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Nelle pieghe del tempo. Poesia e vita in “Gocce di me”

“Gocce di me” è il diario segreto dell’anima di Erica Malavasi: una raccolta di poesie che scivola dolcemente nella memoria, attraversa il presente come un battito vivo e si protende verso il futuro con la timidezza e il coraggio dei sogni. «L’intera opera – confessa l’autrice, laureata in Economia e Commercio, originaria di Concordia Sulla Secchia (Modena) ma che vive a Correggio (Reggio Emilia) – parla di me, della mia vita, delle mie emozioni nei momenti felici e in quelli più duri, delle persone che ho intorno e che ho avuto la possibilità di incontrare. Un insieme di tante piccole gocce di me condivise con il lettore, attraverso le poesie». Nelle pagine della raccolta – pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore e disponibile anche nella versione e-book – il passato non è un’ombra, ma una fonte limpida da cui attingere: è fatto di esperienze sedimentate, di lezioni custodite come pietre preziose, di istanti che continuano a vibrare anche quando sembrano lontani. Il futuro, al contrario, è un orizzonte sfumato, un gioco di veli e possibilità, un enigma che profuma di speranza. Eppure, è il presente a brillare con la forza più intensa: un foglio bianco che attende mani fiduciose, uno spazio sacro in cui ogni gesto può diventare luce. «Il fatto che un verso di una poesia possa toccare le corde di più persone, che ci si rivedono e sentono vibrare dentro quello che il poeta ha voluto trasmettere, è una magia che si ripete nel tempo».

Erica Malavasi invita il lettore a trattenere l’attimo, a sentirne il valore irripetibile. Vivere, per lei, è un atto d’arte: significa trasformare il quotidiano nella materia di un capolavoro intimo, scolpito con sensibilità, tenacia e delicatezza. «Un viaggio – afferma l’autrice – tra ieri, oggi e domani, facendo riferimento ad esperienze e insegnamenti del passato per guardare al futuro con speranza, senza dimenticare di vivere il presente, in ogni suo istante, con amore e fiducia».

La sua poesia respira in un linguaggio semplice e trasparente, ma capace di accendere emozioni profonde attraverso l’uso di comparazioni e assonanze. Ogni verso è una finestra aperta su un frammento di vita, sull’amore in tutte le sue forme, sulla natura, con i suoi colori e profumi; ogni immagine, una carezza o una ferita che si offre senza maschere. In queste gocce si specchiano gioie, smarrimenti, rinascite: un canto personale che diventa coro universale. Erica vuole «descrivere il proprio vissuto e il proprio stato emozionale in modo da farlo vibrare all’interno del lettore. Eppure – precisa – penso che qualcosa di inespresso ci sia sempre. Credo che ciascun lettore di fronte ad un testo scriva il proprio finale, la personale chiusa di quell’insieme di riflessioni, ricordi, emozioni che il testo ha suscitato».

Così “Gocce di me” non è solo una raccolta di poesie: è una lente posata sul cuore, un invito ad abitare pienamente il tempo, ad accogliere il dono fragile e potente di ogni respiro. La realtà, fonte d’ispirazione, viene raccontata e vestita con gli abiti delle emozioni. «La poesia – racconta l’autrice – affiora dentro di me con forza ed è stata, fin da subito, un modo per sentirmi viva, in grado di provare ancora emozioni e non soccombere nelle sofferenze». È il racconto di un viaggio interiore, un peregrinare dove non si arriva mai ad una meta perché l’uomo è in continuo mutamento, con le sue esperienze e il trascorrere del tempo. «La penna tra le dita della poetessa – scrive, nella Prefazione, il professor Hafez Haidar, pluricandidato al Premio Nobel per la Letteratura, arabista e scrittore noto per la traduzione del best seller “Le mille e una notte” – corre veloce come il vento tra le righe del taccuino e i battiti del cuore per raccontare di lei, dei suoi affanni e delle sue gioie e per farla approdare nell’isola felice in cui la sua anima può specchiarsi, finalmente libera da orpelli e condizionamenti». E questa penna arriva dritta al cuore dei lettori. «Vorrei trasmettere due cose: la bellezza del “sentire” e la gioia del condividere».

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