Esami di maturità: come funziona e come si calcola il voto

Ogni anno, fra giugno e luglio, circa mezzo milione di studenti italiani affronta l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione, quello che tutti continuano a chiamare esame di maturità. È una prova che chiude tredici anni di scuola e produce un titolo legale, il diploma, con un voto espresso in centesimi. Capire come si compone quel numero aiuta a ridimensionare molte delle ansie che lo circondano.
Che cosa è l’esame di Stato
L’esame è regolato dal decreto legislativo 62 del 2017, che ne ha ridisegnato struttura e punteggi. Si compone di due prove scritte e di un colloquio orale, ai quali si somma il credito maturato negli ultimi tre anni di scuola. Il voto finale è espresso in centesimi e il minimo per superarlo è 60.
A differenza di altri passaggi scolastici, l’esame è gestito da una commissione presieduta da un presidente esterno all’istituto, affiancato da commissari in parte interni e in parte provenienti da altre scuole. La presenza di membri esterni serve a rendere il giudizio meno dipendente dal rapporto costruito in classe durante l’anno.
Chi viene ammesso
L’ammissione non è automatica. Servono la frequenza di almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato e una valutazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina e nel comportamento. Il consiglio di classe può comunque deliberare l’ammissione in presenza di una insufficienza, motivando la decisione.
Negli anni recenti sono stati introdotti anche requisiti relativi alla partecipazione alle prove standardizzate nazionali e allo svolgimento dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, i cosiddetti PCTO, che sostituiscono la vecchia alternanza scuola lavoro.
Esistono poi due situazioni particolari. La prima è l’abbreviazione per merito, che consente a chi ha risultati molto alti di sostenere l’esame con un anno di anticipo, al termine della quarta. La seconda riguarda i candidati esterni, cioè chi non frequenta un istituto statale o paritario e accede all’esame superando una prova preliminare davanti alla stessa commissione.
La prima prova scritta
La prima prova è nazionale e verte sulla lingua italiana. Il Ministero mette a disposizione sette tracce uguali per tutti gli indirizzi, distribuite su tre tipologie: due di analisi e interpretazione di un testo letterario, tre di analisi e produzione di un testo argomentativo a partire da un documento, due di riflessione critica su un tema di attualità.
Il tempo a disposizione è di sei ore. La scelta della tipologia è libera, e non esistono combinazioni più premianti di altre: la commissione valuta la coerenza dell’impianto, la correttezza linguistica e la capacità di argomentare, non l’argomento scelto.
Il totonome sugli autori che potrebbero comparire nella tipologia A occupa ogni anno molto spazio nelle conversazioni dei candidati, con un rendimento pratico prossimo allo zero. La normativa consente di attingere a testi dall’Unità d’Italia in poi, il che rende l’insieme dei possibili autori troppo ampio perché una previsione abbia senso. Studiare il metodo di analisi, che è sempre lo stesso, conviene molto più che scommettere su un nome.
La seconda prova
La seconda prova riguarda la disciplina o le discipline caratterizzanti l’indirizzo di studi, indicate ogni anno dal Ministero. È latino o greco al liceo classico, matematica allo scientifico, la disciplina di indirizzo negli istituti tecnici e professionali, con formati che cambiano sensibilmente da un percorso all’altro.
È la prova che genera più incertezza, perché la materia viene resa nota solo in gennaio e perché la sua struttura varia. Nei percorsi tecnici e professionali può comprendere una parte pratica o progettuale, con tempi di svolgimento più lunghi di quelli della prima prova.
Il colloquio
Il colloquio è pluridisciplinare e prende avvio da un materiale scelto dalla commissione, che può essere un testo, un documento, un’immagine o un problema. Non esiste più la tesina di un tempo, e lo studente non porta un argomento a piacere.
Nel corso del colloquio rientrano anche la relazione sull’esperienza di PCTO e le competenze acquisite nell’ambito dell’insegnamento di educazione civica. La commissione verifica la capacità di collegare le conoscenze fra discipline diverse, più che la restituzione di singoli contenuti a memoria.
Nella pratica il colloquio dura mediamente fra i quaranta minuti e l’ora, con differenze sensibili da commissione a commissione. Chi si presenta avendo ripassato ogni programma in modo separato tende a trovarsi in difficoltà nel momento in cui viene chiesto di passare da una materia all’altra a partire da uno stesso documento, che è esattamente il compito richiesto.
Come si arriva al voto finale
Il punteggio complessivo si costruisce sommando quattro componenti. Nella sessione del 2025 la ripartizione era la seguente:
- credito scolastico maturato in terza, quarta e quinta: fino a 40 punti
- prima prova scritta: fino a 20 punti
- seconda prova scritta: fino a 20 punti
- colloquio orale: fino a 20 punti
- eventuale bonus della commissione: fino a 5 punti
Il bonus e la lode
I cinque punti aggiuntivi non sono a disposizione di tutti. La commissione può assegnarli soltanto a chi abbia ottenuto almeno 30 punti di credito scolastico e almeno 50 punti complessivi nelle tre prove d’esame. Entro questi limiti la decisione è discrezionale e viene motivata.
La lode segue regole più strette: richiede il punteggio massimo in tutte le prove, il credito scolastico massimo attribuito all’unanimità dal consiglio di classe e il raggiungimento dei cento punti senza ricorrere al bonus. Anche la delibera della commissione deve essere unanime.
Che peso ha il voto dopo il diploma
Il voto di maturità pesa meno di quanto gli studenti temano, ma non è irrilevante. Per l’accesso all’università italiana conta raramente, perché i corsi a numero programmato selezionano con test propri e gli altri non richiedono una soglia. Alcune borse di studio e alcuni programmi di merito lo prendono invece in considerazione.
In diversi concorsi pubblici il voto di diploma rientra fra i titoli valutabili, con punteggi definiti dal singolo bando: è il caso di una parte dei concorsi per le forze di polizia e per le forze armate, dove conviene leggere il testo del bando anziché affidarsi a quello che si racconta in giro. Nel mondo del lavoro privato il peso tende ad annullarsi dopo la prima esperienza professionale.
Prepararsi senza illusioni
La preparazione utile comincia molto prima di maggio, e non consiste nel prevedere le tracce. Le simulazioni pubblicate dal Ministero e gli archivi delle prove degli anni precedenti restituiscono il formato reale delle domande, che è l’informazione più utile a chi deve gestire sei ore di scrittura.
Per la parte orale la strategia più efficace resta lavorare sui collegamenti fra le materie invece che sul ripasso lineare programma per programma. Il quadro normativo completo, con i riferimenti ai decreti e alle ordinanze annuali, è consultabile sulle pagine del Ministero dell’Istruzione e del Merito, mentre una ricostruzione storica dell’istituto, dalla riforma Gentile del 1923 in poi, si trova nella voce enciclopedica dedicata.
Domande frequenti
Quante prove prevede l’esame di maturità?
Due prove scritte, la prima di italiano e la seconda sulla disciplina di indirizzo, seguite da un colloquio orale.
Qual è il punteggio minimo per essere promossi?
Sessanta punti su cento, sommando credito scolastico e punteggi delle prove.
Quanto vale il credito scolastico?
Fino a 40 punti, maturati nel terzo, quarto e quinto anno di scuola superiore.
Chi può ricevere i cinque punti bonus?
Chi ha almeno 30 punti di credito e almeno 50 punti complessivi nelle prove d’esame; l’assegnazione resta a discrezione della commissione.
Quando si conosce la materia della seconda prova?
Il Ministero la rende nota nel mese di gennaio, alcuni mesi prima dello svolgimento dell’esame.
Il voto di diploma serve per i concorsi pubblici?
In alcuni casi sì, come titolo valutabile: il peso effettivo è indicato nel bando di ciascun concorso.
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