Vai al contenuto
Cultura & Lettere
Poesia e Letteratura

«Risacche» di Cipriano Gentilino: il mare, il tempo e lo sperimentalismo ermetico

Risacche di Cipriano Gentilino: il mare, il tempo e lo sperimentalismo ermetico

Tra le uscite poetiche più intense degli ultimi anni si colloca Risacche, silloge di Cipriano Gentilino pubblicata dalle Edizioni Terra d’Ulivi nel 2023, con una copertina firmata dall’artista e architetto Gaspare Canino. Un libro che fa del mare, del tempo e del silenzio i propri assi portanti.

Il tempo che si frantuma

Protagonista della raccolta è il tempo: «interprete» di un movimento che avanza e «lentamente si frantuma nelle reti di uno smarrimento doloroso», lasciando dietro di sé «un vuoto abissale». L’immagine della risacca — l’onda che si ritrae e ritorna — diventa metafora di questo andirivieni esistenziale, in cui ciò che resta è spesso soltanto un riflesso, «neanche un riflesso di senso in questo silenzio estraneo».

«Il vuoto s’adagia lento tra i sudari dei riti del silenzio, sui vetri appannati dal fiato ingiallito, sugli stipiti delusi…»

Il titolo stesso, Risacche, condensa il senso del libro. La risacca è il moto di ritorno dell’onda dopo che ha toccato la riva: un movimento che non avanza mai del tutto, ma ripete sé stesso, portando con sé e ritirando di volta in volta ciò che ha raccolto. È un’immagine perfetta per dire il tempo come ritorno e perdita insieme, dove ogni avanzamento porta con sé un riflusso, e ogni acquisto è già anticipazione di un abbandono.

Uno sperimentalismo di matrice ermetica

La cifra di Gentilino è una «difficile incursione nell’universo complesso del codice linguistico», uno sperimentalismo che si richiama alla tradizione ermetica e procede per immagini correlate, rimandi e accostamenti inattesi. I versi — «come cocci di coppe sulla battigia», le «pareidolie di nuvole andate ora a piovere altrove» — chiedono al lettore un ascolto attento, capace di abitare l’ambiguità.

Che cos’è l’ermetismo

L’ermetismo è una delle correnti più significative della poesia italiana del Novecento. Il termine, di matrice critica, allude alla difficoltà e alla chiusura del linguaggio poetico: una poesia «ermetica», cioè sigillata, che non si concede a una lettura immediata. La parola vi assume un peso assoluto, spesso isolata dal contesto sintattico, carica di risonanze più che di significati univoci. L’analogia — l’accostamento di immagini lontane senza nessi espliciti — ne è lo strumento privilegiato.

Richiamarsi a questa tradizione, come fa Gentilino, significa scegliere consapevolmente una poesia che resiste alla semplificazione. Il lettore non riceve un messaggio pronto, ma è invitato a partecipare alla costruzione del senso, muovendosi tra immagini che si chiamano l’un l’altra. È una poetica esigente, che presuppone un patto: chi legge deve accettare di rallentare, di tornare sui versi, di lasciare che le immagini sedimentino.

Il mare come simbolo poetico

Il mare è uno degli archetipi più antichi e fecondi della letteratura. Spazio dell’infinito e del mutevole, è insieme origine e fine, promessa di viaggio e minaccia di naufragio. La sua superficie in continuo movimento ha sempre offerto ai poeti un’immagine del tempo e della memoria: come l’onda, anche il ricordo va e viene, deposita relitti sulla riva e poi se li riprende. In Risacche il mare non è paesaggio decorativo ma struttura profonda del discorso, principio che organizza il ritmo e le immagini dell’intera raccolta.

La silloge come forma del libro di poesia

Il termine «silloge» indica una raccolta organica di poesie, concepita dall’autore come un insieme coerente e non come semplice somma di testi sparsi. A differenza dell’antologia, che raccoglie componimenti di provenienze diverse, la silloge ha un disegno interno: i testi dialogano tra loro, ricorrono immagini e temi, si costruisce un percorso che il lettore è invitato a seguire dall’inizio alla fine. In Risacche questo principio è evidente nel modo in cui il mare, il tempo e il silenzio tornano da una poesia all’altra come motivi conduttori, intrecciandosi in una trama unitaria.

Pensare a un libro di poesia come a un organismo, e non come a una vetrina di singoli pezzi — come accade in una recensione di poesie che attraversano i confini — è una scelta che impegna l’autore a costruire un’architettura. Il titolo stesso, le sezioni eventuali, l’ordine dei testi e perfino la copertina — qui firmata da Gaspare Canino — fanno parte di questa struttura, contribuendo a definire il tono e il senso complessivo dell’opera.

L’analogia, strumento dell’ermetismo

Il procedimento fondamentale della poesia di matrice ermetica è l’analogia: l’accostamento di immagini lontane senza che venga esplicitato il legame che le unisce. Là dove la prosa userebbe nessi logici e spiegazioni, la poesia analogica giustappone, lascia che le immagini si illuminino a vicenda, affida al lettore il compito di percepire la corrispondenza nascosta. Versi come «cocci di coppe sulla battigia» o «pareidolie di nuvole» funzionano proprio così: non descrivono uno stato d’animo, ma lo evocano attraverso oggetti e visioni che ne diventano l’equivalente sensibile.

Questo modo di procedere richiede una lettura partecipe. Il significato non è dato in anticipo, ma si forma nell’incontro tra il testo e la sensibilità di chi legge. È una poesia che rifiuta la comunicazione immediata in nome di una verità più profonda e meno afferrabile, e che proprio per questo chiede tempo, attenzione e disponibilità ad accogliere l’ambiguità.

Tempo, silenzio e solitudine

I tre grandi temi di Risacche — il tempo, il silenzio e la solitudine — sono tra i più frequentati dalla poesia di ogni epoca, e qui si intrecciano in un unico discorso. Il tempo è quello che «si frantuma» e lascia «un vuoto abissale»; il silenzio è la condizione in cui questo vuoto si manifesta, uno «silenzio estraneo» in cui non resta «neanche un riflesso di senso»; la solitudine è il punto di osservazione da cui l’io poetico guarda questo movimento di flusso e riflusso. Sono temi che si chiamano a vicenda: il tempo che passa genera silenzio, il silenzio acuisce la solitudine, e la solitudine restituisce al tempo la sua dimensione più dolorosa.

La poesia che affronta questi temi non cerca consolazioni facili. Trasformare lo smarrimento in materia poetica non significa risolverlo, ma dargli forma, renderlo dicibile. È in questa capacità di nominare il vuoto senza riempirlo artificialmente che risiede la dignità di una scrittura come quella di Gentilino.

Una voce per chi sa ascoltare

Risacche non è una lettura immediata: è un libro che premia la sosta, la rilettura, l’attenzione al singolo termine. In questo sta la sua forza — la capacità di trasformare lo smarrimento in materia poetica e di restituire, attraverso il linguaggio del mare, una meditazione sul tempo e sulla solitudine.

Non stupisce che una poesia simile chieda lentezza: come accade per l’haiku e la poesia breve, è nel silenzio e nella sosta che il verso rivela ciò che porta con sé.

In un tempo che privilegia la rapidità e il consumo veloce dei contenuti, una poesia che chiede lentezza è di per sé una proposta controcorrente. Leggere Risacche significa accettare di tornare sui versi, di lasciarli decantare, di rinunciare alla pretesa di capire tutto al primo passaggio. È un esercizio di ascolto, prima ancora che di lettura: come davanti al mare, occorre stare in silenzio perché l’onda riveli, a poco a poco, ciò che porta con sé.

Domande frequenti

Chi è l’autore di Risacche?

La silloge è opera di Cipriano Gentilino.

Quando e da chi è stata pubblicata?

È stata pubblicata dalle Edizioni Terra d’Ulivi nel 2023, con una copertina firmata dall’artista e architetto Gaspare Canino.

Quali sono i temi centrali della raccolta?

Il mare, il tempo e il silenzio, attraversati dall’immagine della risacca come metafora dell’andirivieni esistenziale.

A quale corrente poetica si richiama Gentilino?

Alla tradizione ermetica, con uno sperimentalismo che procede per immagini correlate, rimandi e accostamenti inattesi.

Perché si dice che è una poesia difficile?

Perché non offre una lettura immediata: chiede attenzione al singolo termine, rilettura e disponibilità ad abitare l’ambiguità del linguaggio.

Che cosa significa il titolo Risacche?

Indica il moto di ritorno dell’onda dopo aver toccato la riva, immagine di un tempo fatto di ritorni e perdite.

Maria Sole Gatti

Maria Sole Gatti

Critica letteraria

Critica letteraria, si occupa di poesia contemporanea e narrativa italiana. Collabora con riviste culturali e segue da anni la scena poetica del Nord-Ovest.

Epistolario Culturale

Ogni venerdì, una selezione di letture e appuntamenti letterari dal cuore del Piemonte.