Rilancio dei piccoli borghi: esenzione IMU e comodato d’uso nella Legge di Bilancio
Misure per contrastare lo spopolamento e rilanciare l’economia dei piccoli centri: la bozza della Legge di Bilancio 2022, approvata dal Consiglio dei Ministri, prevedeva una serie di interventi dedicati ai piccoli borghi, i comuni con popolazione ridotta che rischiano l’abbandono.
Esenzione IMU e comodato d’uso
Tra le agevolazioni previste figurava l’esenzione dall’IMU e la concessione in comodato d’uso di immobili di proprietà statale o regionale, con uno stanziamento fino a 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023. Lo scopo dichiarato: sostenere commercio e turismo nei piccoli centri, offrendo condizioni favorevoli a chi sceglie di avviare o mantenere un’attività in questi territori.
Beni pubblici per commercianti e artigiani
La norma prevedeva inoltre che Stato, Regioni, Province autonome ed Enti locali potessero concedere beni immobili di loro proprietà a commercianti e artigiani, in un’ottica di riuso del patrimonio pubblico al servizio della rivitalizzazione economica. Una leva pensata per riportare servizi e presìdi nelle aree interne.
Che cos’è l’IMU e perché l’esenzione conta
L’IMU, l’Imposta Municipale Propria, è il principale tributo che grava sugli immobili diversi dall’abitazione principale. Per chi possiede o utilizza locali commerciali e immobili produttivi, rappresenta un costo fisso che incide sulla sostenibilità di un’attività, soprattutto là dove i margini sono ridotti e il bacino di clientela è limitato. Prevedere un’esenzione in questo ambito significa abbassare una delle barriere economiche che scoraggiano l’apertura o il mantenimento di esercizi nei centri minori. È una leva fiscale classica: ridurre il prelievo dove si vuole stimolare un comportamento, in questo caso l’insediamento di attività nei borghi a rischio di abbandono.
Il comodato d’uso come strumento
Il comodato d’uso è un contratto con cui un bene viene concesso in uso gratuito a un’altra persona, che si impegna a restituirlo al termine. Applicato al patrimonio immobiliare pubblico, diventa uno strumento di politica territoriale: invece di lasciare inutilizzati edifici di proprietà statale, regionale o locale, li si mette a disposizione di commercianti e artigiani, abbattendo il costo dell’affitto. È una formula che unisce due obiettivi: valorizzare un patrimonio pubblico altrimenti improduttivo e ridurre i costi di avvio per chi vuole insediarsi in un piccolo centro.
Il problema delle aree interne in Italia
Le misure descritte si inseriscono in una questione più ampia, spesso definita come quella delle «aree interne»: i territori lontani dai grandi centri di servizio, frequentemente montani o collinari, segnati da un progressivo calo demografico. Lo spopolamento di questi luoghi innesca un circolo vizioso: meno abitanti significano meno servizi — scuole, negozi, presìdi sanitari, trasporti — e la riduzione dei servizi spinge altri residenti ad andarsene. Invertire questa tendenza richiede interventi che rendano di nuovo conveniente, sul piano economico e pratico, la scelta di vivere e lavorare nei centri minori.
Il commercio di prossimità e l’artigianato hanno un ruolo strategico in questo contesto: una bottega, un bar, una piccola impresa non sono solo attività economiche, ma presìdi sociali che tengono vivo un paese. Sostenerli con leve fiscali e con la concessione di immobili pubblici significa puntare su questi presìdi come argine all’abbandono.
Contro l’abbandono dei territori
Gli interventi sui piccoli borghi rispondono a una sfida nazionale: l’abbandono delle aree interne e marginali, con la perdita di servizi, attività e popolazione. Misure come l’esenzione fiscale e il comodato d’uso mirano a invertire la rotta, rendendo economicamente sostenibile la scelta di vivere e lavorare nei centri minori — un tema che riguarda da vicino anche molte realtà del Piemonte.
Il Piemonte, con le sue aree collinari e montane, conosce bene questa dinamica: molti comuni della provincia di Alessandria e dell’Appennino registrano da decenni un calo della popolazione. Per questi territori, agevolazioni come quelle previste possono rappresentare un’occasione concreta di rilancio, a patto che si accompagnino a investimenti in infrastrutture, connettività e servizi essenziali. Anche la valorizzazione turistica può fare la sua parte: esperienze di turismo lento come quello del Trenino Verde dimostrano come una ferrovia minore o un borgo periferico possano tornare a vivere grazie a un flusso di visitatori attratti dall’autenticità dei luoghi.
Le leve fiscali per lo sviluppo territoriale
Le misure descritte appartengono a una categoria ben precisa di strumenti di politica economica: gli incentivi fiscali e patrimoniali a finalità territoriale. L’idea di fondo è che lo Stato possa orientare comportamenti e investimenti privati rinunciando a una parte del gettito o mettendo a disposizione risorse pubbliche, là dove il mercato da solo non garantirebbe sviluppo. Nei territori a rischio di abbandono, infatti, le normali condizioni economiche non rendono conveniente l’apertura di attività: la popolazione è scarsa, la domanda limitata, i costi fissi pesano in proporzione maggiore. Senza un intervento esterno, il declino tende ad autoalimentarsi.
Esenzione fiscale e comodato d’uso agiscono proprio su questi ostacoli: riducono i costi e abbassano la soglia di rischio per chi decide di scommettere su un piccolo centro. È una logica di riequilibrio, che cerca di compensare gli svantaggi strutturali delle aree marginali con vantaggi normativi mirati. L’efficacia di queste misure dipende però dalla loro stabilità nel tempo e dall’integrazione con altri interventi: da sole, le agevolazioni possono attrarre attività, ma per radicarle servono infrastrutture, servizi e connettività adeguati.
Il riuso del patrimonio pubblico
Un aspetto particolarmente significativo delle norme è la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico. Stato, Regioni ed enti locali possiedono un gran numero di immobili che spesso restano inutilizzati, generando costi di manutenzione senza produrre alcun beneficio. Concederli in comodato a commercianti e artigiani significa trasformare un peso in una risorsa: gli edifici tornano a vivere, ospitano attività, contribuiscono alla rivitalizzazione dei centri. È una forma di economia circolare applicata al patrimonio pubblico, in cui il riuso di ciò che esiste prende il posto della costruzione di nuovo e mette i beni collettivi al servizio diretto delle comunità.
Questo approccio ha anche un valore simbolico: restituire alla collettività spazi che le appartengono, facendone luoghi di lavoro e di servizio, rafforza il legame tra istituzioni e cittadini e dà concretezza all’idea di un patrimonio pubblico al servizio del territorio.
Una sfida di lungo periodo
Il rilancio dei piccoli borghi non è una questione che si risolve con un singolo provvedimento. Lo spopolamento delle aree interne è il risultato di processi storici di lungo periodo — l’urbanizzazione, la trasformazione dell’economia, la concentrazione dei servizi nelle città — e invertirlo richiede politiche costanti e integrate. Le agevolazioni fiscali e il comodato d’uso sono tasselli importanti, ma vanno accompagnati da investimenti in scuole, sanità, trasporti e connessione digitale, senza i quali nessuna attività economica può prosperare a lungo. Solo un approccio organico, capace di rendere i piccoli centri luoghi dove sia davvero possibile vivere e lavorare, può dare prospettiva concreta alla scommessa contro l’abbandono dei territori. In molte realtà, del resto, sono proprio le filiere agroalimentari locali a fare da motore economico: lo dimostra il caso della nocciola del Monferrato, risorsa attorno a cui ruotano produzione, lavoro e identità di un intero territorio.
Domande frequenti
Quali misure prevedeva la bozza per i piccoli borghi?
L’esenzione dall’IMU e la concessione in comodato d’uso di immobili di proprietà statale o regionale, oltre alla possibilità per gli enti pubblici di concedere beni immobili a commercianti e artigiani.
A quanto ammontava lo stanziamento?
Fino a 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023.
Qual era lo scopo delle agevolazioni?
Sostenere commercio e turismo nei piccoli centri e contrastare lo spopolamento, offrendo condizioni favorevoli a chi avvia o mantiene un’attività in questi territori.
Che cos’è il comodato d’uso?
Un contratto con cui un bene viene concesso in uso gratuito, con l’impegno a restituirlo al termine: qui applicato a immobili pubblici per ridurre i costi di chi vuole insediarsi.
Chi poteva beneficiare della concessione di immobili pubblici?
Commercianti e artigiani, ai quali Stato, Regioni, Province autonome ed Enti locali potevano concedere beni immobili di loro proprietà.
Perché il tema riguarda il Piemonte?
Molte aree collinari e montane piemontesi, comprese realtà della provincia di Alessandria, soffrono da tempo di spopolamento e perdita di servizi.
Luca Bianchi
Economia
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