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Cultura & Lettere
Poesia e Letteratura

«In DAD» di Rita Stanzione: la vita sospesa del lavoro da remoto

In DAD di Rita Stanzione: la vita sospesa del lavoro da remoto

«Chissà cosa mi aspetta stamattina.» Comincia così In DAD, breve prosa riflessiva di Rita Stanzione che fotografa, con tono intimo, il cambiamento imposto alla vita quotidiana dalla didattica e dal lavoro a distanza durante la pandemia.

La fine del «trambusto prelavorativo»

Il testo parte da un’osservazione concreta: la scomparsa di quell’ansia mattutina fatta di «minuti contati contro l’imponderabile», della corsa contro il tempo che scandiva le giornate prima del lavoro da remoto. Quel «trambusto prelavorativo» non fa più parte del tran tran — e l’autrice si interroga: non ne farà parte nemmeno domani, dopodomani, nelle settimane e nei mesi a venire?

È un’osservazione minima ma rivelatrice: i piccoli riti del mattino — la sveglia anticipata, la preparazione, lo spostamento — non sono solo abitudini funzionali, ma anche segnali che separano il tempo personale dal tempo del lavoro. La loro scomparsa, registrata dall’autrice, è il sintomo di un confine che si dissolve, di una giornata che cambia forma a partire dai suoi primi gesti.

Imparare a stare «da remoto»

«Abbiamo imparato a lavorare da remoto», constata Stanzione: «tutti remoti». Dietro la frase si avverte l’ambivalenza di un’esperienza collettiva — il sollievo per il ritmo nuovo, ma anche lo straniamento per la perdita di gesti, contatti e abitudini che davano forma alle giornate. La prosa coglie quella sospensione che ha attraversato la vita di tutti in quei mesi.

Anche altre scritture brevi del nostro tempo, come i racconti di «Modern Love» e l’amore contemporaneo, colgono il presente in forma minima e frammentaria.

DAD e lavoro a distanza: un lessico nuovo

La sigla DAD — didattica a distanza — è entrata nel linguaggio comune in modo improvviso, insieme a espressioni come «smart working», «lavoro da remoto», «videolezione». In pochi mesi un vocabolario fino ad allora marginale è diventato di uso quotidiano, segno di quanto profondamente l’emergenza sanitaria abbia modificato le routine di studio e di lavoro. La casa è diventata aula e ufficio, lo schermo il principale punto di contatto con il mondo esterno, e il confine tra vita privata e attività professionale si è fatto più sfumato.

Questo cambiamento ha portato con sé conseguenze ambivalenti, ben colte dalla prosa di Stanzione: da un lato la riduzione degli spostamenti e una maggiore flessibilità degli orari; dall’altro la perdita della socialità informale, la difficoltà di separare i tempi, la sensazione di essere insieme presenti e assenti. È l’esperienza del «tutti remoti», di una vicinanza mediata dagli schermi che non sostituisce del tutto la presenza.

La scrittura ai tempi della pandemia

I mesi dell’emergenza sanitaria hanno generato una vasta produzione di scritture brevi: diari, riflessioni, prose minime che hanno cercato di dare parola a un’esperienza senza precedenti recenti. Questo tipo di scrittura ha una lunga tradizione — il diario, l’appunto, la nota a margine sono forme che da sempre registrano il quotidiano con immediatezza — ma in quel periodo ha trovato una funzione particolare: testimoniare, fissare sulla pagina un presente che cambiava troppo in fretta per essere compreso del tutto.

La forza di queste scritture sta proprio nella loro scala ridotta: non pretendono di spiegare l’evento storico nella sua interezza, ma lo colgono da un angolo intimo, partendo dal dettaglio di una mattina diversa dalle altre. È un modo di raccontare il grande attraverso il piccolo, che restituisce l’esperienza vissuta più di qualsiasi resoconto generale.

Il tempo e i suoi riti quotidiani

Uno degli aspetti più acuti della prosa di Stanzione è l’attenzione ai riti che organizzano la giornata. Gli esseri umani strutturano il tempo attraverso abitudini ripetute: la sveglia, la colazione, lo spostamento verso il lavoro o la scuola sono molto più che attività pratiche. Sono confini che separano le diverse parti della giornata, segnali che preparano la mente al passaggio da una dimensione all’altra. Quando questi riti vengono meno — come accade quando la casa diventa anche luogo di lavoro — si perde un’architettura invisibile che dava ordine alle ore.

La scomparsa del «trambusto prelavorativo» è, in questo senso, molto più di un dettaglio: è il sintomo di una giornata che ha perso le sue cesure naturali. Senza lo stacco netto tra «casa» e «fuori», il tempo del lavoro rischia di dilatarsi e mescolarsi con quello personale, generando quella sensazione di indistinzione che molti hanno sperimentato. Cogliere questo fenomeno a partire da un gesto minimo è la prova della finezza osservativa della prosa.

La prosa breve e diaristica

La scrittura diaristica ha una lunga e nobile tradizione. Il diario, la nota, la breve prosa riflessiva sono forme che registrano il quotidiano con immediatezza, senza la mediazione di una trama o di una costruzione narrativa complessa. La loro caratteristica è la prossimità all’esperienza vissuta: chi scrive non racconta una storia inventata, ma fissa sulla pagina un’impressione, un pensiero, un frammento di vita colto nel suo accadere. È una scrittura dell’autenticità, che trae forza proprio dalla sua apparente semplicità.

Testi come In DAD mostrano come questa forma sappia adattarsi ai momenti di cambiamento collettivo. Di fronte a un evento che travolge le abitudini di tutti, la prosa breve offre uno strumento agile per reagire, riflettere, testimoniare. Non ha la pretesa di spiegare l’evento nella sua complessità, ma lo coglie da un punto di vista intimo e parziale, che proprio per questo risulta più vicino al lettore.

Non diversamente, la prosa poetica di Silvana Fulcini mostra quanta densità possa contenere una scrittura di pochi tratti.

Raccontare il presente mentre accade

C’è una differenza profonda tra raccontare un evento a distanza di tempo e scriverne mentre lo si sta vivendo. La scrittura «a caldo», fatta nel pieno di un cambiamento, ha il pregio dell’immediatezza ma anche l’incertezza di chi non conosce ancora l’esito di ciò che descrive. Stanzione lo lascia trasparire nell’interrogativo sul domani, sul dopodomani, sulle settimane e i mesi a venire: la prosa non offre risposte, perché nessuno, in quel momento, le aveva. Questa sospensione è parte del suo valore documentario: restituisce non solo i fatti, ma lo stato d’animo di un’epoca incerta, il modo in cui le persone hanno vissuto, dall’interno, una trasformazione di cui non potevano prevedere la durata.

È in questa qualità che risiede l’interesse duraturo di simili scritture: lette in seguito, conservano la temperatura emotiva del momento in cui sono nate, qualcosa che nessun resoconto retrospettivo può ricostruire fino in fondo.

Una piccola cronaca interiore

In DAD appartiene a quel filone di scritture nate dall’emergenza sanitaria: testi brevi, quasi diaristici, che hanno provato a dare parola a un’esperienza inedita. La loro forza sta nella misura — nel raccontare il grande cambiamento a partire dal dettaglio minimo di una mattina diversa dalle altre.

Riletti oggi, testi come questo conservano il valore di una testimonianza. Raccontano non i grandi numeri o le decisioni ufficiali, ma il modo in cui un cambiamento epocale è entrato nelle case, nelle abitudini, nei pensieri di una mattina qualunque. È la storia vista dal basso, dal punto di osservazione di chi l’ha attraversata senza sapere come sarebbe finita, e proprio per questo capace di restituire un’emozione che i resoconti generali non possono offrire. La letteratura, anche nelle sue forme più brevi e dimesse, svolge spesso questa funzione: dare un volto e una voce all’esperienza collettiva, trasformando il vissuto di una singola persona in uno specchio in cui molti possono riconoscersi. In DAD, partendo da un’osservazione minima, riesce a dire qualcosa di quella sospensione condivisa che ha segnato un’intera stagione.

È la stessa capacità di fare di un dettaglio minimo materia di scrittura che ritroviamo negli attimi poetici di Paola Cingolani.

Domande frequenti

Chi è l’autrice di In DAD?

La breve prosa riflessiva è opera di Rita Stanzione.

Di che cosa parla il testo?

Del cambiamento imposto alla vita quotidiana dalla didattica e dal lavoro a distanza durante la pandemia.

Che cos’è il «trambusto prelavorativo»?

È l’ansia mattutina fatta di «minuti contati contro l’imponderabile», la corsa contro il tempo che scandiva le giornate prima del lavoro da remoto e che è scomparsa.

Che cosa significa la frase «tutti remoti»?

Esprime l’esperienza collettiva di aver imparato a lavorare a distanza, tra il sollievo per il nuovo ritmo e lo straniamento per la perdita di gesti e contatti.

A quale genere di scrittura appartiene In DAD?

A quel filone di testi brevi, quasi diaristici, nati dall’emergenza sanitaria per dare parola a un’esperienza inedita.

Maria Sole Gatti

Maria Sole Gatti

Critica letteraria

Critica letteraria, si occupa di poesia contemporanea e narrativa italiana. Collabora con riviste culturali e segue da anni la scena poetica del Nord-Ovest.

Epistolario Culturale

Ogni venerdì, una selezione di letture e appuntamenti letterari dal cuore del Piemonte.