Direttiva sulla tassazione dell’energia (DTE): L’Europa sta per prorogare per un decennio i sussidi ai combustibili fossili
.
Comunicato pubblicato integralmente, ricevuto da: PRESS & PR Environment
.
| Direttiva sulla tassazione dell’energia (DTE) L’Europa sta per prorogare per un decennio i sussidi ai combustibili fossili Il 13 novembre 2025, i Ministri delle Finanze dell’UE decideranno il destino della direttiva sulla tassazione dell’energia (DTE), un elemento chiave del Green Deal europeo che definisce le modalità di tassazione dell’energia nell’Unione europea. Il testo attualmente in discussione potrebbe mantenere l’esenzione fiscale totale per i combustibili fossili utilizzati nei settori dell’aviazione, dei trasporti marittimi e della pesca almeno fino al 2035.La DTE non è stata rivista dal 2003. Questo regime obsoleto costa all’UE circa 46,8 miliardi di euro all’anno in mancati introiti: 21,3 miliardi per l’aviazione, 24 miliardi per il trasporto marittimo e 1,5 miliardi per la pesca. Si tratta di 2,46 miliardi solo per l’Italia Si tratta di fondi che potrebbero invece sostenere l’azione per il clima, i trasporti puliti e l’equità sociale in un momento in cui i governi stanno stringendo i bilanci e cercando nuove risorse fiscali e l’UE sta avviando i negoziati sul suo quadro finanziario pluriennale. Esperti e portatori d’interesse di tutti i settori stanno lanciando l’allarme. Questa settimana sono stati pubblicati due importanti appelli pubblici: Una lettera congiunta delle ONG ambientaliste e dell’industria ferroviaria: firmata da BLOOM, Seas At Risk, Transport & Environment, Blue Marine Foundation, Oceana, l’Ufficio europeo dell’ambiente (EEB), la CER (Comunità delle ferrovie europee) e l’UNIFE (Associazione europea dell’industria ferroviaria, European Rail Supply Industry Association). Essa invita gli Stati membri a dimostrare coraggio politico e a ripristinare l’ambizione della proposta della Commissione del 2021. Denuncia una “irresponsabilità storica” che costringe i settori puliti come quello ferroviario a pagare le tasse energetiche per intero, mentre le attività più inquinanti rimangono esenti. Un appello di scienziati ed economisti esorta i governi a “porre fine ai sussidi ai combustibili fossili attraverso una revisione ambiziosa della direttiva sulla tassazione dell’energia”. Questo appello mette in evidenza le prove schiaccianti che le esenzioni fiscali sui combustibili fossili contraddicono il Green Deal dell’UE e l’accordo di Parigi, prolungando pratiche che destabilizzano il sistema Terra e minano la nostra resilienza economica. I firmatari avvertono che continuare a sovvenzionare i combustibili fossili mentre si chiede ai cittadini e alle imprese di pagare per la transizione è “ingiusto e insostenibile”. Entrambe le lettere chiedono agli Stati membri di:Elimininare tutti gli incentivi all’uso dei combustibili fossili ;Porre fine alle esenzioni fiscali sui carburanti per i settori dell’aviazione, del trasporto marittimo e della pesca ;Garantire un trattamento equo e condizioni di parità fiscale tra tutti i modi di trasporto ;Mantere livelli minimi obbligatori di tassazione in tutta l’UE ;Consentire una tassazione nazionale più elevata per scoraggiare l’uso di energie ad alto impatto ambientale ;Introdurre un’indicizzazione automatica annuale delle aliquoteCresce l’indignazione tra gli esperti ambientali, gli economisti e gli operatori dei trasporti.L’Agenzia europea dell’ambiente, il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) e le istituzioni dell’UE hanno ripetutamente identificato le esenzioni fiscali sui combustibili fossili come uno dei sussidi più dannosi ancora in vigore. L’ottavo programma d’azione per l’ambiente (Environnement action programme to 2030) ne chiede esplicitamente la completa eliminazione. Anche il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che chiede la fine di tutte le sovvenzioni dirette e indirette ai combustibili fossili a livello nazionale, dell’UE e mondiale. Tuttavia, il compromesso proposta dal Consiglio va esattamente nella direzione contraria. Sotto la pressione di alcuni Stati membri, tra cui Malta, Grecia e Cipro, le presidenze del Consiglio europeo che si sono succedute hanno smantellato la proposta originale della Commissione. Il progetto dell’attuale presidenza danese non solo reintroduce esenzioni totali, ma vieta anche di riaprire il dibattito prima del 2035. Anche gli Stati membri che desiderassero tassare i carburanti utilizzati nel settore dell’aviazione, del trasporto marittimo o della pesca sarebbero legalmente impossibilitati a farlo. Il testo indebolisce ulteriormente l’indicizzazione prevista delle aliquote fiscali, ritardandone l’entrata in vigore fino al 2038 e limitando le revisioni a ogni tre anni. Nei prossimi giorni, in vista della decisione politica del 13 novembre, gli Stati membri stanno negoziando un ulteriore indebolimento del testo di compromesso. Con il passare dei giorni, questo diventerà un guscio completamente vuoto. La reazione della società civile, degli scienziati e degli attori del trasporto ecologico è virulenta. Gli economisti descrivono l’attuale compromesso come un'”assurdità fiscale ed ecologica”, dati i costi più elevati dell’inazione climatica rispetto ad una transizione immediata. Gli scienziati del clima avvertono: l’UE sta scegliendo di sovvenzionare il proprio collasso. Tra questi, il professor Stefan Rahmstorf del Potsdam Institute for Climate Impact Research ha dichiarato durante la nostra recente conferenza stampa che “dal 1992 non siamo riusciti a rallentare il riscaldamento globale: le emissioni di gas serra sono addirittura aumentate e l’aumento della temperatura globale ha subito un’accelerazione”. Le ONG sottolineano l’opacità democratica di un processo che si svolge “sotto il radar dei cittadini”, mentre gli stessi Stati membri potrebbero non rendersi pienamente conto delle perdite finanziarie in gioco. Gli operatori ferroviari sottolineano l’assurdità di un sistema in cui uno dei modi di trasporto più ecologici paga le tasse per intero, mentre il trasporto aereo e marittimo rimane esente da imposte. Il voto arriva anche in un momento politicamente delicato: si svolgerà durante la COP30, dove l’UE si è impegnata a guidare gli sforzi globali per eliminare gradualmente i sussidi ai combustibili fossili. L’approvazione del compromesso danese rappresenterebbe una grave battuta d’arresto per la credibilità dell’Europa e per il commissario Wopke Hoekstra, formalmente responsabile dell’eliminazione di tali esenzioni fiscali.Se adottato, il compromesso trasformerebbe quella che avrebbe dovuto essere una pietra miliare della transizione ecologica europea in un assegno in bianco per gli inquinatori. L’abolizione di queste esenzioni genererebbe invece decine di miliardi ogni anno per finanziare la transizione ecologica e sociale, rafforzare i bilanci pubblici e sostenere le industrie pulite. L’UE deve scegliere: difendere gli interessi fossili o il futuro delle nostre società e l’interesse pubblico. Lettere:Appello di scienziati ed economisti (sotto embargo till Tuesday November 4 – 9.30am)Lettera delle ONG e del settore ferroviario alla presidenza danese e a tutti gli Stati membri (disponibile su richiesta) |
.
Ada Rizzo, 31 Ottobre 2025, Jesolo