“Tu mi guardi, invisibile e splendido” di Patrizia Caffiero

dal blog Prima della pioggia

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La scrittura è un maestro:
mi attengo al dovere di cucinare il giorno
prendere la posta, fare le scale in fretta.

Spingo la schiena e le gambe fuori dal letto
mi ammalo di te,
che mi guardi, diventato invisibile, ma ironico
appoggiato alla porta della stanza segreta.

Con mezza faccia mi sorridi, in penombra.
Ti dimentico: e tu riaffiori come la piena,
soffi sulle guance senza voce
un colpo di tosse reclami, un piccolo pianto.

Te lo concedo, ma allora
ti affronto, maldestra:
– non cercai di ottenere che l’aria
ebbi la tua attenzione, ma senza pagare il biglietto.
Non dovevo essere altro che autentica,
e con me, ti potevi permettere di essere semplice.

Presi la decisione, presi il controllo sulla questione.
Non ho il potere:
ho il controllo del pettine
del coltello con cui ho reciso il gambo del fiore
ho il controllo della porta sbarrata.
Ho il controllo di parte delle lacrime.

Tu, hai il potere di non scomparire.
Tu continui ad abitare nella stanza segreta
con me.

Anime gemelle, di Patrizia Caffiero

Dal blog di Patrizia Caffiero  Prima della pioggia 

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Marco pianta disastrata, verde fatica, boccia di vetro con i pesci morti.

Marco – che spiluccava erba dalla sua giacca e chiedeva chi fosse quella ragazza sul prato.

Delle due fate, una ti è cara, l’altra scavalca la roccia per mostrare i muscoli decisi.
Ma non riscuote successo perché latte bianco.
Caro, latte bianco si è infiltrato nel ramo
una rondine succhia quella gemma di soffione e
una canzone sbuccia la corteccia
quattro api in fila in corsa prendono la goccia di liquido
che ti ritorna infine nella bocca labbra – lucenti – di- lenzuolo.

Formidabile spazio vuoto dove entra livore
di non possedere la donna
donna senza le gambe per prendere la metro
e l’ascensore sulle ali supersoniche
che portano all’appartamento
della città degli impicci internazionali.

Marco ha fatto da perno ha fatto da sindone
nella tela rotta dello sfregio taciturno
il primo della fila di tutti quei re di denari
copie di copie di destino infrangibile
recinto, spezie e fortini per costruire quella pelle insondabile
il tamburo, batacchio di favore
spezza la pesca e mangiane – è il corpo
è l’ostia sottile che calca il palato.

Marco riposa nelle istantanee
degli ulivi beltà indecente
cascare nel burrone, casa rosa sull’argilla.
Contadini arricchiti scarpe grosse.
Chi è lui?
– Un angelo.