Santa Lucia ad Alessandria e la tradizione del lacabòn
Il 13 dicembre Alessandria celebra una delle sue ricorrenze più sentite: la festa di Santa Lucia. Per l’occasione il centro città — in particolare l’area di via Milano e della piazzetta della Lega — si anima di bancarelle, luci e dell’atmosfera tipica delle feste invernali.
Il lacabòn, dolce della tradizione
Protagonista della giornata è il lacabòn (o lecabòn), dolce artigianale tradizionale alessandrino legato proprio alla festa di Santa Lucia. Ha la forma di una piccola fune, lunga una decina di centimetri, ed è composto essenzialmente di miele e zucchero. La ricetta in sé non è complessa, ma la lavorazione richiede mano esperta: è la maestria artigianale, più che gli ingredienti, a fare la differenza.
La forma a fune o a corda intrecciata, ottenuta lavorando a caldo l’impasto di zucchero e miele, è ciò che distingue il lacabòn e ne rende difficile la riproduzione casalinga. Lo zucchero cotto, infatti, va manipolato nel momento e alla temperatura giusti: troppo caldo brucia, troppo freddo si cristallizza e non si lascia modellare. Per questo la sua preparazione resta affidata soprattutto a chi conosce per esperienza i tempi della lavorazione, secondo un sapere che si tramanda più con le mani che con le ricette scritte.
Come altre dolcezze del territorio — si pensi alla leggenda del cioccolatiere pasquale — anche il lacabòn vive del legame tra ricetta e racconto popolare.
Chi era Santa Lucia
Santa Lucia è una delle figure più venerate del calendario cristiano, celebrata il 13 dicembre in molte regioni d’Italia e d’Europa. Il suo nome, legato alla radice latina lux (luce), ne ha fatto fin dall’antichità una santa associata alla luce e, per estensione, alla protezione della vista. Non è un caso che la sua festa cada in prossimità del solstizio d’inverno, quando le giornate sono più corte: in molte tradizioni popolari Santa Lucia è la santa che «riporta la luce», annunciando il ritorno graduale del giorno dopo il periodo più buio dell’anno.
Attorno alla sua festa si sono stratificate, di città in città, usanze diverse: dai doni portati ai bambini nella notte tra il 12 e il 13 dicembre in alcune aree del Nord Italia, alle processioni con le luci, fino ai dolci tipici come quello alessandrino. Ogni territorio ha declinato la ricorrenza secondo la propria sensibilità, mescolando devozione religiosa e cultura materiale.
Una festa tra fede e folklore
Come molte ricorrenze di metà dicembre, quella di Santa Lucia intreccia dimensione religiosa e folklore popolare. Per generazioni di alessandrini la festa ha rappresentato un appuntamento di comunità, scandito dai dolci tipici, dalle bancarelle e dal ritrovarsi in centro all’avvicinarsi del Natale.
Le feste invernali, in particolare quelle che precedono il Natale, hanno sempre avuto una funzione sociale oltre che religiosa: scandiscono il tempo dell’attesa, riuniscono la comunità negli spazi pubblici e segnano il calendario con appuntamenti ricorrenti che danno ritmo all’anno. Le bancarelle, le luci e i profumi dei dolci stagionali fanno parte di questa dimensione condivisa, in cui la festa diventa anche occasione di incontro.
Lo zucchero cotto e i dolci «tirati»
Il lacabòn appartiene a una grande famiglia di dolci tradizionali italiani ed europei accomunati da una stessa tecnica: la lavorazione dello zucchero cotto. Quando lo zucchero, da solo o con il miele, viene portato a temperatura e poi raffreddato fino al punto giusto, diventa una massa malleabile che può essere tirata, intrecciata e modellata a mano. È la stessa logica che sta dietro a torroni, zuccheri filati e caramelle artigianali: una piccola alchimia che trasforma due ingredienti semplicissimi — zucchero e miele — in forme complesse, grazie unicamente all’abilità di chi lavora.
La forma a fune o a corda intrecciata del lacabòn nasce proprio da questa tecnica del «tirare» lo zucchero: un gesto ripetuto che incorpora aria e dà alla pasta consistenza e lucentezza. È un saper fare difficile da imparare sui libri, perché si basa sul tatto, sulla lettura della temperatura, sulla rapidità: qualità che si acquisiscono solo con la pratica, accanto a chi quel mestiere lo conosce. Per questo dolci come il lacabòn restano legati alla figura dell’artigiano e si tramandano più nelle botteghe e nelle famiglie che nei ricettari.
Le feste invernali e i dolci di stagione
In tutta Italia il periodo che va dall’Immacolata al Natale è scandito da dolci legati a ricorrenze precise, ognuno con la propria storia e il proprio territorio. È un calendario goloso che accompagna l’attesa delle festività e che varia profondamente da regione a regione, anzi da città a città. Il lacabòn alessandrino, legato alla festa di Santa Lucia del 13 dicembre, è un esempio perfetto di questa geografia minuta dei sapori: un dolce che non si trova ovunque, ma che in un luogo e in un giorno preciso diventa protagonista.
In questo stesso calendario d’inverno si inseriscono anche le parole e le frasi celebri sul Natale, segno di quanto la festa intrecci sapori e immaginario condiviso.
Questa stagionalità ha una funzione importante: rende il dolce un evento, qualcosa che si attende e che segna il tempo dell’anno. Mangiare il lacabòn significa partecipare a un rito collettivo che si ripete uguale di generazione in generazione, fissando nella memoria il sapore di una data. È un meccanismo che lega indissolubilmente gastronomia, calendario e comunità.
Il mercato e la piazza come luogo di festa
Le bancarelle che animano via Milano e la piazzetta della Lega non sono soltanto un’occasione commerciale: sono parte integrante della festa. La piazza e il mercato, fin dall’antichità, hanno avuto un ruolo centrale nella vita delle comunità, come luoghi di incontro, scambio e socialità. Nelle ricorrenze invernali questa funzione si amplifica: il centro città si trasforma in uno spazio condiviso dove le persone si ritrovano, passeggiano, comprano i dolci tipici e respirano l’atmosfera dell’attesa natalizia. Le luci, i profumi e il vociare delle bancarelle compongono un paesaggio sensoriale che fa parte dell’esperienza della festa tanto quanto il dolce stesso.
Un patrimonio da custodire
Dolci come il lacabòn raccontano l’identità gastronomica di un territorio e meritano di essere conosciuti e tramandati. Preservare queste tradizioni significa mantenere vivo un patrimonio fatto di gesti, ricette e memorie collettive — un piccolo tesoro che ogni 13 dicembre torna a profumare le vie del centro.
La gastronomia tradizionale è una delle forme più concrete di patrimonio immateriale: tramandare una ricetta significa tramandare anche un modo di lavorare, un calendario di festività, un legame tra le persone e il luogo in cui vivono. I dolci legati a una ricorrenza precisa, come il lacabòn alla festa di Santa Lucia, sono particolarmente fragili proprio perché vivono di un’occasione sola all’anno: la loro sopravvivenza dipende dalla capacità di una comunità di continuare a prepararli e a desiderarli.
Vale per il lacabòn come per altri simboli della tavola regionale: il rito della bagna càuda, piatto piemontese per eccellenza, mostra quanto un alimento sappia farsi memoria condivisa.
In un’epoca di consumi standardizzati e di prodotti reperibili ovunque e in ogni stagione, i dolci tradizionali come il lacabòn rappresentano un’eccezione preziosa: legati a un luogo, a una data e a un saper fare artigianale, resistono all’omologazione e custodiscono una differenza. Valorizzarli significa anche sostenere le botteghe e gli artigiani che continuano a produrli, riconoscendo a queste specialità un valore non solo gastronomico ma culturale ed economico per il territorio. Ogni 13 dicembre, tornando puntuale tra le bancarelle del centro, il lacabòn ricorda agli alessandrini che la propria identità passa anche attraverso un piccolo dolce di miele e zucchero, intrecciato a mano come una fune.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santa Lucia ad Alessandria?
Il 13 dicembre, con bancarelle e luci nel centro città, in particolare nell’area di via Milano e della piazzetta della Lega.
Che cos’è il lacabòn?
È un dolce artigianale tradizionale alessandrino legato alla festa di Santa Lucia, a forma di piccola fune lunga una decina di centimetri.
Di che cosa è fatto il lacabòn?
È composto essenzialmente di miele e zucchero; la ricetta è semplice, ma la lavorazione richiede mano esperta.
Perché è difficile da preparare in casa?
Perché lo zucchero cotto va modellato a caldo nel momento giusto, ed è la maestria artigianale, più degli ingredienti, a fare la differenza.
Perché Santa Lucia è associata alla luce?
Il suo nome deriva dal latino lux (luce) e la festa cade vicino al solstizio d’inverno, quando le giornate sono più corte.
Marco Vivaldi
Redazione cultura
Giornalista culturale, scrive di arti visive, mostre e patrimonio storico-artistico del Piemonte e del Monferrato.