UN CICERONE NAPOLETANO, di vittoriano borrelli

UN CICERONE NAPOLETANO, di vittoriano borrelli

Metti una studentessa universitaria che decide di realizzare una tesi su Luciano De Crescenzo. Metti lo scrittore partenopeo che si offre di accompagnare la giovane laureanda nei luoghi in cui ha vissuto. Il risultato è un viaggio nella terra del sole come lo fu per Dante nella Divina commedia. 

Il paragone forse è eccessivo ma ha dalla sua il sapore della reminiscenza, la riscoperta di quel passato che ci ha visto crescere, patire e gioire in tutti gli aspetti emozionali della nostra vita. Perché noi siamo ciò che siamo stati. 

UN CICERONE NAPOLETANO.jpg

Si potrebbe racchiudere così il senso del libro di De Crescenzo pubblicato nel 2014, “Ti porterà fortuna” con il sottotitolo “Guida insolita di Napoli”. L’inferno e il Purgatorio, per riprendere l’opera di Dante, altro non sono che quelle turbolenze giovanili del celebre scrittore-filosofo riemerse nell’itinerario dei ricordi. In verità c’è un passaggio del libro che ricorda proprio la Divina Commedia: quando l’autore e la studentessa Carla si ritrovano nel Cimitero delle Fontanelle, per i napoletani “O campusant’ d’e Funtanelle”, situato in alcune grotte tra i rioni Sanità e Vergine. Una specie di ossario comune davanti al quale un tempo si pregava affinché coloro che vi erano sepolti potessero veder ridotto il tempo da trascorrere in Purgatorio. Qui il Cicerone-De Crescenzo commenta: “Piuttosto che passare l’eternità a bruciare tra le fiamme dell’Inferno o in compagnia di un qualche santo in Paradiso intento a raccontarmi in ogni singolo dettaglio il proprio martirio, di sicuro preferirei trascorrere il più tempo possibile in Purgatorio.”  Continua a leggere “UN CICERONE NAPOLETANO, di vittoriano borrelli”

LE MANI SU DI ME, di vittoriano borrelli

LE MANI SU DI ME, di vittoriano borrelli

Faccio la vita da quando … è passato così tanto tempo che non ricordo più da quando ho iniziato a battere il marciapiede. Necessità? Senso di colpa? Piacere di farmi del male? Forse saranno state tutte queste cose messe insieme o forse nessuna perché certe scelte sono così forti e innaturali che non c’è mai una ragione per giustificarle. 

MANI FINALE

Mi chiamo Generosa, nome che mia madre mi donò come simbolo della sua battaglia sociale a favore dei poveri e dei derelitti. Faceva parte di un’associazione di volontariato dedita agli emarginati, ai disadattati e sventurati del pianeta, sempre presa ad organizzare campagne e iniziative in difesa dei diritti civili. L’ho delusa, come ho deluso tante altre persone che hanno scommesso su di me. 

Se non ricordo gli anni che avevo quando tutto è iniziato, ho invece ben presente le circostanze che mi hanno indotto ad imboccare quella che per i benpensanti è la strada della maledizione e della perdizione eterna. Non parlo della ragione principale, la si capirà dal mio racconto, ma di un aspetto particolare che fa da cornice a questo “lavoro”: il fuoco. 

Bambina passavo ore intere seduta sulle ginocchia di mio padre a guardare il camino di casa mia. Ero affascinata dalle fiamme che si sprigionavano dai ceppi rosolati, ampie e folgoranti che m’inondavano di calore e di vitalità. Quasi mi commuovevo nell’assistere a quello spettacolo luminoso fatto di scintille intermittenti che si perdevano e si rigeneravano nell’aria. Mi piaceva udire lo scoppiettio della legna bruciata che scandiva lo scorrere del tempo dei miei inverni di città.  Continua a leggere “LE MANI SU DI ME, di vittoriano borrelli”

TECHETECHETÉ, di vittoriano borrelli

TECHETECHETÉ, di vittoriano borrelli

È inutile nascondercelo: siamo più proiettati al passato che al futuro. Ci piace vivere di ricordi, essere nostalgici di un tempo che pensiamo sia stato bello anche se l’abbiamo vissuto con turbolenza e con qualche dispiacere. Una sorta di autodifesa che ci spinge a selezionare soltanto i momenti più belli della nostra vita.

TECHETECHETE

Ecco perché programmi televisivi come il Techetechetè, ma ancor prima come Ieri e Oggi, hanno un successo straordinario ed attirano una platea di proseliti sempre più folta ed appassionata. Il bianco e nero prevale sul colore, le sfumature di grigio su quelle sgargianti di un bel panorama in… diretta.

Quando sfogliamo un album di fotografie lo facciamo quasi sempre col sorriso sulle labbra o con una punta di commozione nel rivedere immagini e persone che non ci sono più ma che sono state a noi care e che ci teniamo a custodirle con cura.

Si stava meglio quando si stava peggio”, recita un vecchio proverbio, un adagio iterativo che svela il senso (o il mistero) della vita: le cose belle sono a portata di mano, davanti ai nostri occhi ma le apprezzeremo e ce le ricorderemo solo tra qualche tempo.  Continua a leggere “TECHETECHETÉ, di vittoriano borrelli”

E LA CHIAMANO ESTATE, di vittoriano borrelli

E LA CHIAMANO ESTATE, di vittoriano borrelli

Dopo un maggio “novembrino”, finalmente l’estate è arrivata in quel di giugno con tanto sole e caldo in ogni parte della penisola. Fuori dagli armadi gli abiti più leggeri e colorati, con qualche ricambio per stare al passo con la moda, e via a sfrecciare all’aria aperta, al mare o in montagna o a inzupparsi di sudore nelle ore vuote di città.

E LA CHIAMANO ESTATE

Con l’estate la spensieratezza è quasi d’obbligo, e con essa le canzoni che si ascoltano alla radio, nelle piazze, nelle sagre di paese, nelle balere, in ogni dove. Ci si chiede quale sarà la colonna sonora di quest’estate, quella che ci accompagnerà fino al prossimo autunno quando, con le foglie, cadranno anche le ultime illusioni rubate in riva al mare.

La produzione musicale del momento non ci aiuta molto nella scelta dei brani che saranno più ascoltati e ricordati. Un tempo c’erano manifestazioni canore come Il cantagiro, o Il disco per l’estate, o ilFestivalbar del compianto Vittorio Salvetti che sfornavano canzoni che sono rimaste nella memoria e che hanno contrassegnato il ricordo di un amore o di un momento felice. Continua a leggere “E LA CHIAMANO ESTATE, di vittoriano borrelli”

L’ANAFFETTIVO, di vittoriano borrelli

L’ANAFFETTIVO, di vittoriano borrelli

Mi ami ma non sento alcun brivido sulla mia pelle. Anche se le funzioni organiche reagiscono perfettamente agli stimoli provocati dal movimento delle tue mani, niente si muove dentro di me. Potresti girarmi e rigirarmi come una trottola, stringermi fino a farmi mancare il respiro, provare a strapparmi il cuore come si fa con i lupi mannari. Sarebbe tutto inutile.

Anaffettivo

Non riusciresti a scombussolare quello che si nasconde sotto il manto epidermico perché ogni cosa al suo interno rimane intatta e refrattaria a qualsiasi impulso esterno. Come un bunker costruito apposta per difendersi dai bombardamenti o per parare i colpi lanciati da nemici che cercano di scardinare, senza riuscirci, la porta che conduce ai meandri della mia anima.

Da quando sono diventato così? Non ricordo esattamente il giorno, l’ora, il momento in cui ho smesso di emozionarmi. Probabilmente l’ho fatto da sempre che non ci faccio più caso. Sarò nato così, senza capo né coda, come un’oloturia che sguizza nel fondo marino avanzando o tornando indietro senza alcun orientamento.

O forse è stato per uno sguardo, quando i miei occhi hanno incrociato altri occhi che non avrei mai voluto incontrare. Un ricordo che avrò dimenticato o rimosso dalla mia mente che a volte dubito di averlo vissuto veramente. Come una violenza subita che si cerca di debellare pensando che sia capitata a qualcun altro. Continua a leggere “L’ANAFFETTIVO, di vittoriano borrelli”

LA SOLITUDINE DELLO STARE INSIEME, di vittoriano borrelli

LA SOLITUDINE DELLO STARE INSIEME, di vittoriano borrelli

Ci sono proverbi o aforismi che c’insegnano il senso della misura e della moderazione. Per Aristotele, ad esempio, “è bene, nella vita come ad un banchetto, non alzarsi né assetati né ubriachi.” Concetto ripreso qualche secolo dopo da Epitteto, secondo il quale “se si oltrepassano i limiti della moderazione, i più grandi piaceri cessano di esserlo.”

LA SOLITUDINE DELLO STARE INSIEME

Sono massime o consigli del buon padre di famiglia che dovrebbero essere sempre seguiti, soprattutto quando si tratta di scardinare cattive abitudini o comportamenti di mal costume.  Come ad esempio l’uso dei social che ormai sta dilagando a dismisura fino ad impadronirsi, in casi estremi, del nostro stesso stile di vita. Persino Papa Francesco è intervenuto recentemente ammonendo l’utilizzo distorto di questi strumenti che ci rendono “più social e meno sociali”.

La virtualizzazione  delle relazioni, sempre più spinta ai massimi sistemi,  pare essere la risposta ad un disagio e senso di inadeguatezza che si avverte nella realtà e nella fisicità dei rapporti. Le ultime storie di ordinaria follia cui abbiamo assistito negli ultimi tempi ne sono una spiacevole riprova: la Pamela Prati dello spettacolo e la sua manager Eliana Michelazzo ci hanno regalato uno spaccato di immaginario collettivo da far venire i brividi anche al più collaudato autore del genere horror, Stephen King. Continua a leggere “LA SOLITUDINE DELLO STARE INSIEME, di vittoriano borrelli”

PADRE, di vittoriano borrelli

PADRE, di vittoriano borrelli

PADRE

Padre quanto sfogo c’è nel tuo bicchiere

non ti basterà nemmeno per un mese

E ti dai la colpa per un’altra ruga

che ha imprigionato ancora la tua fuga

 

Stai rischiando non guardare gli occhi scuri

del passato che c’è in te

Tu non hai uno specchio

non fai neanche un gesto

per conciliarti almeno con te stesso

 

Padre non ammazzare i figli tuoi

Sono giovani ragazzi al mondo troppo soli

 

Padre quale donna hai desiderato?

Forse da ragazzo il sogno ti ha sfiorato

Padre non odiare quello che hai previsto

ci son tanti occhi che non hanno visto

 

luce nel tuo viso stanco e molto ambiguo

che non si è struccato mai

Non restar vicino all’ombra di nessuno

si riempie di tristezza il tuo digiuno

Continua a leggere “PADRE, di vittoriano borrelli”

A LETTO SENZA CENA, di vittoriano borrelli

A LETTO SENZA CENA, di vittoriano borrelli

67… 68… 69 … Non sono numeri da giocare al lotto.

72… 73… 74…  Non è la sequenza di un codice segreto.

81… 82… 83…  Non è la rievocazione degli anni ottanta.

A LETTO SENZA CENA

Che cosa sarà mai?

Se siete arrivati a questo punto della lettura sarete forse delusi di scoprire che si tratta di qualcosa di molto banale: la conta delle pecore, rimedio per antonomasia che si pratica quando non si riesce a dormire.

L’insonnia, si sa, è una gran brutta bestia. Secondo il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) oltre quattro milioni di italiani ne soffrono in maniera cronica ma è un dato destinato a crescere se si sommano i periodi più o meno lunghi di insonnia transitoria.

Le cause sono molteplici: stress, stile di vita disordinato, ansia o preoccupazioni mal gestite, un concentrato di fattori singoli o concomitanti che incidono non poco sulla qualità della nostra esistenza. Ma i rimedi a volte sono peggiori del male. Continua a leggere “A LETTO SENZA CENA, di vittoriano borrelli”

LA VITA STA ANDANDO VIA, di vittoriano borrelli

LA VITA STA ANDANDO VIA, di vittoriano borrelli

La vita sta andando via con il suo carrozzone pieno di cianfrusaglie e di cose vetuste che non servono più. Sta andando via come il giorno al tramonto, un fiore che appassisce dopo essersi nutrito di luce e di vento fino a divenire un sottile pezzo di carta tra le pagine di un diario che non leggi più.

LA VITA STA ANDANDO VIA

La vita sta andando via mentre si consuma alle tue spalle l’ultimo insulto di chi è rimasto indifferente ai tuoi dispiaceri, al tuo bisogno di cancellarli come si fa con una gomma sopra uno scarabocchio.

Sta andando via la vita che hai tanto amato e desiderato fino a immaginarla diversa, colorata, piena di sorprese, di abbracci mancati e di occasioni di riscatto dopo aver accumulato sul tuo cammino polveri di cenere e di delusione.

La vita sta andando via sul tuo viso struccato che si fa fatica ad indovinare l’antica giovinezza e il candore acerbo degli anni passati. Come una maschera che si leva per mostrare rughe incipienti, solchi oscuri  che si propagano sul manto epidermico incerto ed indefinito. Continua a leggere “LA VITA STA ANDANDO VIA, di vittoriano borrelli”

LA CERTEZZA DI AVERTI, di vittoriano borrelli

LA CERTEZZA DI AVERTI, di vittoriano borrelli

La certezza di averti è la paura di perderti, il saperti distante ma raggiungibile in qualsiasi momento mi procura sollievo e conforto. Quando tutto è scontato e banale, diventa poco importante, così che le persone e le cose non ci appartengono più. 

Il senso della vita è non pensare mai all’invariabilità delle reazioni e delle relazioni, perché tutto si evolve o s’involve a seconda di come orientiamo i nostri comportamenti. Non esiste la staticità dei sentimenti ma la loro dinamicità ed estrema mutevolezza. Si può amare di più o di meno ma mai allo stesso modo.

LA CERTEZZA DI AVERTI

Anche l’odio può aumentare o diminuire alla stregua dei buoni sentimenti, perché tra il bene e il male ci passa sempre un centimetro di differenza. Pianificare la propria vita affinché tutto vada sullo stesso binario è solo una sospensione, più o meno lunga, della vita stessa. È come trovarsi ad un incrocio e non decidere quale direzione prendere, così che si rimane sempre allo stesso punto senza crescere mai.

“Del doman non v’è certezza”, scriveva Lorenzo de’ Medici nella poesia Canzona di Bacco, scritta nel 1490 in occasione del carnevale. Esortazione a vivere il presente prima che la giovinezza svanisca ma anche un monito: cogliere l’attimo nel momento stesso in cui lo si vive senza pensare al passato o al futuro. Continua a leggere “LA CERTEZZA DI AVERTI, di vittoriano borrelli”

LA SECONDA VOLTA, di vittoriano borrelli

LA SECONDA VOLTA, di vittoriano borrelli

Ero così soddisfatto della mia prima volta che avevo deciso di riprovarci non appena se ne fosse presentata l’occasione. Avevo provato il classico brivido sulla schiena, uno scombussolamento totale dalla testa ai piedi che mi aveva reso per pochi interminabili minuti schiavo di un’emozione forte ed incontrollabile.

LA SECONDA VOLTA.jpg

A pensarci bene quella mia prima volta aveva avuto su di me un effetto quasi ipnotico, come se fossi stato rapito da una goduria intensa e dirompente da sperare che non finisse mai o, quanto meno, che durasse per il tempo necessario da tenerla in serbo nei momenti meno emozionanti della mia vita.

Paragonavo quell’esperienza al modo di alimentarsi degli scoiattoli, animali previdenti che in estate fanno scorta di cibo per l’inverno. Insomma, ero così inebriato dalla mia prima volta che pensavo potesse bastare nei periodi di carestia in cui ci sarebbe stato poco o niente da procacciare.    

Ora vi chiederete che cosa mi sarà capitato per essere così su di giri. Per darvi un indizio, immaginate di trovarvi in un castello incantato popolato da dame, servitori, giullari e musicanti. Un corteo di gente dal quale voi, nelle vesti di un re o di un principe, siete serviti e riveriti come un prete sull’altare. Continua a leggere “LA SECONDA VOLTA, di vittoriano borrelli”

L’ATTENZIONE, di vittoriano borrelli

L’ATTENZIONE, di vittoriano borrelli

Quando la realtà non piace perché abietta e reietta diventa qualcosa di inautentico da affrontare con disattenzione. È quello che succede a Francesco, protagonista de “L’attenzione”, romanzo di Alberto Moravia pubblicato nel 1965 e prodotto in un film vent’anni dopo con Stefania e Amanda Sandrelli.

L'ATTENZIONE.jpg

Scrittore alla ricerca di se stesso, Francesco si propone di scrivere un romanzo ricavandolo da un diario personale sul quale annota le vicende della sua vita familiare allo scopo di trasferire l’inautenticità, ovvero la piattezza del vivere quotidiano, nell’autenticità del dramma ideologico di cui solo un romanziere è in grado di rappresentare.

Figlio di una famiglia borghese e corrotta, e come tale inautentica, Francesco s’innamora di una donna del popolo, Cora, fino a sposarla e accoglierla in casa con la figliastra Gabriella, detta Baba, avuta da una precedente relazione con un militare durante la seconda guerra mondiale:

Ora, per contrasto con questa inautenticità, si era formato in me, con la lentezza ma anche con la naturalezza del processo che porta alla nascita, dentro l’ostrica del nucleo della perla, si era formato, dico, il mito del popolo come solo depositario di tutto ciò che vi era di autentico al mondo. Si era nel 1947; questo mito aveva ricevuto una conferma dal fascismo e dalla guerra, due catastrofi, a ben guardare, dell’inautenticità. Così si spiega come, al mio primo incontro con Cora, io mi innamorai. ” Continua a leggere “L’ATTENZIONE, di vittoriano borrelli”

ZUCCHERO AMARO, di vittoriano borrelli

ZUCCHERO AMARO, di vittoriano borrelli

Giro e rigiro il cucchiaino nel cappuccino quasi a voler prolungare un istante che non so bene se sia di sollazzo o di ostinata agonia. La schiuma trasborda intorno alla tazza come le onde del mare sulla scogliera; in questa distesa di liquido colorato sento di immergermi con il capo chino e pensieroso.

ZUCCHERO AMARO.jpg

La barista giocherella con il suo smartphone aspettando che arrivi un altro avventore da servire. E’ magra da far paura ma dotata di una forza mascolina che non disdegna di mostrare quando impugna il portafiltro e lo sistema in un colpo solo sotto la coppa della macchina da caffè. Dove troverà tutta questa energia alle sette e trenta del mattino? Che sia forse un monito a noi poveracci che ci muoviamo come zombi alle prime luci dell’alba?

Accanto a me una coppia di anziani commenta le notizie di un quotidiano piegato a metà sul bancone, e più in là, in disparte, un giovane studente con lo zaino sulle spalle beve tutto d’un fiato il succo d’arancia prima di scappare fuori a prendere l’autobus.

Intanto continuo a girare il cucchiaino nella tazza con le pupille che seguono questo movimento circolare che quasi mi procura un effetto ipnotico. Se non la smetto finirò sul serio con la faccia nella schiuma del latte e mi addormenterò come un ubriaco dopo l’ennesimo quartino. Continua a leggere “ZUCCHERO AMARO, di vittoriano borrelli”

PRIMA DI FIRMARE, PENSA!, di vittoriano borrelli (libri – scrittori)

PRIMA DI FIRMARE, PENSA!, di vittoriano borrelli

La pubblicazione di un libro può essere un sogno che si avvera ma può anche trasformarsi in un vero e proprio incubo. In questo articolo vi spiego gli errori da non commettere per evitare di trovarsi, nel bel mezzo di una festa annunciata, con un pugno di mosche tra le mani.

PRIMA DI FIRMARE PENSA.png

Dopo aver scritto il vostro manoscritto, se pensate di rivolgervi ad una casa editrice, è bene prestare la massima attenzione a tutte le clausole contrattuali che vi vengono sottoposte. Sappiate che con la sottoscrizione del contratto trasferite a terzi (in questo caso all’editore) per un certo periodo di tempo, il diritto di utilizzazione dell’opera che in molti casi non consiste semplicemente nella stampa e distribuzione, ma anche nel diritto della traduzione in altre lingue o di adattamento a scopi teatrali, cinematografici, radiotelevisivi o multimediali. 

Si tratta quindi di una limitazione più o meno ampia della proprietà intellettuale che dura per tutta la vigenza del contratto, per la quale vale la pena spendere una pausa di riflessione più che adeguata prima di apporre la propria firma sul documento.

È bene sapere innanzitutto che nell’ordinamento italiano vige la legge 22 aprile 1941 n. 633, da ultimo modificata con il decreto legislativo 15 gennaio 2016 n. 8, che regola la protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi. In particolare gli articoli che disciplinano il contratto di edizione sono dal numero 118 al n. 135. Continua a leggere “PRIMA DI FIRMARE, PENSA!, di vittoriano borrelli (libri – scrittori)”

LUCCIOLE, di vittoriano borrelli

LUCCIOLE di vittoriano borrelli

LUCCIOLE

Strade che finiscono davanti al buio

marciapiedi pieni di colore umano

Qui non ci son stelle

Solo buchi sulla pelle

 

Scende anche stavolta bella e silenziosa                              

questa notte brava bella e maliziosa

fatta per aprire

cuori freddi e finestrini

 

Eccole che danzano sopra le ore

Lucciole che ballano senza parole

con il capo in fondo

si alzano ed è già il conto

 

Volti sconosciuti 

altri molto noti che

sfidano la notte e i bagliori tiepidi

che si vedono spuntare all’improvviso

quando tutto è già finito

 

E le trovi nei bar

con la spesa sul tram

Certe hanno anche un figlio

e un marito coniglio

 

Altre sono chissà

a curarsi l’età

le ferite che il mondo

ha lasciato giù in fondo

 

Lucciole che ballano senza nascondersi

anche se non vogliono devono accendersi

Aspettando il giorno

senza neanche un sogno

per tornare 

 

sulle strade che finiscono davanti al buio

marciapiedi pieni di colore umano

Qui non ci son stelle

Sono andate a farsi belle

 

(Tratto da “Le parole del mio tempo”)

http://feeds.feedburner.com/VittorianoBorrelliLeParoleDelMioTempo