Una canzone medio-allegra, di V.R.

Una canzone

di V.R.

Ho amato un uomo
e questo uomo mi ha lasciata.
Trallallero trallallá
Poi però è ritornato
e allora l’ho ignorato.
Trallallero trallallá.
Poi c’ho ripensato,
l’ho ripescato e lui mi ha evitato.
Trallallero trallallá.
Poi c’ha ripensato,
ha preso un treno ed è venuto.
Trallallero trallallá.
Allora l’ho fatto entrare,
mangiare e ubriacare.
Trallallerò trallallá.
E con l’alcol mi ha detto tanto cose:
che mi ama, che mi pensa, ma che in realtà è sposato.
Trallallero trallallá.
E con l’alcol gli ho detto tante cose:
che lo amo, che lo penso e che non mi sono accorta che
Trallallero trallallá
Forse avevo esagerato con la dose di arsenico nel suo vin brûlé.

Tanto che dal divano non si svegliò più.
Tanto che dal divano non si svegliò più.

Trallallero Trallallá

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Servirebbe un giardino, di V.R.

Servirebbedi V.R.

Fisso la candela.
La fiamma sembra un pino infuocato, la cui punta vuole toccare il cielo.
Tutta la stanza odora di vaniglia mista al legno bruciato del camino.
Il riflesso danzante della candela si riflette sulle finestre: è un’allegra compagnia in questa notte di dicembre.
Mi ritrovo a scrivere su questa vecchia agenda una nuova storia, mentre una coperta di lana mi abbraccia.
Questa volta non sono io sola a immaginare il racconto, ma è la candela sul tavolinetto accanto a me, ad aiutarmi.
Fuori, le luci natalizie si confondono tra la neve. Un altro inverno, qui, nello Hampshire.

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Infinitamente amanti, di V.R.

di V.R.

Ed ecco i due amanti: Giorno e Notte,
e la loro l’esistenza è un perpetuo rincorrersi.
Quando l’uno rincorre l’altra
o l’altro tende il braccio all’una.

Ed ecco i due amori: Notte e Giorno,
la cui corsa li porta a sfiorarsi a malapena,
lì,
sulla punta delle dita della mano.
E lo fanno al buongiorno durante l’alba
e alla buonanotte, arrivati al tramonto.

Ed ecco i due esseri separati e inseparabili: Giorno e Notte
che si congedano ogni dì,
quasi allo stesso intervallo di ore,
quasi allo stesso intervallo di minuti,
nel loro tango che altera i secondi.

E allora si rincorrono,
si prendono,
si perdono
per toccarsi solo fugacemente in un circolo infinito.

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Come cambia il vento, di V.R.

Come cambia il vento, di V.R.

Come cambia il vento,
così le persone.
Come un giorno è scirocco,
mentre l’altro è tramontana.
Ed in quel cambio repentino e notturno,
non sai mai se il giorno dopo ti aspetta il sole
o devi munirti di ombrello.
E così,
lo ripeto,
è anche la gente.
Ed anche per loro il giorno dopo funziona allo stesso modo;
che non sai se dire ciao,
rivolgendo un sorriso che illumina tutto
oppure arrivederci,
voltando le spalle tanto rapidamente per non farti bagnare dalla pioggia.

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Il compromesso, una poesia di V.R.

Il compromesso

di V.R.

Il compromesso è questo:
fammi ridere, ridere tanto;
leggimi poesie;
portami a vedere il mare.
Procurami una tela su cui dipingere
e dipingi accanto a me.
O se non vuoi: leggi, scrivi, suona,
purché io possa sentire che tu ci sia.
E quando poi la vita ci porterà ai lati opposti di questa strada,
ricordati e ricordami di chi siamo stati
e ad ogni notte che viene,
seppur soltanto col pensiero,
torna da me.
Soltanto dopo che tutto questo sarà accaduto,
io finalmente ti dirò che sono tua:
anche se, in realtà, già da sempre lo fui;
da ancor prima di vedere il tuo sorriso
sotto il tramonto del cielo di maggio.

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Il regalo, una poesia di V.R.

Il regalo

Il regalo, di V.R.

Prima di andarmene, ti ho salutato a mio modo:
ti ho fatto un regalo e l’ho lasciato sulla riva del mare.
Erano parole, linee e frasi di una lettera appena scritta;
erano pensieri, preghiere e sospiri di un cuore ferito.
Prima di andarmene ti ho composto una canzone:
diceva tanto sull’amore e sui tuoi occhi scuri.
Adesso tutto quell’inchiostro è lontano dagli scogli;
adesso la mia promessa sembra farsi bugia.
Così dopo essermene andata,
ti ho lasciato senza niente, penserai:
la carta bagnata ha reso invisibili le parole
che mai giungeranno alla tua vista.

Eppure chiudi gli occhi e
e ascolta, mentre guardi il mare;
perché il mio regalo è qualcosa di speciale
che non serve toccare.

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Alla fine del viaggio, di V.R.

Alla fine

di V.R.

Alla fine del viaggio continuavo a chiedermi cosa mi avesse dato la forza di intraprenderlo.
Mi sono sempre vista come un’anonima ragazza della periferia del nord della Francia, senza il minimo briciolo di coraggio per affrontare il mondo da sola.
Alla fine del viaggio, quando la mia nuova e breve vita fatta di altre lingue, altre culture e altri luoghi si rimpiccioliva dietro alle mie spalle, e io vedevo sbiadire i loro colori e le forme come in un sogno giunto alla conclusione, ecco che ripensavo a tutte quelle montagne alte e ripide che sorprendentemente ho superato per arrivare a quel punto che coincideva con la fine. La partenza, il distacco, il lavoro duro, la solitudine, la lontananza, te e altre braccia, questi erano i nomi di quelle vette.

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Diario ’21, di V.R.

Diario

di V.R.

3 Marzo 1921

Oggi è l’ultimo giorno del mio incarico, in questo paese lontano anni luce da casa mia.
Sono passati anni da quell’arrivo burrascoso: è passata tanta rabbia e tante lacrime da sotto i ponti del suo fiume. Di tanto in tanto si vedeva una ragazza incappucciata e coperta da capo a piedi che calpestava la neve, senza nemmeno vederla. In quei giorni c’era tanta malinconia e solitudine.

Poi, però, è così che funziona e cioè che i giorni cambiano in mesi e in anni. La solitudine venne sostituita dalle conoscenze e le conoscenze dalle amicizie. Le strade di quella città si riempirono di facce incuriosite e qui e lì anche di qualche sorriso. A Natale spuntarono le prime decorazioni affisse da un capo all’altro delle stradine adesso colorate, e cominciarono a sentirsi le prime canzoni intonate dai bambini.

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Per vincere, di V.R.

per vincere

di V.R.

Se nella distanza crederai,
troveremo la forza per costruire ponti e strade
sulle sabbie mobili e in mezzo al mare.
Se nella distanza mi vorrai,
io sarò gli occhi e tu le mani
per ravvivare i nostri giorni di tutti i colori
che fino ad oggi sono rimasti sbiaditi.
E se la distanza percorrerai,
colmando strade e ricoprendo chilometri,
allora avremo ore e ore di coperte e di abbracci davanti ad un camino
in una stanza tutta per noi, ad aspettarci.
E se, infine, nel nostro amore crederai:
non serviranno molte parole per dirlo:
perché semplicemente,
avremo vinto.

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La felicità dentro la credenza, di V.R.

La felicità

di V.R.

È un poco come quando hai finito di pranzare, ma il tuo corpo che ha le orecchie della necessità e non gli occhi della razionalità, non lo sa che tu hai finito di mangiare.
Quindi, praticamente, sì, tu, in realtà, hai finito di mangiare, ma la tua gola e la tua pancia stanno aspettando, non lo so, una seconda porzione di pasta, una crostata, la carne gratinata, le melanzane alla parmigiana della nonna -perché il tuo corpo che ne sa che la nonna non c’è più , ingenuamente e magicamente sempre potrà sperare di mangiarle-.
E mentre il tuo corpo, come un bambino di tre anni a cui si dice “si domani te lo compro” e allora lui si quieta e aspetta l’indomani contando i minuti che in realtà non sa contare, ecco che il tuo corpo fa lo stesso. Ti suggerisce che ha fame, ma rimane lì, docile, confidando nel suo padrone.

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Il regalo, di V.R.

Il regalo

di V.R.

Prima di andarmene, ti ho salutato a mio modo:
ti ho fatto un regalo e l’ho lasciato sulla riva del mare.
Erano parole, linee e frasi di una lettera appena scritta;
erano pensieri, preghiere e sospiri di un cuore ferito.
Prima di andarmene ti ho composto una canzone:
diceva tanto sull’amore e sui tuoi occhi scuri.
Adesso tutto quell’inchiostro è lontano dagli scogli;
adesso la mia promessa sembra farsi bugia.
Così dopo essermene andata,
ti ho lasciato senza niente, penserai:
la carta bagnata ha reso invisibili le parole
che mai ti giungeranno alla vista.

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Perché dovrei?, di V.R.

Perchè

di V.R.

Che ci faccio ad amarti?
Che me ne faccio di averti sempre tra i piedi, leggere il tuo nome nei messaggi e vedere il tuo sorriso la mattina?
A che mi serve vedere in giro per casa la tua roba, aspettarti per cena, avere la curiosità di chiederti com’è andata la giornata e magari pure raccontarti della mia?
Sarei pazza a pretendere poi di stare insieme, ma insieme davvero: chiamala ‘convivenza estrema’, chiamalo matrimonio, chiamalo come ti pare! Ma che me ne dovrei fare di te che per legge dovresti stare con me in salute e malattia?

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La bellezza dei paragoni banali profumati di serietà, di V.R.

la bellezza

di V.R.

Sei innamorata quando: è bello mentre sorride, è bello mentre è serio. È bello mentre mastica, mentre dorme, mentre riflette- o meglio tu credi che stia riflettendo, ma in realtà è solo imbambolato- ed è bello così. È bello pure mentre ce l’ha con te e ha gli occhi di fuoco. E tu pensi: “ma perché perdere tempo con ste liti, quando ti salterei addosso?”.
È bello anche mentre starnutisce.
È bello anche mentre inciampa, fa una giravolta, sbatte contro un palo e cade.

E così è anche con la Nutella, che non solo è bella quando è dentro il barattolo, ma anche quando è spalmata sul pane, dentro una torta o sulla pizza. Ma signori, in più è anche buona. Buona quando la si assaggia da un cornetto appena sfornato. Buona quando ritrovi quel pezzo di torta datato il tuo undicesimo compleanno, ancora sul tavolo della cucina; buona anche quando la torta è finita, ma comincia la missione e allora devi pulire il piatto da ogni impercettibile residuo rimasto. Continua a leggere “La bellezza dei paragoni banali profumati di serietà, di V.R.”

Servirebbe un giardino, di V.R.

Servirebbe

di V.R.

Fisso la candela.
La fiamma sembra un pino infuocato, la cui punta vuole toccare il cielo.
Tutta la stanza odora di vaniglia mista al legno bruciato del camino.
Il riflesso danzante della fiammella riverbera sulle finestre: è un’allegra compagnia in questa notte di dicembre.
Mi ritrovo a scrivere nella solita e vecchia agenda una nuova storia, mentre una coperta di lana mi abbraccia.
Questa volta non sono io sola a immaginare il racconto, ma è la candela sul tavolinetto accanto a me, a suggerirmelo.
Fuori, le luci natalizie si confondono tra la neve. Un altro inverno, qui, nello Hampshire.
Continua a leggere “Servirebbe un giardino, di V.R.”

La lettera, di V.R.

La lettera

di V.R.

Ed è rimasta questa lettera a nascondere gelosamente tante piccole poesie scritte a mano. Non la vedrà nessuno, non le leggerà nessuno, almeno finché le sue parole continueranno a gridare da dentro. Rimarrà conservata e così dimenticata tra i fogli di un diario scritto male.
Ma un giorno, chissà quando, qualcuno aprirà quel diario e si sorprenderà nel trovarla. E seppure non compaiano nè nomi e nè indirizzi, sarà chiaro a quel fortuito trovatore, a chi era rivolta.
Eppure, in cuor mio, pur senza sapere come nè quando, sono certa che quella lettera prima o poi arriverà al suo vecchio destinatario, perché nonostante i suoi tempi, il destino sa quando un incontro è scritto tra le sue pagine; pagine simili a quei fogli ormai ingialliti dagli anni e forse pure un poco sbiaditi, ma sicuramente mai cancellati da niente e nessuno.

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