle quali anche a distanza trasmettono un continuo ‘tran tran’.

Il direttore del ‘Major Fortune’ si alza, lo mette a proprio agio con una cordiale stretta sulla spalla, lo fa sedere e chiama con un pulsante il suo braccio destro.

“Vitali” gli si rivolge subito, “non perdiamo tempo perché il tempo è…”

“Denaro” rispondono assieme Marchi e Vitali.

Questi mostra al dipendente un mazzo di 108 carte francesi e lentamente gliele sfoglia davanti. A un cenno del boss si interrompe e chiede:

“Marchi, se quattro suoi avversari hanno quindici con 40 €, diciannove con 60 €, quattordici con 10 € e venti con 30 €, lei che ha quindici che fa?”

Marchi pensa nell’attimo concessogli ‘ prendo 50 e perdo 90; se faccio non più di sei posso arrivare a guadagnare…’ :

“Carta!”

“Sballato!” fa Vitali scoprendo un sette. “Marchi, non ha notato che sono uscite molte carte piccole? Così il Casinò ha perso 100 € in più. E così non va.”

“Marchi” si intromette il boss, “sarà l’età avanzata ma lei ha perso il dono di saper tenere a mente le carte uscite.

E allora…”

“Licenziato?” e al cenno di assenso: “E che farò ora a 48 anni? Chi mi assumerà?”

I due superiori alzano entrambi le spalle e non dicono chiaramente:

“E a noi che ci frega? Problema suo.”

Marchi sa che è inutile insistere. Si alza senza salutare e si avvia con la testa vuota e triste verso la vita esterna dove saper ricordare le carte non è un gran dono.

Tiziana Valori

Racconti: AL MASSIMO, di Tiziana Valori

Racconti: AL MASSIMO, di Tiziana Valori

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AL MASSIMO (racconto breve)

“Sensazioni fantastiche, signori!” enfatizzava il pilota. “E supersensazioni con una piccola maggiorazione.”

Veramente io sono un giovanottone che non ha paura di niente. Dovrei essere da meno di quelli che vedo avventurarsi su quel trabiccolo che però vola da eccezione? Si impenna, cabra, sculetta e tutte quelle cose che piacciono a quelli che vengono qui sul campo di volo a guardare i coraggiosi.

Io non sono venuto con la ragazza, però con una ragazza posso tornarmene. Chi lo sa? Magari carina e spinta, hai visto mai?

Però non ho mai visto ancora chi ha pagato quel famoso supplemento. Continua a leggere “Racconti: AL MASSIMO, di Tiziana Valori”

Racconti: IL RATTO, di Tiziana Valori

Racconti: IL RATTO, di Tiziana Valori

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IL RATTO (racconto breve)

Quel matrimonio non era proprio il massimo delle feste ma, comunque fosse, era stato necessario: Ginetto e Lucia erano scappati, avevano fatto la ‘fuitina’ due anni prima e ora, compiuti entrambi i diciotto anni, avevano dovuto rimediare. Questo sposalizio forzato, riparazione al ratto, era quanto la società richiedeva e ‘la società’, nella fattispecie, era rappresentata fieramente dai parenti della sposa.

No, la festa non si poteva dire proprio riuscita: lo sposo era moscio che più moscio non si può e di conseguenza tutti i suoi erano terribilmente imbarazzati e gli altri offesi. Nello sguardo della sposina c’era anche l’espressione alla ‘ormai dove scappi?’ del pescatore che tira il pesce in barca.

Che quel giorno fosse proprio infausto ci si accorse quando il mortorio volse al termine notando l’assenza di Mene e Paoletta dal gruppo dei piccoli. Non si riusciva a rintracciarli e la parola ‘rapimento’, non pronunciata da alcuno, frullava nella mente di tutti. Continua a leggere “Racconti: IL RATTO, di Tiziana Valori”

Racconti: SENSI DI COLPA, di Tiziana Valori

Racconti: SENSI DI COLPA, di Tiziana Valori

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SENSI DI COLPA

No, non mi sento affatto colpevole, che ci posso fare?

Eppure lo tradisco perché le mie cose le faccio di nascosto. Lui invece me lo ha detto lealmente:

“Tesoro bello, sono tre mesi che vado con un’altra. Però amo anche te, lo sai, e tu non ti sei mai sentita trascurata, è vero?

Vedi tu se vuoi separarti. Figli non ne abbiamo e quindi i danni saranno limitati. Ma, almeno, te l’ho detto e così non mi sento più tanto in colpa.”

E, quindi, avendomelo detto non si sente in colpa ma si sente in diritto di ricevere telefonate da quella là, di andarsene a passare la notte fuori facendo impunemente di tutto e di più. Tanto me l’ha detto … e che altro posso volere?

Io ho abbozzato, come suol dirsi, da moglie brava e comprensiva.

Però alle sue spalle mi vendico alla grande ed esco quando voglio senza sentirmi in dovere di rendere conto. E il mio caro marito non ha più alcun diritto di impedirmelo. Giusto per dargli la possibilità di chiudere entrambi gli occhi, a volte dico di andare a passeggio, o per vetrine, o dalle amiche. Se vuole indaghi lui e venga pure a sapere che non uno ma due amanti riempiono più che soddisfacentemente la mia vita intima. Oltre lui, ovviamente.

Io non passo mai fuori la notte è vero, ma sono abbastanza accorta da fare le mie cose, senza dire a nessuno dei miei uomini degli altri. E mi diverto tanto in questo ruolo losco e trasgessivo. Mettiamola così e con mio marito pari e patta. O no?

Tiziana Valori

Racconti: CORNA, di Tiziana Valori

Racconti: CORNA, di Tiziana Valori

Tiziana Valori

CORNA

La situazione sarebbe stata tutta comica se Angelina non si fosse messa a strillare istericamente al disotto del piumone. Appena dei secondi prima era in pieno amplesso con Domenico che, forse, più spaventato della donna, si era immerso anche lui fra le coltri.

Era stato il marito, Vincenzo, che aveva originato lo scompiglio lanciando un grido non appena, entrato nella sua camera da letto, si era visto bellamente cornuto.

La moglie gli vociava contro come se in colpa fosse lui:

“Vattene! Hai capito? Vatteneeee! Vattene!!!”

“Io starò qui fuori!” urlò lui come replica. “E uscite subito dal mio letto! E fra poco faremo i conti!”

Non passava un minuto senza che, in un silenzio rabbioso, si affacciasse rapidamente per verificare che i due si arrabbattassero a rivestirsi alla bell’e meglio. Continua a leggere “Racconti: CORNA, di Tiziana Valori”

Racconti: IN SILENZIO, di Tiziana Valori

IN SILENZIO, di Tiziana Valori

‘Se mi scordo di mettere il mangiare a Fuffy ci pensi tu?’

Silvio posa la matita sul quaderno e, a Rina che alza lo sguardo, fa segno di leggere il meno imperiosamente possibile. Lei con un gesto di ostentata insofferenza posa la rivista e mollemente va a leggere. Senza nessuna reazione visibile scrive:

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‘Te lo scordi. L’hai voluto quel gattaccio che mi soffia appena mi vede? Per me può anche morire di fame.’

Posa la matita e sempre mollemente torna alla poltrona e alla rivista.

‘Dai’ si mette a scrivere lui, ‘lo sai che con questa separazione in casa non ce la faccio a fare tutto. Cucinare, lavare i panni, i piatti miei e lavorare anche. Te lo vuoi guadagnare l’assegno provvisorio che dovrò versarti o no?’

Torna a supplicarla, sempre a gesti, di venire a leggere e fa per prendere la valigetta e andarsene in ufficio.

Lei si infastidisce ma torna al quaderno per darci una scorsa veloce e ribadire per iscritto:

‘Non sono c. miei.’

Non torna alla poltrona perché lui riprende a scrivere. Sa che se parlasse lei non darebbe segni di vita:

‘Ma parliamo almeno. Son cinque giorni dalla sentenza. Quando troverò una sistemazione, e non mi vedrai più, sarai contenta. Ora me ne vado. Per oggi Fuffy non morirà.’ Continua a leggere “Racconti: IN SILENZIO, di Tiziana Valori”

Racconti: LA SPERANZA (racconto breve) di Tiziana Valori

Racconti: LA SPERANZA (racconto breve) di Tiziana Valori

Tiziana Valori

LA SPERANZA (racconto breve)

L’inserzionista è in avanzato stato di gravidanza. L’addetto ha raccolto l’annuncio e glielo rilegge:

“ ‘Prossima ragazza madre, ventenne, carina, diplomata, servizievole, ben disposta a tutto per far felice un uomo piacente e benestante, cerca un papà per il nascituro.’

Scusi, ma lei spera sul serio di ricevere delle risposte a questo?

“E certo” risponde quella da dietro il pancione; sennò che? Mi metto a perdere tempo?”

“…E soldi. Guardi” insiste l’impiegato, “io glielo spedisco. Qui passa davvero di tutto; le potrei raccontare… Mah, lasciamo perdere. Però, amichevolmente eh, questo mi sembra di poche speranze.”

“E che, non lo so?” sbotta la gestante e le viene quasi da piangere. “Si dice continuamente che anche la mamma dei cretini è sempre incinta. Non può proprio essere che un fesso legga e si convinca?”

“Ma lei lo vuole pure bello e ricco.” Continua a leggere “Racconti: LA SPERANZA (racconto breve) di Tiziana Valori”

Racconti. LO STRIZZACERVELLI, di Tiziana Valori

Racconti. LO STRIZZACERVELLI, di Tiziana Valori

LO STRIZZACERVELLI (racconto breve)

Il dottor Ravetti era in visita ispettiva alla Casa Santa Vittoria.

Tutto il personale medico e infermieristico si era messo in allerta per figurare, al meglio, disponibile e solerte.

Fra i tanti pazienti che avevano richiamato l’attenzione dell’illustre visitatore c’era uno che oscillava ininterrottamente col busto sulla sedia pronunciando a ritmo ‘io credo, non credo, io credo, non credo…’

“Non è migliorato, vedo, dalla mia ultima visita” fece Ravetti rivolto al direttore della clinica.

“Lei scherza, dottore. È peggiorato e di molto.

Ed è una pena vedere come un brillante psichiatra sia rimasto vittima così pesantemente delle stesse malattie mentali che curava.

E, dottore, oltre ai sintomi che manifesta ora, presenta anche quelli della schizofrenia ossessiva o, all’opposto, della catatonia, e altri ancora. Dipende da come si sveglia al mattino e forse da cosa ha sognato. Dal punto di vista diagnostico è il soggetto più interessante del nostro nosocomio.”

L’ispettore, con la fronte molto corrugata, espresse l’idea che forse era stato il contatto coi malati, come fossero contagiosi, a renderlo così.

Il direttore non commentò ma, quando gli fu possibile, introdusse una mano sotto il camice.

Tiziana Valori

Racconti: IL RIENTRO, di Tiziana Valori

Racconti: IL RIENTRO, di Tiziana Valori

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IL RIENTRO (racconto breve)

È del tutto imprevisto il mio ritorno a casa ed è colpa mia se subisco tutta la sorpresa che il mio amato consorte, senza volerlo, mi aveva preparato.
Guidata da caratteristici rumori mi affaccio alla nostra camera e lo vedo nudo e stravolto a sovrastare una che gli sta sotto.
Si interrompe e mi rivolge uno sguardo bovino. Poi, inviperito:
“Ma che modi sono? Non sei più andata a Roma? E una telefonata no, eh?”
Io articolo un:
“Tesoro, ma perché?”
“E sì, cara” farfuglia. “E perché no? Ho mai fatto mancare niente a te o al pupo?
Un minimo di spazio proprio non mi tocca? Ti vengo appresso appresso io a controllarti?”
Sosta. Riprende fiato e poi:
“Hai fatto proprio una cosa brutta, sappi, e non so se questa te la perdonerò facilmente.
Ora che hai guardato attentamente, ti sarai accorta che sono occupato. Fammi il piacere di alzare i tacchi e lasciarci in pace!”
Mi ritiro ed esco di casa avvilita e piena di vergogna per quella mia improvvida intrusione.

Tiziana Valori

Momenti di poesie. L’ INSUFFICIENZA , di Tiziana Valori

Momenti di poesie. L’ INSUFFICIENZA , di Tiziana Valori

L’ INSUFFICIENZA

Ero davvero presa e lui sembrava
davvero ammodo e poi baciava bene,
per non parlar dell’altro. Ero eccitata
e avrebbe fatto molto facilmente
quello che tutti voglion dalle donne.
Ma all’improvviso vuol parlar del seno:
“Se mi consenti, cara, d’essere franco,
la mia attrazione cresce in parallelo
a com’è il petto e il tuo è pochino e casca.
La plastica ci vuole. E, dopo, chiama.”

Appena detto ciò mi pianta in asso
col mio morale, e il resto, molto in basso.

Tiziana Valori

Racconti: SENTI CHI PARLA, di Tiziana Valori

Racconti: SENTI CHI PARLA, di Tiziana Valori

SENTI CHI PARLA (racconto breve)

“L’arroganza dei signori va combattuta e vinta, compagni!” e Michail Zemaev arringa la piccola comunità di contadini come lui. “Io dico che hanno finito di comandare! Le loro prepotenze sono finite, gente!”
Michail si scalmana copiando pari pari nel suo villaggio i gesti veementi e accalorati di un bolscevico, uno della cricca di Lenin. Lo ha visto presso il mercato di Pietrogrado mentre teneva il suo comizio contro il governo provvisorio di Kerenski.

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Alcune mani si alzano ma Zemaev non le prende in considerazione e continua a colpire l’aria coi pugni:
“Compagni, quei tipi, con la loro puzza al naso e con tutte le arie che si danno vanno appesi per il collo!
No, zitto tu, Aleksei! Lo so che ami la pace e la tranquillità. Ma attento a te perché siamo capaci di appendere chiunque, capito?
I padroni si sono arrogati per secoli il potere di fare di noi ciò che volevano e questo non dobbiamo permetterlo più! È vero, compagni?”
In prima fila Vasili continua a chiedere la parola, del tutto ignorato dall’oratore che prosegue imperterrito:
“Dobbiamo estirpare questa brutta razza che ci ha calpestato sempre con superbia e arroganza e chi non è d’accordo si faccia avanti e lo dica apertamente.”
Almeno una decina di mani si alzano senza riuscire a ottenere la parola.
“Bravi voi, tutti d’accordo” continua quello lanciato verso un luminoso avvenire da rivoluzionario. “Ora mi seguirete e daremo qualche bastonata a chi la merita … agli arroganti, va bene?”
Finalmente Vasili, quello davanti, riesce a dire la sua approfittando di un attimo di stanchezza e di pausa di Zemaev:
“Mika, non te la prendere, ma devo proprio dirtelo. Tu mi sembri un po’ arrogante.”

Tiziana Valori

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Momenti di poesia. CULLARSI, di Tiziana Valori

Momenti di poesia. CULLARSI, di Tiziana Valori

CULLARSI

Mi tiene fra le braccia tutta notte
ed io, sazia di
baci, addormentata,
mi sento come in culla. Ed al risveglio
ringrazio il mio compagno col sorriso

celando dietro quello un po’ di scorno.
Sorrido intanto allegra al nuovo giorno.

Tiziana Valori

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Racconti: IL LAVORO, di Tiziana Valori

Racconti: IL LAVORO, di Tiziana Valori

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IL LAVORO (racconto breve)

Quanta fatica devo fare per tirare avanti, signori miei, voi non potete neanche immaginarla.”
I rappresentanti delle maestranze, operai e impiegati, oltre ai due sindacalisti, ascoltavano il padrone che aveva rinunciato alla poltrona per mettersi anche lui davanti all’enorme scrivania. Passeggiando fra di loro nervosamente, perorava la sua causa.
“Avete idea degli argomenti validi che bisogna usare con le banche per ottenere dei finanziamenti significativi?
Eh, no. Non ditemi che dovrei usare i capitali miei. Lo sapete che le industrie sono imprese che possono andar bene ma anche male. Oh, bene!
E con i fornitori? Sapete gli studi che occorrono per reperire sul mercato le migliori condizioni? E quant’accortezza e attenzione servono per non acquistare prodotti inutili o sbagliati?

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Momenti di poesia. UN GIORNO, di Tiziana Valori

Momenti di poesia. UN GIORNO, di Tiziana Valori

UN GIORNO

Un tappo di spumante mi ricorda
un tal festeggiamento e c’è una data,
il giorno stesso in cui mi son legata
e un tale avvenimento non si scorda.

Con le ginocchia alquanto tremolanti
ci demmo un bacio lì in presenza
d’amici e di parenti. In confidenza,
di baci, poi, da allor ne ho avuti tanti.

Tiziana Valori

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UN AFFETTO, di Tiziana Valori

UN AFFETTO, di Tiziana Valori

UN AFFETTO

Guardarti e basta, amore.
E come credi che mi senta? Mi sembra di stare anch’io in prigione.
Cerca di capirmi e di amarmi ancora più di quando eravamo liberi e felici.
Tu in una cella hai un compagno e, da come ti conosco, pochissimo propenso a una vita casta e morigerata, ve la spassate senza che nessuno vi rompa … l’incantesimo. Io, da quando sei dentro, ho sempre vissuto da sola e la solitudine mi pesa più di una detenzione. Vedi quindi che ci ho rimesso più io di te per quella beneamata truffa, di cui vuoi continuare a considerarmi l’ideatrice.
Pensa che mi sento tanto avvilita da aver rinunciato anche a farti visita. Io solo a guardarti da dietro un vetro senza, non dico un bacio, ma nemmeno poterti toccare, mi avvilisco anche di più. E mettiamo anche il viaggione che devo fare con nemmeno una piccola stretta per remunerarmi.
Quindi, con questa mia raccomandata ti restituisco l’unica libertà che posso, sciogliendo il vincolo matrimoniale e avviando le pratiche. Lo so che questo non ti rende libero a pieno, ma è pur qualcosa, no? Quindi sii contento.
Tua, purtroppo non per sempre Titina
P.S. Sii gentile. Quando sarai fuori, e per caso ci incontriamo, fa finta di non conoscermi. Cerca di essere comprensivo, dato che ti amo sempre tanto, e ciao.

Tiziana Valori

L’ INDULGENZA, di Tiziana Valori

L’ INDULGENZA, di Tiziana Valori

L’ INDULGENZA

“Riprovare! Bocciare senza pietà chi non merita la promozione, egregi colleghi!”
Il professor Mattei era nettamente in minoranza nel Collegio d’Esame ma, ciononostante, cercava di portare avanti il vessillo dell’intransigenza, favorendo ad oltranza unicamente il merito.
Il preside aspettò che si quietasse il brusio delle proteste e invitò il Mattei a delucidare meglio le sue ragioni.
“Signori” riprese quello, “ la scuola deve formare la personalità e la mentalità di tutti gli allievi, anche di quelli che non si impegnano nell’apprendimento. Se l’allievo, nell’anno scolastico corrente, non viene formato secondo le previsioni, non gli si deve permettere di accedere alla classe successiva. Deve essere costretto a studiare ancora per acquisire la preparazione occorrente e la formazione che gli manca.
Se venisse promosso in tali condizioni mancheremmo al nostro compito e dovere considerando abile chi invece è incapace, erudito chi è ignorante. Continua a leggere “L’ INDULGENZA, di Tiziana Valori”