Maria Tedeschi e La Măiastra e le vite invisibili

Un ex violinista che ha perso la mano, una bambina arrivata dalla Romania e un uccello leggendario che nel folklore romeno indica la strada: «La Măiastra e le vite invisibili» di Maria Tedeschi, pubblicato il 18 maggio 2021 da ISEAF Books, costruisce il proprio impianto narrativo intorno a persone che la società smette di guardare. È il secondo romanzo dell’autrice napoletana, dopo l’esordio dell’anno precedente.
Nevio Altimari, una vita in due tempi
Il protagonista del libro è Nevio Altimari, violinista dell’orchestra del Teatro di San Carlo di Napoli finché una perdita di sensibilità alla mano destra non lo costringe ad abbandonare lo strumento. Ripiega sull’insegnamento nella scuola elementare, un mestiere che nel romanzo non viene trattato come un ripiego ma come una seconda vocazione.
Su questa frattura professionale se ne innestano altre: la morte del figlio, in circostanze che restano a lungo poco chiare, l’incidente stradale della moglie, una malattia autoimmune che lo accompagna negli anni successivi. Nevio arriva così alla vecchiaia con la sensazione precisa di essere diventato invisibile, che è poi il tema attorno al quale ruota l’intero libro.
Luba, la bambina che arriva da fuori
L’equilibrio si rompe quando nella vita di Nevio entra Luba, una bambina romena rimasta sola. Accanto a lei c’è un ragazzo autistico che vive nell’appartamento vicino e con cui la comunicazione passa da canali diversi dalla parola.
Il romanzo lavora sull’incastro di queste tre solitudini. Nessuno dei tre guarisce l’altro in senso stretto, ma ciascuno rende l’altro visibile: una dinamica che l’autrice dichiara esplicitamente nelle pagine introduttive e che regge la struttura del racconto fino a un finale in cui la voce narrante cambia.
È un passaggio strutturale, non un espediente: il libro si chiude su una prospettiva diversa da quella che lo ha aperto, e il lettore si trova a rileggere all’indietro quello che ha appena attraversato. Nel testo Luba ha una capacità che la narrazione presenta come psicometria, la facoltà di raccogliere ciò che le persone e gli oggetti trattengono, e sarà lei a portare a termine il racconto.
Il San Carlo e la musica come perdita
La scelta del mestiere iniziale di Nevio non è casuale. Il Teatro di San Carlo di Napoli, inaugurato nel 1737, è la più antica istituzione operistica europea ancora in attività, e appartenere alla sua orchestra significa nel romanzo far parte di una tradizione che non ammette interruzioni.
La perdita della sensibilità alla mano destra spezza esattamente questo: non un impiego, ma un’appartenenza. Da quel momento la musica resta nel libro come memoria e come repertorio di riferimenti, mai come esercizio. Chi ha smesso di suonare continua ad ascoltare, e nel racconto questo scarto pesa quanto la malattia.
La Măiastra del folklore romeno
Il titolo viene da una figura della tradizione popolare romena. La Măiastra è un uccello dal piumaggio splendente dotato di poteri straordinari: sa parlare, sa cambiare forma, protegge chi la invoca e indica agli eroi la strada da seguire. È una creatura benefica, legata all’idea di conoscenza e di rinascita più che a quella di profezia.
Nel romanzo questa figura non compare come personaggio fantastico: funziona piuttosto come chiave di lettura, il segnale che una via d’uscita esiste anche quando non si vede. L’ambientazione romena entra nel libro attraverso Luba, la sua lingua e le tradizioni che porta con sé.
Brâncuși, la scultura dietro il titolo
La stessa figura ha una storia nell’arte del Novecento. Fra il 1910 e gli anni successivi lo scultore romeno Constantin Brâncuși realizzò una serie di versioni della Maiastra, di cui un esemplare in bronzo del 1911 è conservato alla Tate di Londra. È l’opera in cui l’artista comincia a lucidare il metallo per farne emergere il colore dorato.
La serie segna il passaggio di Brâncuși dalla figura umana alla forma animale e apre la ricerca che negli anni Venti approderà agli «Uccelli nello spazio». Nelle sue note introduttive Maria Tedeschi indica proprio quella scultura come punto di partenza del romanzo: una forma allungata, tesa verso l’alto, che a prima vista può sembrare tutt’altro che un uccello.
Napoli, Roma e le geografie del libro
Il libro si muove fra due città. Napoli è la città di origine di Nevio, quella del Teatro di San Carlo e della musica perduta, e rientra nel racconto attraverso la memoria e i riferimenti musicali. Roma è invece il luogo in cui la vicenda si svolge, con il Tevere e le case galleggianti che ne segnano il margine.
È una geografia che tiene insieme due modi di stare ai bordi: quello di chi è rimasto indietro rispetto alla propria vita precedente e quello di chi è appena arrivato in un paese di cui non conosce le regole.
Chi è l’autrice
Nata a Napoli nel 1965, Maria Tedeschi ha insegnato lingua e civiltà inglese in un liceo dell’area stabiese, occupandosi in particolare dei progetti di mobilità e di internazionalizzazione degli studenti. La scrittura è arrivata tardi rispetto alla carriera scolastica e si è concentrata in pochi anni.
Il romanzo d’esordio, «Non chiudere quella porta», è del 2020. «La Măiastra e le vite invisibili» è uscito nel maggio 2021 per ISEAF Books, marchio del gruppo Sanmartino editore, ed è stato scritto in buona parte durante il periodo delle chiusure legate alla pandemia.
La scheda del volume
I dati utili per cercarlo in libreria o in biblioteca:
- Titolo: «La Măiastra e le vite invisibili»
- Autrice: Maria Tedeschi
- Editore: ISEAF Books, collana I sassi neri, serie grigia
- Data di pubblicazione: 18 maggio 2021
- Estensione: 175 pagine
Il tema dell’invisibilità
La parola che ricorre di più, dentro e fuori dal libro, è invisibilità. Il romanzo la declina su fasce d’età diverse: l’anziano che nessuno cerca più, il bambino che non parla, la minore straniera senza documenti. Sono condizioni distinte, accomunate dal fatto che in ciascuna il riconoscimento da parte di un altro vale più di qualsiasi intervento tecnico.
Il libro non propone soluzioni sociali e non ha ambizioni di inchiesta. Sceglie la via del romanzo: costruisce tre figure, le mette in una stessa scala di condominio e verifica che cosa succede quando qualcuno decide di guardare.
Vale la pena segnalare anche che cosa il romanzo evita. Non c’è il racconto edificante sull’anziano che ritrova il sorriso, e la disabilità del ragazzo non viene usata come dispositivo narrativo per commuovere. Le tre storie restano asimmetriche fino alla fine, con bisogni che non coincidono e tempi che non si sincronizzano, e questa asimmetria è probabilmente la scelta più interessante del libro.
Uscito da una casa editrice indipendente e senza il sostegno di una grande distribuzione, il volume ha circolato soprattutto attraverso le presentazioni e il passaparola dei lettori, come accade a molta narrativa italiana che non passa dai grandi marchi. Chi voglia procurarselo lo trova nei principali cataloghi online oltre che su ordinazione in libreria.
Domande frequenti
Chi ha scritto «La Măiastra e le vite invisibili»?
Maria Tedeschi, autrice napoletana nata nel 1965 e insegnante di lingua inglese.
Quando è uscito il romanzo?
Il 18 maggio 2021, pubblicato da ISEAF Books nella collana I sassi neri, serie grigia.
Che cosa significa Măiastra?
Nel folklore romeno è un uccello dal piumaggio splendente capace di parlare e di cambiare forma, che protegge chi lo invoca.
Che rapporto ha il titolo con Brâncuși?
Lo scultore romeno dedicò alla Maiastra una serie di sculture: un bronzo del 1911 è conservato alla Tate di Londra.
Chi è il protagonista del libro?
Nevio Altimari, ex violinista dell’orchestra del Teatro di San Carlo di Napoli diventato maestro elementare dopo una malattia alla mano.
Qual è il primo romanzo dell’autrice?
«Non chiudere quella porta», pubblicato nel 2020.
Redazione cultura
Giornalista culturale, scrive di arti visive, mostre e patrimonio storico-artistico del Piemonte e del Monferrato.