Jakhongir Nomozov e la recensione biografica di Mustafa Özke: poesia che attraversa i confini
La poesia che attraversa i confini trova, in figure come quella di Jakhongir Nomozov, un instancabile mediatore. Poeta e scrittore uzbeko, membro dell’Unione Internazionale dei Talenti del Mondo, vincitore della Medaglia Abay e componente del consiglio di redazione della rivista Yazarlar in qualità di rappresentante dell’Uzbekistan, Nomozov ha dedicato gran parte del proprio lavoro alla circolazione delle voci liriche tra l’Asia centrale, il Mediterraneo e l’Europa. La sua recensione biografica dedicata al poeta turco Mustafa Özke si inserisce in questo orizzonte: non un semplice ritratto, ma un ponte culturale costruito attraverso la traduzione e il commento.
Chi è Mustafa Özke
Mustafa Özke è nato il 13 gennaio 1969 ad Adana, in Turchia, da una famiglia con radici a Salonicco. Quella stratificazione di storie e tradizioni — anatolica e balcanica insieme — percorre la sua opera, conferendole una profondità che intreccia memoria familiare e respiro mediterraneo. Non è semplicemente un poeta o un narratore: è una figura particolare nel panorama della letteratura turca contemporanea, capace di fondere l’esperienza personale con un sentire collettivo.
La sua formazione si compie ad Adana, città del sud della Turchia affacciata sulla piana della Cilicia. Da lì prende avvio un percorso che intreccia scrittura e immagine: accanto all’attività letteraria, Özke ha infatti partecipato a progetti fotografici in Bosnia-Erzegovina, Siria e a Cipro del Nord — territori segnati da fratture storiche e da una geografia della memoria che ritorna, in filigrana, anche nei suoi versi.
Un’opera tra poesia e racconto
Özke è autore di diversi volumi che attraversano generi differenti. Tra i suoi titoli figurano Çatırya (The Shack, «La baracca»), Zifiri Karanlıkta Bir Mum Işığı (A Candlelight in Pitch Darkness, «Una luce di candela nel buio pesto») e Kısa Öyküler Uzun Yaşamlar (Short Stories, Long Lives, «Racconti brevi, vite lunghe»). Già dai titoli emerge una poetica precisa: la soglia, il rifugio, la luce minima che resiste all’oscurità, la tensione tra brevità della forma e ampiezza dell’esistenza.
È una scrittura che lavora per contrasti — buio e candela, baracca e mondo, racconto breve e vita lunga — e che trova nella misura il proprio strumento espressivo. La capacità di condensare in poche immagini un’intera visione è, del resto, una cifra della tradizione lirica anatolica, a cui Özke attinge rinnovandola. Non a caso una simile economia di mezzi accomuna molte scuole orientali, dalla la poesia breve di matrice giapponese alle tradizioni anatoliche.
La lettura critica di Jakhongir Nomozov
Nel suo intervento, Nomozov sceglie un approccio che privilegia l’ascolto del testo. La recensione biografica non si limita a ricostruire le tappe esistenziali dell’autore turco, ma accompagna il lettore dentro le immagini ricorrenti della sua poesia: gli uccelli — gabbiani, folaghe, passeri — l’acqua, il cipresso, il muschio. Sono figure di una natura osservata da vicino, quasi a livello del suolo e della superficie dell’acqua, in cui Özke deposita una riflessione morale sull’ospitalità e sulla cura reciproca.
Questa scelta interpretativa è significativa. Nomozov legge Özke non come poeta di paesaggi, ma come poeta di relazioni: l’invito a «essere passero, essere folaga, essere muschio» diventa, nella sua lettura, una piccola etica del legame, in cui «i beni del mondo non valgono» quanto un cuore disposto ad accogliere. La poesia, in questa prospettiva, non descrive il mondo: lo abita e lo trasforma in gesto di prossimità.
Le poesie tradotte
Il valore documentario dell’iniziativa risiede anche nella traduzione dei versi, che permette al pubblico italiano di accostarsi a una scrittura altrimenti difficile da reperire. Alcune immagini restituiscono con immediatezza il tono dell’autore:
«Con la faccia appoggiata sull’acqua, il cipresso; l’ombra fresca degli alberi era amata dai passeri.»
«Ho imparato che una pietra che rotola nell’acqua non raccoglie mai muschio. E anche un umano, dicono, ama far crescere il muschio, se solo trova un cuore a cui aggrapparsi.»
Altrove l’immagine si fa più intima e quasi confidenziale — «Con te, anche due tazze hanno un sapore diverso: la Torre della Fanciulla in una, un sorso di Üsküdar nell’altra» — evocando i luoghi di Istanbul e la dimensione affettiva del ricordo. La resa italiana conserva la struttura per immagini tipica della tradizione anatolica, in cui l’osservazione naturalistica si rovescia rapidamente in massima esistenziale. È un equilibrio fragile, che la traduzione cerca di custodire senza appiattire la metafora in spiegazione.
La traduzione come gesto culturale
L’operazione di Nomozov si comprende meglio alla luce del suo ruolo internazionale. Rappresentante dell’Uzbekistan in diversi consessi letterari e membro del consiglio di redazione di Yazarlar, egli appartiene a una generazione di poeti-mediatori che intendono la traduzione come atto culturale e, in senso ampio, diplomatico. Presentare Özke a un pubblico nuovo significa, in questa prospettiva, ampliare una rete di scambi che attraversa lingue e nazioni.
È una tradizione antica quanto la letteratura stessa: dai grandi traduttori che hanno fatto circolare la poesia persiana, turca e araba in Occidente, fino alle reti contemporanee di riviste e di festival internazionali che radunano decine di paesi per la poesia, la traduzione poetica resta lo strumento con cui culture diverse imparano a riconoscersi. Per il lettore italiano, l’interesse è duplice: da un lato la scoperta di un autore turco poco noto; dall’altro l’osservazione di un metodo — quello della recensione biografica — che unisce ritratto, antologia e commento in un’unica forma.
L’eredità della lirica anatolica
La poesia di Özke, così come la legge Nomozov, affonda le radici in una tradizione lirica antica e stratificata. La letteratura turca conosce da secoli due grandi filoni: quello colto della poesia di corte, fiorito attorno alle forme classiche, e quello popolare dei poeti erranti, gli âşık, che accompagnavano i propri versi con la musica e attingevano alla lingua quotidiana. È da questa seconda corrente che discende molta della poesia turca moderna, attenta al concreto, al gesto minimo, all’immagine naturale.
Le folaghe tra le canne, il gabbiano che insegue il simit, il cipresso specchiato nell’acqua: sono immagini che appartengono a un immaginario condiviso, in cui il paesaggio non è mai puro sfondo ma diventa specchio di un sentire interiore. La brevità, lungi dall’essere povertà, è qui una scelta: dire molto con poco, lasciare che sia il lettore a completare. In questo Özke dialoga idealmente con la grande stagione della poesia turca del Novecento, che ha saputo coniugare semplicità del linguaggio e profondità del pensiero.
Perché questa voce merita attenzione
In un tempo in cui la circolazione della poesia rischia di restringersi ai circuiti nazionali, lavori come questo ricordano che la lirica vive anche di passaggi, traduzioni e incontri: penso a una lirica scritta in quattro lingue, che porta in sé questa stessa vocazione al passaggio tra culture. La presentazione firmata da Nomozov non è soltanto un omaggio a Mustafa Özke, ma un piccolo manifesto: la poesia come spazio ospitale, capace di far convivere il gabbiano di Üsküdar e il lettore di Alessandria nella stessa pagina.
Domande frequenti
Chi è Jakhongir Nomozov?
È un poeta e scrittore uzbeko, attivo nella promozione internazionale della poesia, membro dell’Unione Internazionale dei Talenti del Mondo, vincitore della Medaglia Abay e membro del consiglio di redazione della rivista Yazarlar.
Chi è Mustafa Özke?
È un poeta e fotografo turco nato ad Adana nel 1969, con radici familiari a Salonicco, autore di opere come Çatırya, Zifiri Karanlıkta Bir Mum Işığı e Kısa Öyküler Uzun Yaşamlar.
Che cos’è una recensione biografica?
È una forma che unisce il profilo biografico dell’autore, una selezione antologica delle sue opere e un commento critico, in un unico testo.
Quali temi attraversano la poesia di Özke?
L’ospitalità, la cura reciproca, la natura osservata da vicino — uccelli, acqua, alberi — e la luce che resiste all’oscurità.
Perché la traduzione è importante in questo caso?
Permette al pubblico italiano di accedere a una voce poetica altrimenti poco reperibile, conservandone la struttura per immagini e il respiro originario.
Maria Sole Gatti
Critica letteraria
Critica letteraria, si occupa di poesia contemporanea e narrativa italiana. Collabora con riviste culturali e segue da anni la scena poetica del Nord-Ovest.