Cosa ti trattiene? Fai la tua mossa

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Lascia il lavoro. Comincia la relazione.
Oppure inizia il lavoro. Lascia la relazione.
Fa’ la tua mossa.
Di’ sì quando vuoi dire sì.
Di’ no quando vuoi dire no.
Resta. O parti.
O purchessia.
Ma non credere alla menzogna
che qualcosa ti stia trattenendo’
dal vivere la tua verità.
Nulla ti trattiene,
perché tu sei la Vita.
Sei Libero.
Tutto ciò che ‘ti trattiene’
è rabbia, colpa, vergogna.
E anche quella è una menzogna!
Perché paura, colpa e vergogna
non hanno potere su di te.
Sono solo emozioni.
È il tuo rifiuto di affrontarle
e sentirle
e abbracciarle
a trattenerti.
Perciò non possono trattenerti!
Lascia il lavoro. Comincia la relazione.
Oppure inizia il lavoro. Lascia la relazione.
Fa’ la tua mossa.
Di’ sì quando vuoi dire sì.
Di’ no quando vuoi dire no.
Resta. O parti. O rimani.
Fa’ quel dannato passo avanti.
E senti la paura, la colpa, la vergogna!
Lascia che vivano in te.
Lascia che brucino!
Alleluia!
Fa’ il passo comunque!
Anche con il disagio.
Anche con la paura.
E allora?
Sono solo emozioni.
Puoi contenerle.
Puoi entrare con loro
nella tua nuova vita.
Fa’ i passi avanti! Sì!
Trema, suda e vai avanti.
Sentiti finalmente libero.
Sentiti finalmente vivo.
Tremante, sì, ma vivo!
– Jeff Foster

Anzola ricorda Adelmo Franceschini

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Stasera alle 18 in sala consiliare ad Anzola dell’Emilia ricorderemo, senza retorica, con grande affetto un grande cittadino anzolese, scomparso nel 2017 a 92 anni.
Nonostante l’età non era invecchiato, era ancora un ragazzo.
Adelmo Franceschini. Ex deportato dei campi di concentramento, sindaco illuminato degli anni ’60-70 di Anzola, segretario CNA (non cito tutte le sue cariche) ma soprattutto un impegno instancabile nelle scuole di tutta Italia per parlare con bambini e ragazzi della Resistenza e dell’impegno civile.

Il nazismo ha provato ad annientarne la forza e il coraggio, rendendo Adelmo un numero. L’internato italiano numero 46737 del campo tedesco di Barsdof, dove giunse alla fine del 1943, dopo aver rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò. Franceschini sopravvisse per quasi due anni alla fame, al freddo e alla fatica, con i pochi stracci che aveva addosso durante i rigidi inverni tedeschi, ai lavori forzati in una fabbrica di missili 4 km fuori dal campo, e poi, negli ultimi mesi di prigionia, persino trascinato dai tedeschi sul fronte sul fiume Oder contro i sovietici, a scavare le trincee, e finì con una decina di compagni nel bel mezzo della ritirata dei nazisti. La sua liberazione giunse il 1° maggio 1945, ma potè tornare a casa solo a settembre di quell’anno. Per molto tempo Franceschini rimase in silenzio, impegnandosi nella politica e nel sociale (alla Camera del Lavoro e poi come sindaco in Municipio ad Anzola), con lo sguardo “verso il futuro, probabilmente per dimenticare l’orrore e tacendo sulla tragedia che aveva vissuto e che era costata la vita a tanti compagni. Poi, a decenni di distanza da quei fatti, la decisione di raccontare tutto a chi, per ragioni anagrafiche, non poteva aver visto: “Gli onesti non devono tacere”, si disse. E cominciò la sua missione civile fra i giovani.

49585658_2317394748497211_7019949721179389952_nOggi, se fosse vivo, sarebbe molto turbato dal gravissimo corso degli eventi, dal vento fascista che soffia in Italia; ma non avrebbe smesso di portare la parola SPERANZA alle nuove generazioni

Figli dell’epoca, di Wislawa Szymborska

 

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Siamo figli dell’epoca,

l’epoca è politica.

Tutte le tue, nostre, vostre

faccende diurne, notturne

sono faccende politiche.

Che ti piaccia o no,

i tuoi geni hanno un passato politico,

la tua pelle una sfumatura politica,

i tuoi occhi un aspetto politico.

Ciò di cui parli ha una risonanza,

ciò di cui taci ha una valenza

in un modo o nell’altro politica.

Perfino per campi, per boschi

fai passi politici

su uno sfondo politico.

Anche le poesie apolitiche sono politiche,

e in alto brilla la luna,

cosa non più lunare.

Essere o non essere, questo è il problema.

Quale problema, rispondi sul tema.

Problema politico.

Non devi neppure essere una creatura umana

per acquistare un significato politico.

Basta che tu sia petrolio,

mangime arricchito o materiale riciclabile.

O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma

si è disputato per mesi:

se negoziare sulla vita e la morte

intorno a un rotondo o quadrato.

Intanto la gente moriva,

gli animali crepavano,

le case bruciavano

e i campi inselvatichivano

come in epoche remote

e meno politiche.

 

(Dalla raccolta “Vista con granello di sabbia” di Wislawa Szymborska, Adelphi Edizioni, 1998)

“Tu mi guardi, invisibile e splendido” di Patrizia Caffiero

dal blog Prima della pioggia

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La scrittura è un maestro:
mi attengo al dovere di cucinare il giorno
prendere la posta, fare le scale in fretta.

Spingo la schiena e le gambe fuori dal letto
mi ammalo di te,
che mi guardi, diventato invisibile, ma ironico
appoggiato alla porta della stanza segreta.

Con mezza faccia mi sorridi, in penombra.
Ti dimentico: e tu riaffiori come la piena,
soffi sulle guance senza voce
un colpo di tosse reclami, un piccolo pianto.

Te lo concedo, ma allora
ti affronto, maldestra:
– non cercai di ottenere che l’aria
ebbi la tua attenzione, ma senza pagare il biglietto.
Non dovevo essere altro che autentica,
e con me, ti potevi permettere di essere semplice.

Presi la decisione, presi il controllo sulla questione.
Non ho il potere:
ho il controllo del pettine
del coltello con cui ho reciso il gambo del fiore
ho il controllo della porta sbarrata.
Ho il controllo di parte delle lacrime.

Tu, hai il potere di non scomparire.
Tu continui ad abitare nella stanza segreta
con me.

Anime gemelle, di Patrizia Caffiero

Dal blog di Patrizia Caffiero  Prima della pioggia 

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Marco pianta disastrata, verde fatica, boccia di vetro con i pesci morti.

Marco – che spiluccava erba dalla sua giacca e chiedeva chi fosse quella ragazza sul prato.

Delle due fate, una ti è cara, l’altra scavalca la roccia per mostrare i muscoli decisi.
Ma non riscuote successo perché latte bianco.
Caro, latte bianco si è infiltrato nel ramo
una rondine succhia quella gemma di soffione e
una canzone sbuccia la corteccia
quattro api in fila in corsa prendono la goccia di liquido
che ti ritorna infine nella bocca labbra – lucenti – di- lenzuolo.

Formidabile spazio vuoto dove entra livore
di non possedere la donna
donna senza le gambe per prendere la metro
e l’ascensore sulle ali supersoniche
che portano all’appartamento
della città degli impicci internazionali.

Marco ha fatto da perno ha fatto da sindone
nella tela rotta dello sfregio taciturno
il primo della fila di tutti quei re di denari
copie di copie di destino infrangibile
recinto, spezie e fortini per costruire quella pelle insondabile
il tamburo, batacchio di favore
spezza la pesca e mangiane – è il corpo
è l’ostia sottile che calca il palato.

Marco riposa nelle istantanee
degli ulivi beltà indecente
cascare nel burrone, casa rosa sull’argilla.
Contadini arricchiti scarpe grosse.
Chi è lui?
– Un angelo.