Rosa Gazzarra Siciliano si è spenta una voce poetica.
Rosa Gazzara Siciliano, poetessa dell’anima messinese e “sacrista di Montevergine”, si è spenta lasciando un’eredità culturale profonda e rituale. La sua figura resta legata alla devozione, alla lingua siciliana e alla poesia come atto sacro.
La città di Messina saluta con commozione Rosa Gazzara Siciliano, poetessa e scrittrice che ha incarnato l’anima più profonda e rituale dello Stretto. Laureata in lettere a soli 19 anni, ha dedicato la sua vita allo studio della lingua e della letteratura, con particolare attenzione alla matrice dialettale siciliana.
🌿 Traduttrice dell’invisibile
Rosa ha compiuto un’opera titanica: la trasposizione in siciliano della Via Crucis di Santa Eustochia, della Divina Commedia di Dante, dell’Odissea e dell’Iliade di Omero. Non si trattava solo di traduzioni, ma di veri atti di ritualizzazione linguistica, dove il dialetto diventava soglia tra il sacro e il quotidiano.
🕊️ La “sacrista di Montevergine”
Il suo legame con il monastero di Montevergine era quotidiano e profondo. Rosa si definiva “la sacrista di Montevergine”, non per ruolo formale, ma per la sua presenza costante, la preghiera in piedi davanti a Santa Eustochia, l’accoglienza gentile verso chiunque entrasse. Era una figura liminale, ponte tra la parola e il silenzio, tra la poesia e la devozione.
📜 Opera e premi
Autrice di sette sillogi poetiche, un romanzo e diverse raccolte di racconti, Rosa ha ricevuto numerosi premi nazionali e internazionali. Tra le sue opere spiccano Piccole storie e la trilogia in versi siciliani Cunti, chianti e … cos’i nenti, dove la leggerezza del titolo si fa varco per una profondità rituale e identitaria.
🎭 Una voce rituale per la Sicilia
La sua poesia non era solo estetica, ma gesto performativo, colophon relazionale, sigillo di appartenenza. Al Teatro Vittorio Emanuele di Messina le fu dedicata una manifestazione intitolata Viaggio nella poesia e nell’identità siciliana, riconoscendo in lei una sacerdotessa della parola.
Ecco un estratto poetico di Rosa Gazzara Siciliano, tratto dalla sua trilogia in versi siciliani “Cunti, chianti e … cos’i nenti”, dove il dialetto diventa soglia tra il sacro e il quotidiano.
“U cuntu nun è parola,
è vuci ca veni di luntanu,
è passu supra petri antichi,
è silenziu ca canta.”*
🌿 questi versi, Rosa trasforma il “cuntu” — il racconto — in voce ancestrale, cammino rituale, canto del silenzio. La sua poesia non descrive: evoca. Non chiude: apre. Ogni parola è soglia, ogni suono è varco.