VIAGGIARE COL GATTO, di Silvia De Angelis

viaggiare col gatto

Quando non vogliamo lasciare a “chicchessia” il nostro gatto, prima della partenza per una vacanza, ci organizziamo in modo intelligente per portare con noi il nostro amato quadrupede.

Il gatto è un animale abitudinario e, spesso non ama viaggiare.

Enigmatico, irascibile, poco socievole, e molto imprevedibile il gatto riserva degli imprevisti durante gli spostamenti. Naturalmente è buona regola effettuare una visita generale dal veterinario, prima della partenza col nostro piccolo amico, tenendo presente che spesso occorrono delle vaccinazioni aggiuntive (antirabbica) e trattamenti antiparassitari.

E’ bene che il gatto si abitui lentamente a stare in una gabbietta, in modo che durante ilviaggio in auto, in treno o in aereo, non debba soffrire per la situazione d’emergenza.

Si consiglia l’uso di zenzero(estratto secco) che ha una buona azione protettiva sull’apparato gastroenterico dell’animale.

Buona regola è preparare, prima della partenza, una borsa che possa contenere il cibo e l’acqua. Sarebbe anche consigliabile applicare al micio un collarino con i numeri di telefono e i dati del proprietario : con i gatti, talvolta, sono possibili eventuali fughe.

Qualsiasi mezzo si scelga (treno o aereo) il gatto dovrà essere obbligatoriamente dotato di biglietto, come il suo padrone. Per viaggiare all’estero il quattrozampe ha bisogno del suo passaporto, rilasciato dai servizi veterinari dell’Azienda Sanitaria locale.

Viaggiare è una fatica (Carlo Mauri dixit)

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“Viaggiare è una cultura, una fatica, un mestiere e non un’evasione, una vacanza, ma una invasione di un’altra conoscenza […] Sta in me, ora, spostarmi, mutare terreno e andare a cibarmi altrove.”

Ha ragione, il grande alpinista ed esploratore lecchese. Viaggiare diventa un piacere solo dopo che si è affrontata la sua “fatica” – la fatica del dover necessariamente conoscere, intesa come la responsabilità di entrare veramente a fondo (Mauri usa “invasione” da in-vàdere, “andare dentro”) in un luogo, nella sua essenza, nella sua cultura e nella conoscenza che da ciò scaturisce, anche per poter dire di stare viaggiando sul serio. Duri poi un giorno, una settimana o anni interi, il compimento del viaggiare deve avere la stessa valenza del fare un mestiere grazie al quale si vive: e poche altre cose come la conoscenza – nel senso più pieno del termine – derivante dal viaggio possono rendere una vita veramente viva.

https://lucarota.com/2018/02/13/viaggiare-e-una-fatica-carlo-mauri-dixit/