Cristina Del Tutto e «Il Marchio dell’Innocenza»: il romanzo storico tra documentazione e memoria
Autrice, sceneggiatrice e poetessa, Cristina Del Tutto ha esordito nella narrativa con Il Marchio dell’Innocenza (Aracne Editrice), romanzo storico ambientato nell’Inghilterra del Duecento. Una scrittura nata in parallelo a una carriera del tutto diversa — vent’anni come consulente politico e parlamentare alla Camera dei deputati — e maturata nella convinzione che anche chi non appartiene ai circuiti tradizionali dell’editoria possa portare la propria opera fino agli scaffali delle librerie.
Dalla politica alla scrittura
Da vent’anni Cristina Del Tutto lavora alla Camera dei deputati come consulente politico e parlamentare: la politica, racconta, è diventata per lei un vero e proprio modo di vivere. Eppure, accanto a quell’impegno quotidiano, ha continuato a coltivare la scrittura, attività che descrive con lucidità e senza illusioni.
Il suo sguardo sull’editoria italiana è disincantato: un mondo «veramente difficile», dice, che «sempre più spesso segue logiche che non premiano la qualità». La vita dello «scrittore solitario» è «tutta in salita» e spesso non porta da nessuna parte. È una constatazione amara, ma anche il punto di partenza di una scelta.
«Perché io no?»
La svolta nasce da una domanda semplice: «Perché io no?». Del Tutto osserva che esistono autori italiani molto bravi che non riescono a portare materialmente le proprie opere sugli scaffali delle librerie, e che probabilmente, se l’editoria cambiasse le sue logiche commerciali, le persone leggerebbero molti più libri, al di là delle logiche di mercato e dei grandi premi letterari come lo Strega. Da questa convinzione nasce la determinazione a mettersi in gioco in prima persona, trasformando la pratica della scrittura in un progetto autoriale compiuto.
Un romanzo storico ambientato nel 1257
L’autrice colloca Il Marchio dell’Innocenza nel 1257, quando Edoardo I era ancora erede al trono d’Inghilterra. La scelta dell’ambientazione storica risponde a una precisa idea di narrazione: una scenografia lontana dal presente, sostiene, favorisce nel lettore un allontanamento dalla realtà che facilita la comprensione della vicenda e dei personaggi, liberandola dalle preclusioni derivanti dal proprio vissuto.
È una poetica del romanzo storico nel senso più pieno del termine: il passato non come fuga, ma come specchio. Collocare i personaggi in un’epoca remota consente di interrogare, con maggiore libertà, temi che riguardano anche il presente — il potere, la colpa, l’innocenza, l’appartenenza.
La documentazione e il tema della persecuzione
Dietro il romanzo c’è un lavoro di documentazione importante. Tra i temi affrontati figura la persecuzione degli ebrei, un nucleo narrativo che l’autrice racconta esserle stato suggerito dal confronto con l’amico Amos Castaldini. Per dedicarsi al libro, Del Tutto si era ritagliata del tempo prendendo in affitto una casa a Ferrara — città che con la propria storia ebraica ha un legame profondo — dove la riflessione su questi temi ha potuto maturare.
Quel filo conduttore trova il proprio sviluppo in un secondo volume, già concepito prima ancora di concludere il primo. Il seguito tratterà in maniera specifica la cacciata della comunità ebraica dal regno inglese: un riferimento all’Editto di Espulsione del 1290, con cui Edoardo I — divenuto nel frattempo re — bandì gli ebrei dall’Inghilterra, dove non avrebbero potuto fare ritorno per secoli. È un episodio storico di grande peso, che colloca la narrativa di Del Tutto nel solco di un romanzo storico attento alle pagine più dolorose del passato europeo.
Edoardo I e l’Inghilterra del Duecento
Per comprendere la cornice del romanzo conviene richiamare il contesto storico. Nel 1257 l’Inghilterra è governata da Enrico III, e il futuro Edoardo I — nato nel 1239 — è ancora il giovane erede al trono, lontano dalle imprese militari e dalle riforme che ne segneranno il regno. Salito al potere nel 1272, Edoardo passerà alla storia come sovrano energico e accentratore, ricordato per le campagne in Galles e in Scozia e per un’incisiva opera di riordino legislativo.
È lo stesso Edoardo I che, nel 1290, emanerà l’Editto di Espulsione, con cui la comunità ebraica venne bandita dall’Inghilterra: un provvedimento preceduto da decenni di crescenti restrizioni, tassazioni vessatorie e misure discriminatorie. La scelta di Cristina Del Tutto di ambientare la propria saga in questo arco temporale non è dunque casuale: il 1257 del primo romanzo e il 1290 del seguito tracciano insieme la parabola che conduce alla persecuzione, permettendo alla narrazione di interrogare le radici dell’intolleranza.
La forza del romanzo storico
Il romanzo storico vive di un equilibrio delicato: la fedeltà al contesto documentato da un lato, la libertà dell’invenzione narrativa dall’altro. È un genere che, da Walter Scott a Manzoni fino agli autori contemporanei, ha saputo trasformare la ricostruzione del passato in strumento di riflessione civile. Il lettore vi cerca non una lezione di storia, ma un’esperienza: la possibilità di abitare un tempo lontano e, da quella distanza, riconoscere qualcosa di sé.
In questa tradizione si inserisce Il Marchio dell’Innocenza, che fa della documentazione la propria base e dell’ambientazione medievale la propria lente. Resta inteso che il romanzo conosce molte declinazioni: accanto alla ricostruzione storica c’è chi sceglie l’invenzione visionaria, come nel romanzo di Fabrizio Ago tra telepatia e ambizione. La scelta di temi forti — l’innocenza, la colpa, la persecuzione — conferma l’ambizione di un romanzo che non si accontenta dell’avventura, ma cerca di dire qualcosa sull’uomo e sulle sue contraddizioni.
Tre linguaggi: romanzo, sceneggiatura, poesia
Romanzo, sceneggiatura e poesia richiedono, secondo l’autrice, approcci mentali diversi. La capacità tecnica di costruire un romanzo o una sceneggiatura può essere appresa nel tempo: è «il contenuto che fa la differenza», ciò che fa emergere la voce di chi scrive. La poesia, invece, esige un’introspezione maggiore, un rapporto più diretto e profondo con la propria interiorità.
Non a caso l’autrice riconosce alla poesia un percorso a sé, fatto di ascolto interiore e di misura, capace di cogliere la distanza tra costruzione narrativa e ascolto di sé. Vi è chi spinge questa intuizione fino in fondo, intendendo la scrittura come esercizio di cura di sé, percorso di consapevolezza prima ancora che pratica letteraria.
È in questa pluralità di registri che Del Tutto colloca la propria identità di scrittrice: una voce che si muove tra la costruzione narrativa, il ritmo della scena e l’ascolto di sé. Tre forme distinte, accomunate dalla stessa ricerca di autenticità.
Una voce da seguire
Con un esordio ambizioso e un secondo titolo già in cantiere, Cristina Del Tutto rappresenta un esempio di autrice che sceglie la via del romanzo storico per parlare, attraverso il passato, di temi che riguardano anche il presente: l’innocenza, la persecuzione, la memoria. Una scrittura che fa della documentazione e della distanza temporale gli strumenti per avvicinare il lettore alle proprie domande — e che rivendica, con la propria stessa esistenza, il diritto di una voce nuova a trovare spazio.
Editoria, qualità e autori da scoprire
La parabola di Cristina Del Tutto tocca un nodo che attraversa l’intero settore librario italiano: il rapporto tra qualità letteraria e logiche di mercato. In un panorama in cui le grandi case editrici concentrano spesso le risorse promozionali su pochi titoli ad alta resa commerciale, molti autori di valore faticano a emergere e a raggiungere fisicamente gli scaffali delle librerie.
È in questo contesto che assumono importanza i percorsi alternativi — dalla piccola e media editoria indipendente alle scelte autoriali più coraggiose — capaci di dare spazio a voci che altrimenti resterebbero inascoltate. La determinazione con cui l’autrice ha portato avanti il proprio progetto si inserisce in questa dinamica più ampia, e ricorda quanto sia prezioso, per il lettore, andare oltre le classifiche alla ricerca di proposte meno visibili ma non per questo meno significative.
Domande frequenti
Chi è Cristina Del Tutto?
È un’autrice, sceneggiatrice e poetessa che lavora da vent’anni come consulente politico e parlamentare alla Camera dei deputati ed è esordiente nella narrativa con Il Marchio dell’Innocenza.
Di cosa parla «Il Marchio dell’Innocenza»?
È un romanzo storico ambientato nel 1257, nell’Inghilterra di Edoardo I allora erede al trono, che affronta anche il tema della persecuzione degli ebrei.
Perché l’ambientazione storica?
Secondo l’autrice, una scenografia lontana dal presente favorisce nel lettore una comprensione più libera della vicenda e dei personaggi.
Ci sarà un seguito?
Sì: un secondo volume, dedicato in modo specifico alla cacciata della comunità ebraica dall’Inghilterra (l’Editto di Espulsione del 1290).
Come affronta i diversi generi?
Romanzo e sceneggiatura richiedono soprattutto tecnica e contenuto; la poesia, invece, una maggiore introspezione.
Maria Sole Gatti
Critica letteraria
Critica letteraria, si occupa di poesia contemporanea e narrativa italiana. Collabora con riviste culturali e segue da anni la scena poetica del Nord-Ovest.