«Questo è il tempo in cui attendo la grazia»: Pasolini in scena al Teatro Vascello
Entrare nell’«officina poetica» di Pier Paolo Pasolini, oltre la superficie delle sue opere cinematografiche, per toccarne la fibra più intima: è la proposta di Questo è il tempo in cui attendo la grazia, spettacolo teatrale ospitato dal Teatro Vascello di Roma dal 14 al 19 maggio. Una «biografia onirica e poetica» costruita a partire dalle sceneggiature pasoliniane.
Un collage di folgorazioni figurative
Il titolo della pièce è tratto da un verso dello stesso Pasolini. La drammaturgia e il montaggio dei testi, curati dal regista Fabio Condemi insieme a Gabriele Portoghese, compongono un collage che rivela le «folgorazioni figurative» dell’autore: il suo modo di guardare la natura, i corpi, il sacro. Lo spettacolo non illustra Pasolini, ma lo attraversa, facendone emergere lo sguardo prima ancora delle opere.
La tecnica del collage — l’accostamento di testi e frammenti di diversa provenienza — permette di restituire la complessità di un autore che non si lascia ridurre a un’unica dimensione. Anziché proporre una narrazione lineare, lo spettacolo procede per associazioni e cortocircuiti, lasciando che siano le immagini e le parole a comporre il ritratto di una sensibilità.
Chi era Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini è stato una delle figure intellettuali più influenti e discusse del Novecento italiano: poeta, romanziere, saggista, regista e polemista. La sua opera ha attraversato generi e linguaggi diversi, mantenendo però un nucleo costante: lo sguardo sulla realtà degli umili, la tensione tra il sacro e il profano, la critica radicale alla società dei consumi e l’attaccamento a un mondo popolare che vedeva minacciato dalla modernità.
Proprio questa molteplicità rende difficile racchiuderlo in una sola etichetta. Pasolini è stato insieme un autore di parola e un autore di immagini, e il passaggio tra letteratura e cinema non fu per lui una frattura, ma il prolungamento di un’unica ricerca espressiva. È questa continuità a essere indagata dallo spettacolo, che sceglie di partire dalle sceneggiature proprio perché lì parola e immagine si toccano.
Dentro le sceneggiature
La scelta di partire dalle sceneggiature è la chiave dell’allestimento: ritraendo i testi pensati per il cinema, lo spettacolo permette di entrare immediatamente nell’officina creativa del poeta-regista, in quel laboratorio in cui parola e immagine si generavano a vicenda. In scena, Gabriele Portoghese — Premio Ubu 2021 come miglior attore — dà corpo e voce a questo viaggio.
La sceneggiatura è un testo di confine: nasce per diventare film, ma conserva una propria dimensione letteraria, fatta di descrizioni, indicazioni e immagini verbali. Riportarla sulla scena teatrale significa restituirle questa natura ambigua e feconda, mostrando il momento in cui la visione cinematografica è ancora pura scrittura. È un modo per cogliere il pensiero dell’autore nel suo farsi, prima che si fissi nell’opera compiuta.
Il linguaggio del teatro
Portare Pasolini in teatro significa anche misurarsi con la specificità di questo linguaggio. A differenza del cinema, il teatro vive della presenza fisica dell’attore e della relazione diretta, qui e ora, con il pubblico. La parola pronunciata dal vivo acquista un peso particolare, e il corpo dell’interprete diventa il tramite attraverso cui i testi prendono vita davanti agli spettatori.
Affidare a un solo interprete la responsabilità di dare voce a questo universo è una scelta che concentra l’attenzione sulla parola e sulla sua resa. Il riconoscimento del Premio Ubu — il più prestigioso premio del teatro italiano — assegnato a Portoghese come miglior attore segnala la qualità di un lavoro che fa della precisione interpretativa il proprio fondamento.
Un’esperienza per il pubblico
Le rappresentazioni si tengono dal martedì al venerdì alle 21:00, il sabato alle 19:00 e la domenica alle 17:00, offrendo molteplici occasioni per immergersi in un percorso teatrale intenso. Più che un omaggio celebrativo, lo spettacolo si propone come momento di riflessione culturale: un invito a riconsiderare il modo in cui guardiamo a uno degli intellettuali più influenti del Novecento italiano.
La distribuzione degli orari nell’arco della settimana risponde anche a una logica di accessibilità, permettendo a pubblici diversi di trovare il momento più adatto. È un dettaglio organizzativo che riflette una concezione del teatro come spazio aperto, capace di accogliere spettatori con esigenze e abitudini differenti.
La grazia attesa
«Questo è il tempo in cui attendo la grazia»: il verso che dà il titolo all’opera condensa la tensione spirituale e civile che percorre l’intera produzione pasoliniana. Lo spettacolo di Condemi e Portoghese restituisce proprio questa attesa — la ricerca, mai conclusa, di un senso che la poesia insegue tra realtà e visione. È la stessa tensione che anima la poesia di ricerca dalle radici ermetiche, dove l’immagine concreta si rovescia in interrogazione esistenziale.
Il tema della grazia, di matrice religiosa ma reinterpretato in chiave laica e poetica, attraversa l’opera di Pasolini come una domanda aperta. È l’attesa di una salvezza o di un senso che non arriva mai del tutto, e che proprio per questo continua a generare ricerca e creazione. Lo spettacolo fa di questa attesa il proprio centro, trasformandola in esperienza condivisa con il pubblico.
Pasolini tra cinema e poesia
Uno degli aspetti più affascinanti dell’opera pasoliniana è il continuo passaggio tra cinema e poesia, due linguaggi che nell’autore non vivono separati ma si alimentano a vicenda. Pasolini stesso ha riflettuto a lungo sul rapporto tra immagine e parola, arrivando a concepire il cinema come una forma di scrittura per immagini, dotata di una propria grammatica e di una propria forza espressiva. Per questo la sceneggiatura, nelle sue mani, non è mai un semplice strumento tecnico, ma un testo carico di tensione poetica.
Scegliere di portare in teatro proprio le sceneggiature significa allora cogliere il punto esatto in cui i suoi linguaggi si toccano. È nel momento della scrittura del film che la visione prende forma in parole, e sono quelle parole — descrizioni, immagini, indicazioni — a rivelare lo sguardo dell’autore prima ancora che esso diventi pellicola. Lo spettacolo si colloca in questa soglia, restituendo al pubblico il pensiero pasoliniano nel suo stato nascente.
Questa continuità tra le arti è anche una chiave per comprendere l’unità di un’opera apparentemente dispersa tra generi diversi. Poesia, romanzo, saggio, cinema e teatro non sono per Pasolini compartimenti separati, ma declinazioni di un’unica, instancabile ricerca espressiva e conoscitiva. La stessa unità di vita e scrittura attraversa altre voci del secolo, a cominciare da Cesare Pavese, che fece del paesaggio la materia del proprio mito.
Il teatro come luogo di riflessione
Riportare in scena un autore come Pasolini significa anche riaffermare il ruolo del teatro come spazio di pensiero. A differenza di altri media, il teatro chiede al pubblico una presenza attiva: lo riunisce in un medesimo luogo e in un medesimo tempo, lo espone alla parola viva dell’attore, lo invita a un ascolto concentrato. È un’esperienza che si oppone alla fruizione distratta e che, proprio per questo, si presta particolarmente alla riflessione su temi complessi.
Uno spettacolo che si propone non come omaggio celebrativo ma come occasione di riconsiderazione critica risponde pienamente a questa vocazione. Invitare a guardare con occhi nuovi a una figura tanto influente quanto discussa significa tenere aperto un dialogo con il pensiero del Novecento, sottraendolo alla fissità del monumento. In questo senso il teatro non conserva soltanto la memoria di Pasolini, ma la rimette in movimento, restituendola alla discussione del presente.
Domande frequenti
Di che cosa parla lo spettacolo?
È una biografia onirica e poetica di Pier Paolo Pasolini costruita a partire dalle sue sceneggiature, per entrare nella sua «officina poetica».
Chi lo ha realizzato?
La regia è di Fabio Condemi; drammaturgia e montaggio dei testi sono di Condemi e Gabriele Portoghese, in scena come interprete (Premio Ubu 2021).
Dove e quando è andato in scena?
Al Teatro Vascello di Roma, dal 14 al 19 maggio.
Perché si parte dalle sceneggiature?
Perché sono testi di confine, pensati per il cinema ma di natura letteraria: permettono di entrare nell’officina creativa del poeta-regista, dove parola e immagine si generavano a vicenda.
Da dove viene il titolo?
È tratto da un verso dello stesso Pasolini e condensa la tensione spirituale e civile che percorre la sua intera produzione.
Maria Sole Gatti
Critica letteraria
Critica letteraria, si occupa di poesia contemporanea e narrativa italiana. Collabora con riviste culturali e segue da anni la scena poetica del Nord-Ovest.