Momenti di poesia. Nubi, di Vittorio Zingone

Nubi, di Vittorio Zingone

Nubi

Nubi alte, levigate,
Gonfie come focacce giganti,
Compatte e minacciose,
Dalle eccelse vette alpine
Conquistano il cielo,
Sommergono l’azzurro,
Gettano ombre immense
Sull’insubria piana,
Abbattono il clima
Di quest’inizio
D’incerta primavera.

Scende violento
Il vento di nordovest,
S’insinua biricchino
Tra i vestiti,
Patisce duri brividi
La schiena.

S’attende marzo,
Per godere aria tiepida,
Giorni finalmente azzurri,
Orizzonti sgombri da foschie,
Certi che ormai
Nuvole e nebbie
Si siano ritirate nell’oceano;
Ecco, invece, gli sgraditi doni
Che sa offrire,
Ecco la primavera
Che ci presenta il conto
Appena riesce a stare,
Barcollando, in piedi.

Non ha valore
L’esperienza fatta
In secoli di storia;
Sempre viviamo
Di gratuite illusioni,
Sempre vediamo miraggi
Intorno a noi;
La realtà sa farci solo male;
La realtà c’inchioda
Alla povertà fisica,
Mentale, spirituale

Noi, superbi,
Non amiamo esser sopraffatti
Né da entità celesti né terrene,
Né da noi medesimi
Quando la coscienza contrasta
Con vivacità col cuore,
Con le emozioni, le sensazioni,
Le sue più impellenti aspettative.

Sempre si scommette
Per prevalere
Contro ogni sconfitta
Anche s’è normale
Che ciò sia
Per chi sa stare sempre
Al proprio posto;
Si costruiscono
Reali o fallaci torri di babele
Per superarci,
Per scalare i cieli,
Per superare cime d’Everest
da cui ammirare
Vasti panorami,
Da cui progettare
L’assalto successivo
Ai sempre più lontani
Spazi siderali.

Odiamo le nubi
Che c’impediscono
Di goderci il sole
E il suo contrario.

Nulla mai ci soddisfa,
Neppure ci rallegra la promessa
D’un mondo paraĺlelo
In cui vivremmo una vita
Di gioia duratura;
La nostra povertà spirituale
È illimitata,
Paziente Creatore.

Momenti di poesia. PARE SI DEBBA, di Vittorio Zingone

Momenti di poesia. PARE SI DEBBA, di Vittorio Zingone

PARE SI DEBBA

Pare si debba sempre andar da capo
il bandolo a cercar della matassa
che chissà per quale arcano fato
s’è irrimediabilmente mutata
in un garbuglio.

Pare si debba sempre
andar per dedali
e stentare a trovare infin la via
che ci riporti sani salvi
alla luce libera del sole
se l’Arianna di turno
non ci dota del salvatore filo.

Pare non esserci tempo a sufficienza
per programmare i giorni della vita
in modo da raggiungere la meta
che viene dal Creatore stabilita.

Momenti di poesia. ODE ALLA PENNA, di Vittorio Zingone

Momenti di poesia. ODE ALLA PENNA, di Vittorio Zingone

ODE ALLA PENNA

Ode alla penna
che tacita stende
il fluido della mente
su intonse righe di diari.

Tributa lodi alle stelle
e a morte la creatura ferisce
che la tiene in mano.

Tratta d’amore e d’odio indifferentemente;
celebra la bellezza della donna,
intona inni al fiore.

Lavora con estrema discrezione
ma crea la storia delle nazioni;
rende il passato presente,
eterna l’attimo fuggente.

Ode alla penna
che ha fatto incontrar
tra loro gli uomini, le donne;
ha reso possibile
una comune lingua
ad una stirpe
in un dato territorio.

Ha siglato la strage e la pace
in tempi successivi
senza gravarsi di rimorsi
o esultare nella vana sua coscienza.

Momenti di poesia. Sboccian le rose, di Vittorio Zingone

Momenti di poesia. Sboccian le rose, di Vittorio Zingone

Sboccian le rose

Sboccian le rose
quando il tepore di maggio
Accarezza
I protetti lor boccioli.

Mormorano
Le acque dei fiumi
Quando le nevi si sciolgono
Alle carezze del piu’ caldo sole.

S’emoziona il cuore
D’un’emozione speciale
Quando tu lo inondi
Del bene prezioso
Del tu amato cuore.

Una fusione
Dei tuoi coi miei giorni,
Il battere all’unisono
Del cuore tuo col.mio
Sulle meravigliose strade
Delle nostre vite.

Nella notte felice tu rispondi
Ai miei richiami,
Consenti al desiderio
Che in me grida
Verso la tua vita,
Gioia mia d’amore.

Momenti di poesia. Nel pomeriggio, di Vittorio Zingone

Momenti di poesia. Nel pomeriggio, di Vittorio Zingone

Nel pomeriggio

Nel pomeriggio,
Quando non ho da fare niente
Per la casa – o così credo –
Mi metto seduto
Dinanzi al mio diario
È scrivo qualche riga
O qualche pagina,
O vado navigando in Internet
Alla ricerca di video MUSICALI,
Di località geografiche
Da indagar con google
, magari dove sono stato
da bambino, da ragazzo ,
In cerca di strade,
Di località particolari,
Gallerie fotografiche
o altri spunti
Che mi solleticato il cuore,
L’anima, la mente.

Amo indagar poeti,
Scrittori, santi, musicisti,
Personaggi vari che raggiungo
Con l’innata mia incertezza
A volgere le pagine
Senza irritare il server
Che spesso m’impedisce
L’andare avanti,
Il tornare indietro
Per le strade virtuali
Che credo di conoscere;
Come mi smarrissi
In una selva
Penetrata in profondità
Senz’essermi dato
Punti di riferimento,
Incapace d’uscirne
In qualsiasi direzione
Poi mi volga.

Momenti di poesia, di Vittorio Zingone

Momenti di poesia. di Vittorio Zingone

Mio segreto,
Sconfinato amore.

Mio segreto, sconfinato amore,
Anima mia, limpido ruscello
Cui m’abbevero per tacitar l’arsura,
Dove sei ora, cosa pensi, cosa fai,
A chi spalanchi le porte del tuo cuore,
Per chi soffri lieta prigionia d’amore?

In questa grande casa
Si muor di solitudine,
Non c’e’ termocamino
Che possa un po’ scaldare i giorni;
Sol la presenza, la voce, il tuo sorridere
La selva dei fulvi tuoi capelli,
Le pupille, selva di noccioli,
Il seno, dolce mare
In cui e’ gran delizia finir naufrago,
San darmi l’aire per ritornare a vivere.

Dove sei, dove, amica mia?
Torna da me, torna da chi per te
Soltanto vive.

Momenti di poesia. Mare di solitudine, di Vittorio Zingone

Momenti di poesia. Mare di solitudine, di Vittorio Zingone

Mare di solitudine

Mare di solitudine e dolore
Che hai annegato
L’anima ed il cuore!

Cieli infiniti
Che vi siete mostrati
Più lontani e arcani
Di come v’eravate mostrati
Fino a questi giorni!

Vane fantasie
Che mi sconvolgete ormai
Gli estremi passi
Che muovero’ indecisi
Sulla terra!

Esiziali nuovi firmamenti
Che m’imminete suĺl’anima
Come spade di Damocle,
Me la tentate
Con supplizio di Tantalo novello!

A te posi amore,
Bellissima fanciuĺla,
Negli estremi miei
Terreni giorni,
A te che non avrò
Mia giammai,
A te che mi fai salir
Con vani giuramenti
su cime eccelse
Di mai scalati monti,
Poi m’abbandoni,
Ti dilegui,
Ed io che come Icaro precipito
Allor che l’ali posticce
L’inesorabil sole liquefece!

E sorge il sole
Ancora all’orizzonte
Come non si consumasse
Sotto il cielo
Nuova, inenarrabile sciagura
Nel cuore
D’un’umana creatura.

Momenti di poesia. Tenebra e luce, di Vittorio Zingone

Momenti di poesia. Tenebra e luce, di Vittorio Zingone

Tenebra e luce

Tenebra e luce: ecco il cemento
Che unisce fra loro
Le anime che sono nel.mondo
Con quelle che furono
E quelle che un giorno saranno.

Un fluire in grande silenzio
Tale che infine appena rivela
Il piu’ rovinoso uragano
Che possano gli occhi vedere,
Il cuore intuire,
Anima universale subire.

Eppure non sembra che intorno
Vi sia una forza cosi’ poderosa
Da saldare le singole vite
In un’esistenza globale.

L’insieme e’ piu’ che la somma
D’ogni monade vana;
A dir poco, somma esponenziale
O prodotto per esser piu’ prossimi
Alla realta’ universale.

Momenti di poesia. Chi, Dio mio d’amore, di Vittorio Zingone

Momenti di poesia. Chi, Dio mio d’amore, di Vittorio Zingone

Chi, Dio mio d’amore

Chi, Dio mio d’Amore e di perdono,
Mi s’assidera’ accanto
Nell’ora del raccolto meditare
Sul perche’ di questo umano vivere?

Chi si mostrera’ propenso a dialogare
Per trarmi in salvo dai neri miei pensieri
Cosi’ da riportarmi in luminose lande
Dove finalmente si possa respirare?

La liberta’ mi manca, mio Signore;
La liberta’ di respirare aria pura;
La liberta’ di sperare, avere fede,
Di camminar con passo certo e svelto
Versola meta che l’alma non deluda
Quanto a foriera di gioioso premio
D’una vita giusta, compiuta,
Eternamente scevra dal dolore.

Chi, mio Signore,
In questo mondo falso,
Privo d’ideali,
Eleggero’ a mio interlocutore
A preferenza d’altri mille e mille,
Per ragionar di cio’
che veramente conta:
La salvezza dell’anima,
La solidarieta coi fratelli,
Con le infinite altre creature,
Con la natura, in una parola sola,
Che tu hai creato e mi circonda,
Mi fa compagnia, mi sostenta?

Momenti di poesia. Chi, Dio mio d’amore, di Vittorio Zingone

Momenti di poesia. Chi, Dio mio d’amore, di Vittorio Zingone

Chi, Dio mio d’amore

Chi, Dio mio d’Amore e di perdono,
Mi s’assidera’ accanto
Nell’ora del raccolto meditare
Sul perche’ di questo umano vivere?

Chi si mostrera’ propenso a dialogare
Per trarmi in salvo dai neri miei pensieri
Cosi’ da riportarmi in luminose lande
Dove finalmente si possa respirare?

La liberta’ mi manca, mio Signore;
La liberta’ di respirare aria pura;
La liberta’ di sperare, avere fede,
Di camminar con passo certo e svelto
Versola meta che l’alma non deluda
Quanto a foriera di gioioso premio
D’una vita giusta, compiuta,
Eternamente scevra dal dolore.

Chi, mio Signore,
In questo mondo falso,
Privo d’ideali,
Eleggero’ a mio interlocutore
A preferenza d’altri mille e mille,
Per ragionar di cio’
che veramente conta:
La salvezza dell’anima,
La solidarieta coi fratelli,
Con le infinite altre creature,
Con la natura, in una parola sola,
Che tu hai creato e mi circonda,
Mi fa compagnia, mi sostenta?

Momenti di poesia. A distesa, campane, suonate, di Vittorio Zingone

Momenti di poesia. A distesa, campane, suonate, di Vittorio Zingone

A distesa, campane, suonate.

A distess, campane, suonate,
Nel cuore un afflato divino versate;
A raccolta i fedeli chiamate,
Un unico canto s’innalzi
Al glorioso Fattor della vita,

Un coro di vive preghiere
Ascenda gli spazi infiniti,
Si fermi dinanzi al Signore,
Ne lodi l’amore gratuito
Per la prediletta creatura;
Sia un paniere di doni
Il coro d’ardenti preghiere
Per il sommo Signore risorto.

Suonate, campane, a distesa;
Nell’aria serena d’aprile
Argentine vibrate;
Svegliate i fedeli assonnati;
Suscitate nei cuori distratti
La favola bella
Narrata nei santi evangeli,
Ridate all’uomo speranza
In un mondo migliore,
In un futuro di certa salvezza
Per mezzo del Cristo Signore risorto.

Momenti di poesia. Serpeggia, di Vittorio Zingone

Momenti di poesia. Serpeggia, di Vittorio Zingone

Serpeggia

Serpeggia tra la gente
Un’ansia per l’oggi, pei domani
Che non fa affatto vivere tranquilli,
Non fa fare un pasto in santa pace,
Non lascia ripor speranze
In chi legifera, governa.

I genitori non hanno piu’ poteri sulla prole,
Che prende per vie a caso,
Secondo che il.cuore impone, suggerisce;
Talvolta questa e’ come abbandonata
A se medesima come barca in mare
Senza remi, senza bussola.

Regna l’anarchia in ogni uomo,
Dalla culla alla’avello in ogni donna.
E tuttavia s’ha necessita’
D’esser supportati piu’ che mai,
Persino nell’atto del ridere, celiare,
Di portare il cucchiaio, la forchetta in bocca,
Di muover paasi sull’incerta via da percorrere,
Specialmente giunti ai crocevia.

Persino chi ci preme il tallone sullo stomaco,
Sulla nuca ha da ridire con i propri pari
Benche’ mangi a sette bocconi
quel che altri producono
Con tanto sudor di fronte.

Quanti reucci consumano ogni giorno
A dismisura alla faccia di chi stringe la cinghia,
Di chi con tutto cio’ non giunge a fine mese,
Di chi neppur raccoglie le molliche
Cadute sotto.il tavolo, di chi viene allontanato
In malo modo dai dintorni
di ben imbandite mense.

Quattro facce storte
Che fanno il bello e brutto tempo di masse
Che si fanno il mazzo per foraggiarli
Ricevendone in cambio sordide promesse,
Minacciate quando si fanno ardite
E contestano uno stato di cose che, cosi’ com’e’, proprio non puo’ proseguir nel tempo,
Condannate tuttavia a proseguire a muso duro.

Momenti di poesia. È un mestiere difficile, di Vittorio Zingone

Momenti di poesia. È un mestiere difficile, di  Vittorio Zingone

È un mestiere difficile

È un mestiere difficile
Quello di fare i papà;
Sia che si segua un decalogo
Approntato
Da specialisti di fama,
Sia che si segua una strada
Che nessuno in passato indicò.

Ogni padre
Ha sedimentato nel cuore
Un retaggio
Di educazione incompleta;
Ogni padre
Ha peculiari sue fisime
Che poi scarica
Sui figli a lui nati.

Un perfetto,
Salutare equilibrio
Nella mente
Di nessun uomo ha radici;
Così quando
Ognun deve proporsi
Come guida
Ai figli che genera
Non sa più
Da che parte iniziare
Per trasmettere
Ai nati suoi pargoli
Ideali e sani principi
Che ne faccian
Più validi membri
D’una futura umanità.

Momenti di poesia. SONO IN ASCOLTO, di Vittorio Zingone

Momenti di poesia. SONO IN ASCOLTO, di Vittorio ZingoneAlessandria today

SONO IN ASCOLTO

Sono in ascolto di Voci che mi parlino,
di Voci che indichino un valido traguardo
ai vissuti brevi o lunghi giorni.

Sono ridotto un pugno di materia
che trepida attende d’esser licenziata
e condotta in dimensioni differenti,
dal far da carceriera
all’anima immortale che m’hai dato.

Intanto il cuore dentro batte forte,
avvertono le vene una sciagura,
un diffuso tremor tutto mi scuote,
non mi concede notte e giorno tregua.

Sono sbarrate le porte e le finestre,
il traffico mentale pazzo impazza,
mortali incidenti s’inseguono a catena.

Non ho da rimirare ancor le stelle,
quelle raggianti lampade lontane
che m’illuminavano le strade da percorrere;
e quegli azzurri non ho che in primavera
s’impregnavano d’aromi
che dai giardini umani vaporavano
e si diffondevano in groppa a freschi,
ristoratori zefiri.

Momenti di poesia. SONO IN ASCOLTO, di Vittorio Zingone

Momenti di poesia. SONO IN ASCOLTO, di Vittorio Zingone

Alessandria today

SONO IN ASCOLTO

Sono in ascolto di Voci che mi parlino,
di Voci che indichino un valido traguardo
ai vissuti brevi o lunghi giorni.

Sono ridotto un pugno di materia
che trepida attende d’esser licenziata
e condotta in dimensioni differenti,
dal far da carceriera
all’anima immortale che m’hai dato.

Intanto il cuore dentro batte forte,
avvertono le vene una sciagura,
un diffuso tremor tutto mi scuote,
non mi concede notte e giorno tregua.

Sono sbarrate le porte e le finestre,
il traffico mentale pazzo impazza,
mortali incidenti s’inseguono a catena.

Non ho da rimirare ancor le stelle,
quelle raggianti lampade lontane
che m’illuminavano le strade da percorrere;
e quegli azzurri non ho che in primavera
s’impregnavano d’aromi
che dai giardini umani vaporavano
e si diffondevano in groppa a freschi,
ristoratori zefiri.