Srebrenica 30 anni dopo: il pellegrinaggio della memoria

Trent’anni dopo il luglio del 1995, un gruppo di cinquanta persone parte dall’Italia per un pellegrinaggio interreligioso diretto a Srebrenica. L’iniziativa è promossa dalla Focsiv, la federazione degli organismi cristiani di servizio internazionale volontario, insieme all’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche d’Italia. Il gruppo è composto in parti uguali da cristiani e musulmani, venticinque per parte, e raggiungerà la Bosnia Erzegovina con partenze da Roma e da Milano, per un itinerario che tocca Mostar, Sarajevo e infine il memoriale di Potočari.
Che cosa accadde a Srebrenica nel luglio 1995
Nell’estate del 1995 Srebrenica era una enclave a maggioranza bosgnacca nella Bosnia orientale, dichiarata zona protetta dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e presidiata da un contingente olandese della missione Unprofor. L’11 luglio le unità dell’esercito della Repubblica Serba di Bosnia, comandate dal generale Ratko Mladić, entrarono nella città senza incontrare resistenza armata.
Nei giorni successivi le donne, i bambini e gli anziani furono trasferiti con autobus verso il territorio controllato dal governo bosniaco, mentre gli uomini e i ragazzi in età da combattimento furono separati, trattenuti e uccisi in una serie di esecuzioni di massa. Una parte tentò di raggiungere Tuzla attraversando i boschi in una colonna di diverse migliaia di persone, e fu intercettata e decimata lungo il cammino nel corso di giorni di marcia.
Il riconoscimento giuridico del genocidio
La qualificazione giuridica dei fatti non è una questione di opinione. Il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia stabilì che gli eccidi di Srebrenica costituirono genocidio, e la Corte internazionale di giustizia confermò quella qualificazione nella sentenza del 2007 sul ricorso della Bosnia Erzegovina contro la Serbia.
La documentazione raccolta dal Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia ricostruisce le fasi dell’operazione militare, la separazione degli uomini dalle famiglie e la successiva rimozione dei corpi dalle fosse primarie verso fosse secondarie, disposta nell’autunno del 1995 per occultare le prove. Quel trasferimento ha reso i resti frammentari e ha allungato di anni il lavoro di identificazione.
Ratko Mladić è stato condannato all’ergastolo, con sentenza confermata in appello nel 2021. Altri comandanti militari e politici sono stati processati e condannati per genocidio, complicità in genocidio o crimini contro l’umanità nel corso di oltre vent’anni di procedimenti.
Il memoriale di Potočari
Il memoriale sorge a Potočari, pochi chilometri a nord di Srebrenica, dove aveva sede la base del battaglione olandese e dove nel luglio 1995 si erano rifugiate migliaia di persone. Il cimitero commemorativo raccoglie oggi le lapidi bianche delle vittime identificate, per un totale di 8.372 nomi incisi sul monumento.
Il lavoro di identificazione non è concluso. I resti recuperati dalle fosse comuni, molte delle quali furono scavate e ricollocate per ostacolare le indagini, continuano a essere analizzati con tecniche genetiche, e ogni anno l’anniversario dell’11 luglio è accompagnato dalla sepoltura collettiva delle salme riconosciute nei dodici mesi precedenti, alla presenza dei familiari.
Chi partecipa al pellegrinaggio
Il viaggio prende avvio giovedì 23 ottobre. Alla delegazione partecipano fra gli altri Ivana Borsotto, presidente della Focsiv, Paolo Naggar, vicepresidente vicario della stessa federazione, e per l’Ucoii Laila Mourabi e Zeinab Khalil. Nel gruppo figura anche Marco Mascia, docente dell’Università di Padova.
Sul territorio bosniaco gli incontri previsti coinvolgono figure religiose di primo piano, come riporta il resoconto pubblicato da Vatican News: fra questi Mustafa Cerić, gran muftì emerito di Bosnia Erzegovina, monsignor Luigi Bressan, vescovo emerito di Trento, e Hrizostom Jević, arcivescovo ortodosso di Sarajevo.
Le tappe dell’itinerario
Il percorso attraversa il paese da sud a est, con soste concepite come momenti di ascolto più che come visite turistiche. Le tappe principali comprendono:
- Mostar, con il ponte ricostruito dopo la distruzione del 1993
- Sarajevo e il tunnel scavato sotto la pista dell’aeroporto durante l’assedio
- la cattedrale cattolica del Sacro Cuore e la cattedrale ortodossa della Natività
- la moschea di Gazi Husrev-beg e la sinagoga askenazita
- il memoriale di Potočari, presso Srebrenica
La concentrazione di luoghi di culto di quattro tradizioni diverse nel raggio di poche centinaia di metri nel centro di Sarajevo è uno degli elementi che rendono la città un caso di studio per chi si occupa di convivenza religiosa, ed è anche la ragione per cui l’assedio degli anni Novanta è stato letto come attacco a un modello urbano oltre che a una popolazione.
Perché un pellegrinaggio interreligioso
La scelta di una delegazione composta in parti uguali da cristiani e musulmani risponde alla natura stessa del crimine commesso a Srebrenica, che selezionò le vittime in base all’appartenenza. Camminare insieme sugli stessi luoghi è un gesto simbolico che le due organizzazioni promotrici hanno costruito nel tempo, attraverso una collaborazione avviata già negli anni precedenti su altri terreni.
La Focsiv riunisce organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana e lavora prevalentemente sulla cooperazione allo sviluppo. L’Ucoii è una delle principali federazioni di comunità islamiche presenti in Italia. Le due realtà hanno profili molto diversi, e proprio per questo un’iniziativa congiunta ha un peso che va oltre il numero dei partecipanti.
La memoria come questione aperta
A trent’anni di distanza il negazionismo sui fatti di Srebrenica resta una presenza attiva nel dibattito pubblico della regione, sostenuta in alcuni casi da esponenti politici istituzionali. Le sentenze internazionali non hanno chiuso la controversia sul piano della narrazione pubblica, e le famiglie delle vittime si trovano periodicamente a doverne rivendicare il contenuto.
Questo spiega perché iniziative come il pellegrinaggio italiano vengano presentate dai promotori in termini di ascolto piuttosto che di commemorazione. L’incontro con i testimoni diretti e con chi lavora al memoriale ha una funzione documentaria, oltre che spirituale, e restituisce ai partecipanti una conoscenza di prima mano difficile da acquisire altrimenti.
Il quadro europeo
Nel maggio 2024 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che istituisce l’11 luglio come giornata internazionale di riflessione e commemorazione del genocidio di Srebrenica. Il voto è stato preceduto da un confronto diplomatico acceso e da una netta opposizione da parte della Serbia e della Republika Srpska.
La risoluzione non attribuisce responsabilità collettive a un popolo e lo afferma esplicitamente nel testo, precisando che la responsabilità penale per il genocidio è individuale. È una precisazione che i promotori hanno ritenuto necessaria proprio per rispondere alle obiezioni sollevate durante il negoziato, e che nella pratica sposta il baricentro del provvedimento sulla prevenzione e sull’educazione piuttosto che sulla condanna di uno Stato.
Per l’Italia il tema ha anche una dimensione di prossimità geografica. La Bosnia Erzegovina dista poche centinaia di chilometri dalla costa adriatica, e la guerra degli anni Novanta ha prodotto flussi di profughi e reti di solidarietà che in molte città italiane hanno lasciato legami tuttora attivi, spesso alla base di viaggi come quello organizzato in queste settimane.
Domande frequenti
Chi organizza il pellegrinaggio a Srebrenica?
L’iniziativa è promossa dalla Focsiv, federazione di organismi cristiani di volontariato internazionale, insieme all’Ucoii, Unione delle comunità islamiche d’Italia.
Quante persone partecipano?
Il gruppo è composto da cinquanta partecipanti, venticinque cristiani e venticinque musulmani, con partenze da Roma e da Milano.
Quali città vengono visitate?
L’itinerario tocca Mostar, Sarajevo e Srebrenica, con la visita al memoriale di Potočari e a luoghi di culto cattolici, ortodossi, islamici ed ebraici.
Quante vittime ricorda il memoriale di Potočari?
Il monumento riporta 8.372 nomi di persone uccise nel luglio 1995, in larga maggioranza uomini e ragazzi bosgnacchi.
I fatti del 1995 sono stati riconosciuti come genocidio?
Sì, dal Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia e dalla Corte internazionale di giustizia, che lo ha confermato nella sentenza del 2007.
Esiste una giornata internazionale dedicata a Srebrenica?
Sì, nel maggio 2024 l’Assemblea generale dell’Onu ha istituito l’11 luglio come giornata di riflessione e commemorazione del genocidio.
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