La «Maddalena giacente» di Antonio Canova ritrovata dopo due secoli
Un capolavoro perduto per oltre due secoli torna alla luce: la Maddalena giacente di Antonio Canova, scultura le cui tracce si erano perse nel 1959, è stata riscoperta e ha destato stupore tra studiosi e appassionati. Un ritrovamento definito «un miracolo», che restituisce alla storia dell’arte un’opera a lungo cercata.
Un capolavoro ritrovato dopo 200 anni
«È un miracolo che l’eccezionale capolavoro di Antonio Canova, a lungo perduto, la Maddalena giacente, sia stato ritrovato 200 anni dopo il suo completamento» — così è stato commentato il ritrovamento. L’opera, cercata per decenni dagli studiosi, riemerge dopo che le sue tracce si erano interrotte alla fine degli anni Cinquanta del Novecento.
L’annuncio della casa d’aste
La riscoperta è stata annunciata dalla casa d’aste Christie’s, che ha messo all’incanto la Maddalena giacente a Londra, con una stima di partenza compresa tra i 5 e gli 8 milioni di sterline. Una cifra che riflette tanto il valore artistico quanto la rarità del ritrovamento: poche opere di Canova di questa importanza compaiono sul mercato.
Canova e la sua eredità
Massimo esponente del Neoclassicismo, Antonio Canova ha lasciato un’impronta indelebile nella scultura europea tra Settecento e Ottocento. Il ritorno della Maddalena giacente arricchisce il corpus delle sue opere conosciute e riaccende l’attenzione su un artista la cui ricerca della perfezione formale continua a interrogare il pubblico contemporaneo.
Il Neoclassicismo e l’ideale di bellezza
Per comprendere il valore di un ritrovamento simile occorre collocarlo nel suo contesto. Il Neoclassicismo è il grande movimento artistico che, tra la seconda metà del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento, riportò al centro i valori dell’arte antica: l’armonia delle proporzioni, la nobiltà delle forme, la compostezza degli affetti. Nasceva in parte come reazione agli eccessi decorativi del Barocco e del Rococò, e in parte dall’entusiasmo per le grandi scoperte archeologiche dell’epoca, che restituivano all’Europa il volto della civiltà greca e romana. Gli artisti neoclassici cercavano una bellezza ideale, depurata dall’accidentale, capace di esprimere sentimenti universali attraverso linee pulite e superfici levigate.
In questo orizzonte la scultura ebbe un ruolo privilegiato, perché il marmo permetteva di tradurre in tre dimensioni l’ideale di una forma perfetta. La ricerca della perfezione formale di cui si parla a proposito di Canova è dunque il cuore stesso della poetica neoclassica: non l’imitazione fredda dell’antico, ma il tentativo di eguagliarne e rinnovarne l’ideale di grazia.
Perché un ritrovamento fa notizia
Nel campo della storia dell’arte, il riapparire di un’opera a lungo perduta è un evento raro e prezioso. Le opere possono sparire dai radar per molte ragioni: passaggi di proprietà non documentati, collezioni private che si disperdono, eventi storici che cancellano le tracce, semplici errori di attribuzione. Quando un pezzo riemerge, gli studiosi devono ricostruirne la storia, confrontarlo con i documenti e con le altre opere note dell’autore, verificarne l’autenticità. È un lavoro di indagine che intreccia archivi, analisi stilistica e talvolta esami tecnici, non diverso da quello che permette di leggere reperti antichi come l’epitaffio paleocristiano di Theodule. La riscoperta di un capolavoro non aggiunge soltanto un oggetto a un catalogo: riapre questioni, corregge ricostruzioni, modifica la percezione complessiva del percorso di un artista.
Il mercato e il valore delle opere d’arte
Le grandi case d’aste internazionali sono spesso il palcoscenico su cui questi ritrovamenti diventano pubblici. La stima che accompagna un’opera non misura solo la qualità artistica, ma anche la rarità sul mercato: di un autore molto celebre, le cui sculture sono in larga parte conservate in musei e collezioni pubbliche, ben poche restano disponibili. Per questo una scultura autografa di prima importanza, rimasta nascosta per generazioni e ora rimessa all’incanto, raggiunge valutazioni elevate. L’attenzione che ne deriva travalica il mondo dei collezionisti e coinvolge il pubblico più ampio, sensibile al fascino di una storia che unisce arte, mistero e tempo ritrovato.
La fortuna critica di Canova nel tempo
La reputazione di Antonio Canova ha attraversato fasi diverse. Acclamato come il più grande scultore del suo tempo, celebrato dalle corti e dai potenti d’Europa, conobbe in vita una fama straordinaria. Nei decenni successivi, con l’affermarsi di nuove correnti artistiche e di una diversa sensibilità, il giudizio sulla sua opera divenne più freddo: la levigatezza delle sue superfici e la compostezza delle sue figure furono talvolta scambiate per fredda perfezione, priva di slancio. Solo in tempi più recenti la critica ha riscoperto pienamente la complessità della sua ricerca, riconoscendo la tensione emotiva che si nasconde sotto l’apparente classicità delle forme. Un ritrovamento come quello della Maddalena giacente contribuisce a questo processo di riscoperta, offrendo nuovo materiale di studio e occasioni per riconsiderare l’intero percorso dell’artista. Anche altri protagonisti della scultura e della pittura, come il maestro dell’arte astratta degli ovali, hanno conosciuto una rivalutazione critica nel tempo.
Il tema della Maddalena nell’arte
La figura della Maddalena è uno dei soggetti più frequentati dalla storia dell’arte occidentale. Personaggio carico di significati legati al pentimento, alla redenzione e alla meditazione, è stata rappresentata in innumerevoli dipinti e sculture, spesso colta in atteggiamento raccolto e contemplativo. La sua iconografia ha permesso agli artisti di esplorare l’espressione del sentimento interiore, dell’introspezione e del dolore composto. Una scultura che raffigura la Maddalena in posizione giacente si inserisce in questa lunga tradizione e, allo stesso tempo, offre all’autore l’occasione di misurarsi con il difficile compito di rendere nel marmo la quiete, la malinconia e la dimensione spirituale del soggetto. È un tema che richiede equilibrio tra forma e contenuto, e che mette alla prova la capacità dell’artista di far vibrare la materia inerte.
Conservazione e tutela del patrimonio
Ogni ritrovamento riporta l’attenzione sul tema più ampio della conservazione e della tutela del patrimonio artistico. Le opere d’arte sono testimonianze fragili, esposte ai rischi del tempo, degli spostamenti e delle vicende umane. Quando un capolavoro riemerge, si apre non solo la questione del suo valore, ma anche quella della sua protezione futura: dove sarà conservato, in quali condizioni, e come potrà essere reso accessibile allo studio e al pubblico. La storia di un’opera scomparsa e poi ritrovata ricorda quanto sia importante il lavoro di documentazione, catalogazione e cura che istituzioni, studiosi e specialisti svolgono per garantire che il patrimonio del passato continui a parlare alle generazioni future. Lo stesso impegno di cura attraversa il lavoro di chi tiene insieme creazione e conoscenza, come mostrano le esperienze in cui l’arte incontra la ricerca scientifica.
Il marmo e la sfida dello scultore
Per apprezzare pienamente un’opera di Antonio Canova occorre considerare la materia con cui lavorava. Il marmo è un materiale duro, freddo e inerte, eppure i grandi scultori sono riusciti a piegarlo fino a renderlo capace di simulare la morbidezza della pelle, la leggerezza di un panneggio, la delicatezza di un gesto. Questa è la sfida più alta della scultura neoclassica: vincere la resistenza della pietra per restituire l’illusione della vita. La levigatezza delle superfici, ottenuta con un lungo e paziente lavoro di rifinitura, conferisce alle figure un aspetto quasi vibrante, in cui la luce scivola dolcemente e accentua la sensazione di realtà. Una scultura giacente, che richiede di rappresentare un corpo disteso e abbandonato, mette alla prova in modo particolare questa maestria, perché impone di rendere credibili il peso e l’equilibrio della figura. È in questa capacità di trasformare la materia in emozione che risiede gran parte della grandezza di Canova e del fascino che le sue opere continuano a esercitare.
Domande frequenti
Di chi è la «Maddalena giacente» ritrovata?
È un’opera di Antonio Canova, massimo esponente del Neoclassicismo.
Per quanto tempo se ne erano perse le tracce?
Le sue tracce si erano interrotte nel 1959, alla fine degli anni Cinquanta del Novecento, ed è stata ritrovata circa 200 anni dopo il suo completamento.
Chi ha annunciato la riscoperta?
La casa d’aste Christie’s, che ha messo l’opera all’incanto a Londra.
Quale stima è stata indicata?
Una stima di partenza compresa tra i 5 e gli 8 milioni di sterline.
Perché il ritrovamento è considerato eccezionale?
Perché poche opere di Canova di questa importanza compaiono sul mercato e la riscoperta di un capolavoro perduto da oltre due secoli è un evento raro nella storia dell’arte.
Marco Vivaldi
Redazione cultura
Giornalista culturale, scrive di arti visive, mostre e patrimonio storico-artistico del Piemonte e del Monferrato.