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Papa Leone XIV: “Si chiude questa Porta Santa, ma non quella della sua clemenza”
Nel giorno dell’Epifania, e in occasione della chiusura del Giubileo 2025, Leone XIV affida ai milioni di fedeli il compito di incarnare la speranza nella vita ordinaria.

Nel giorno dell’Epifania e con il rito dell’ultima Porta Santa nella Basilica di San Pietro si è concluso il Giubileo della Speranza, iniziato il 24 dicembre 2024 da Papa Francesco. A chiudere la Porta Santa è stato Papa Leone XIV che ha recitato la preghiera di ringraziamento per l’Anno Santo: “Si chiude questa Porta Santa, ma non si chiude la porta della tua clemenza”. Inoltre ha invocato che i tesori della grazia divina restino aperti “così che, al termine del nostro pellegrinaggio terreno, possiamo bussare con fiducia alla porta della tua casa e gustare i frutti dell’albero della vita”.
Nella sua omelia il Papa celebra il giorno dell’Epifania del Signore e ricorda che la Porta Santa della Basilica di San Pietro è stata l’ultima a chiudersi e che ha conosciuto il flusso di innumerevoli uomini e donne, pellegrini di speranza, in cammino verso la Città dalle porte sempre aperte, la Gerusalemme nuova: “Chi erano e che cosa li muoveva? Ci interroga la ricerca spirituale dei nostri contemporanei, molto più̀ ricca di quanto forse possiamo comprendere. Milioni di loro hanno varcato la soglia della Chiesa. Che cosa hanno trovato? Quali cuori, quale attenzione, quale corrispondenza? – aggiunge il Pontefice – Sì, i Magi esistono ancora. Sono persone che accettano la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l’esigenza di andare, di cercare”.
Durante la cerimonia il Papa ha affidato ai fedeli il compito di incarnare la speranza nella vita ordinaria. “Siamo chiamati a essere una Chiesa che accoglie, consola, accompagna, ascolta, aiuta e solleva; una Chiesa impegnata per la giustizia, la pace e la dignità di ogni persona umana; una Chiesa che annuncia, vive e porta Gesù Cristo, «nostra speranza»”. Il Santo Padre si chiede quante epifanie ci sono donate o stanno per esserci donate! Vanno però sottratte alle intenzioni di Erode, a paure sempre pronte a trasformarsi in aggressione. “Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono”.
Questa misteriosa espressione di Gesù̀, riportata nel Vangelo di Matteo, sottolinea Papa Prevost, non può̀ non farci pensare a tanti conflitti con cui gli uomini possono resistere e persino colpire il Nuovo che Dio ha in serbo per tutti. “Amare la pace, cercare la pace, significa proteggere ciò̀ che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino. Attorno a noi, un’economia distorta prova a trarre da tutto profitto”.
Di fronte alla tragedia delle guerre a cui oggi assistiamo, “il mercato trasforma in affari anche la sete umana di cercare, di viaggiare, di ricominciare. Chiediamoci: il Giubileo ci ha educato a fuggire quel tipo di efficienza che riduce ogni cosa a prodotto e l’essere umano a consumatore? Dopo quest’anno, saremo più̀ capaci di riconoscere nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel lontano un vicino, nel diverso un compagno di viaggio?”
Alla solenne chiusura dell’Anno Santo è stato presente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, autorità civili e un gran numero di fedeli. È stato un anno incentrato sulla fede, la riconciliazione, la pace e la misericordia divina sotto il motto “Pellegrini della Speranza”. Un evento che ha fatto registrare cifre record di presenze. Oltre 33,4 milioni i pellegrini giunti a Roma di 185 paesi, una cifra che ha superato le previsioni iniziali del Vaticano, secondo quanto riferito lunedì dal pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, Monsignor Rino Fisichella.
Il Papa nella sua omelia afferma che il Bambino che i Magi adorano è un Bene senza prezzo e senza misura. È l’Epifania della gratuità. Non ci attende nelle “location” prestigiose, ma nelle realtà̀ umili. “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda”. Quante città, quante comunità̀ hanno bisogno di sentirsi dire: “Non sei davvero l’ultima”. Sì, il Signore ci sorprende ancora! Si fa trovare. Le sue vie non sono le nostre vie, e i violenti non riescono a dominarle, né i poteri del mondo possono bloccarle. Di qui la gioia grandissima dei Magi che si lasciano alle spalle la reggia e il tempio ed escono verso Betlemme: è allora che rivedono la stella!
Abbiamo assistito al secondo Giubileo nella storia della Chiesa Cattolica in cui veniva aperta la Porta Santa da un papa e chiusa dal suo successore. È successo per la prima volta a Papa Innocenzo XII nel Giubileo del 1700. La chiusura del Giubileo2025, la scomparsa di Papa Francesco, il Conclave e l’elezione di un nuovo Papa sono stati avvenimenti di un anno segnato da incertezze e guerre in cui la speranza è servita come ancora per la nostra salvezza, che ha visto anche la canonizzazione di due giovani, Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati. Il Giubileo termina, ma la sua missione continua, portando il messaggio di speranza tra le nostre mura domestiche e in ogni angolo della nostra vita quotidiana.
In mezzo a questa realtà Leone XIV afferma che la Chiesa non può né ritirarsi né rassegnarsi. È chiamata a camminare, come il Popolo di Dio nel deserto, sostenuta dalla promessa fedele del Signore. “Il Giubileo ci ha ricordato che la speranza cristiana non è un ottimismo superficiale o un’evasione spirituale, ma una virtù teologale che nasce dalla certezza che Dio mantiene le sue promesse e non abbandona mai il suo popolo. Per noi, questo pellegrinaggio ha significato accettare che non abbiamo tutto sotto controllo, che abbiamo bisogno di Dio e dei nostri fratelli e sorelle”.
La bellezza di continuare ad essere pellegrini di speranza ci apre alla fedeltà̀ di Dio. Qui Dio ci stupirà ancora. “Maria, Stella del mattino, camminerà̀ sempre davanti a noi! Nel suo Figlio –dice Leone – contempleremo e serviremo una magnifica umanità̀, trasformata non da deliri di onnipotenza, ma dal Dio che per amore si è fatto carne”.

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