25 novembre: la Giornata contro la violenza sulle donne e il ruolo della poesia
Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. La data fu scelta dall’Assemblea Generale dell’ONU per commemorare il brutale assassinio delle tre sorelle Mirabal, attiviste dominicane uccise nel 1960 dagli agenti del regime di Trujillo. Da allora è diventata un appuntamento simbolico in tutto il mondo.
Quando la poesia incontra l’impegno civile
In controtendenza rispetto alla crudezza della cronaca, molte iniziative scelgono di affrontare il tema attraverso la poesia e la parola. Non per edulcorare, ma per restituire dignità e voce: la scrittura diventa allora uno spazio di consapevolezza, capace di tenere insieme denuncia e riflessione, memoria e speranza.
Codice Rosso e i suoi limiti
A distanza di anni dall’entrata in vigore del cosiddetto «Codice Rosso» — il pacchetto di norme a tutela delle vittime di violenza — il dibattito pubblico continua a interrogarsi sulla reale efficacia di alcune misure. Le associazioni che operano sul campo segnalano la distanza che spesso permane tra la legge e la sua applicazione concreta, e l’importanza di un sostegno effettivo alle donne.
Parole, cultura, diritti
C’è una catena, ricordano molte riflessioni dedicate al tema, che lega la perdita di vocabolario alla perdita di cultura, e questa alla perdita di diritti e di umanità. Difendere la ricchezza del linguaggio — e con esso la capacità di nominare le cose, comprese le violenze — diventa così parte della stessa battaglia civile. È in questa prospettiva che la poesia trova un ruolo non marginale: custodire le parole significa custodire i diritti.
Le sorelle Mirabal e l’origine della giornata
La scelta di una data simbolica raramente è casuale, e quella del 25 novembre affonda le radici in una vicenda storica precisa. Le sorelle Mirabal, attiviste dominicane, divennero il volto dell’opposizione a un regime autoritario e pagarono con la vita il loro impegno. La loro storia, da tragedia privata, si è trasformata in memoria collettiva: assumendo quella data, l’Assemblea Generale dell’ONU ha voluto legare la lotta contro la violenza sulle donne a un esempio concreto di coraggio e di resistenza. La storia conserva del resto molte figure femminili strappate all’oblio da una testimonianza tramandata, come accade con la vergine consacrata ricordata dall’epitaffio di Theodule nella Catania paleocristiana. Le giornate internazionali nascono proprio con questo scopo: fissare un momento condiviso in cui istituzioni, comunità e singoli cittadini si fermano a riflettere, ricordare e agire intorno a un tema comune.
La poesia come strumento di consapevolezza
L’idea di affrontare un tema così doloroso attraverso la poesia può sembrare paradossale, ma risponde a una funzione antica della parola poetica. La poesia ha la capacità di dare forma a ciò che la cronaca riduce spesso a numero e a notizia: restituisce volti, emozioni, complessità. Dove il linguaggio quotidiano rischia di assuefarsi all’orrore, la parola scelta con cura costringe a guardare di nuovo, a sentire, a comprendere. Per questo molte iniziative civili affidano alla poesia, alla letteratura e alla lettura pubblica il compito di mantenere viva l’attenzione: non per addolcire la realtà, ma per impedire che diventi invisibile. La scrittura diventa così un esercizio di memoria e, insieme, di responsabilità collettiva.
Il linguaggio come campo di battaglia civile
La riflessione sul legame tra parole, cultura e diritti merita di essere approfondita perché tocca un punto decisivo. La lingua non è soltanto uno strumento neutro di comunicazione: è il modo in cui una società pensa, definisce e riconosce la realtà. Avere le parole per nominare una violenza significa poterla riconoscere, denunciare e contrastare; perderle, o usarle in modo impreciso, rischia di rendere invisibili fenomeni che invece andrebbero portati alla luce. Difendere la ricchezza del vocabolario è dunque una forma di difesa dei diritti, perché custodire la capacità di dire le cose significa custodire la possibilità stessa di cambiarle. In questa prospettiva la cultura non è un ornamento, ma un presidio civile.
Dalla legge alla sua applicazione
Il riferimento ai limiti del Codice Rosso introduce un tema generale che riguarda ogni intervento normativo a tutela delle persone più esposte. Una legge, da sola, non basta: la sua efficacia dipende dall’applicazione concreta, dalle risorse, dalla formazione di chi è chiamato a farla rispettare e dalla rete di sostegno costruita attorno alle vittime. Le associazioni che operano sul campo conoscono bene questa distanza tra la norma scritta e la sua attuazione quotidiana, e proprio per questo il loro lavoro è prezioso: accompagnano, ascoltano, indicano i percorsi di aiuto e contribuiscono a far sì che le tutele previste non restino soltanto sulla carta.
Le giornate internazionali e la loro funzione
Le giornate internazionali, istituite da organismi come le Nazioni Unite, sono diventate uno strumento riconosciuto della vita civile globale. La loro funzione è duplice: da un lato fissano un momento condiviso di memoria, riportando all’attenzione collettiva fatti, persone o cause che rischierebbero di essere dimenticati; dall’altro stimolano iniziative concrete, dalla riflessione pubblica alle attività educative, dalle manifestazioni alle campagne di sensibilizzazione. Dedicare una data precisa a un tema significa dargli visibilità e creare l’occasione perché istituzioni, associazioni e cittadini si fermino a interrogarsi. Nel caso della violenza contro le donne, la ricorrenza del 25 novembre ha contribuito nel tempo a far emergere un fenomeno a lungo taciuto, trasformandolo in oggetto di discussione pubblica e di impegno comune. Una giornata, naturalmente, non risolve da sola i problemi, ma può accendere una consapevolezza che alimenta l’azione nel resto dell’anno.
Letteratura e impegno civile
L’idea di affidare alla poesia un compito civile si inscrive in una lunga tradizione che attraversa la storia della letteratura. In molte epoche scrittori e poeti hanno fatto della parola uno strumento di testimonianza, di denuncia e di memoria, raccontando ingiustizie, dando voce a chi non l’aveva e custodendo il ricordo di eventi dolorosi. Ne è esempio una voce femminile tra poesia e memoria, capace di intrecciare intimità e coscienza civile. La letteratura possiede una capacità peculiare: trasformare l’esperienza individuale in patrimonio condiviso, rendendo comprensibile e partecipabile ciò che altrimenti resterebbe privato. Affrontare un tema duro attraverso la poesia non significa attenuarne la gravità, ma cercare un linguaggio capace di toccare in profondità, di far riflettere oltre l’emozione immediata della cronaca. È in questa prospettiva che la parola poetica diventa alleata dell’impegno civile, contribuendo a mantenere viva l’attenzione e a costruire una coscienza collettiva.
Il valore della memoria condivisa
Ogni ricorrenza si fonda sulla memoria, e la memoria, per restare viva, ha bisogno di essere coltivata. Ricordare le sorelle Mirabal, o le vittime di ogni forma di violenza, non è un esercizio rivolto soltanto al passato: è un modo per orientare il presente e il futuro. La memoria condivisa crea un legame tra le generazioni, trasmette valori e impedisce che gli errori e gli orrori vengano dimenticati o ripetuti. La cultura, in tutte le sue forme — la scrittura, l’arte, l’educazione — è il principale veicolo di questa trasmissione. Coltivare le parole, le storie e i simboli significa custodire la capacità di riconoscere e nominare la realtà, e dunque di difenderla. È in questo intreccio tra memoria, cultura e diritti che iniziative dedicate a una giornata come il 25 novembre trovano il loro senso più pieno.
Domande frequenti
Perché la Giornata contro la violenza sulle donne si celebra il 25 novembre?
La data fu scelta dall’Assemblea Generale dell’ONU per commemorare l’assassinio delle tre sorelle Mirabal, attiviste dominicane uccise nel 1960 dagli agenti del regime di Trujillo.
Chi erano le sorelle Mirabal?
Erano attiviste dominicane, divenute simbolo dell’opposizione al regime di Trujillo, che le fece uccidere nel 1960.
Che cos’è il Codice Rosso?
È il pacchetto di norme a tutela delle vittime di violenza; il dibattito pubblico si interroga sulla reale efficacia di alcune sue misure.
Perché la poesia viene associata a questa giornata?
Perché la parola poetica restituisce dignità e voce, tenendo insieme denuncia e riflessione, memoria e speranza, là dove la cronaca rischia l’assuefazione.
Qual è il legame tra parole e diritti richiamato nell’articolo?
L’idea che la perdita di vocabolario porti alla perdita di cultura e questa alla perdita di diritti: custodire le parole significa custodire i diritti.
Maria Sole Gatti
Critica letteraria
Critica letteraria, si occupa di poesia contemporanea e narrativa italiana. Collabora con riviste culturali e segue da anni la scena poetica del Nord-Ovest.