Quando la festa si trasforma in tragedia, restano le domande che bruciano più del fuoco: cosa non ha funzionato e chi doveva vigilare.
Pier Carlo Lava
La notte di Capodanno a Crans Montana, rinomata località turistica del Canton Vallese, si è trasformata in una delle più gravi tragedie in un locale pubblico degli ultimi anni. Un incendio improvviso scoppiato durante i festeggiamenti ha causato decine di vittime e numerosi feriti, gettando un’ombra sulla sicurezza degli eventi affollati in ambienti chiusi e riportando al centro del dibattito il tema delle responsabilità nella prevenzione.
Secondo le prime ricostruzioni ufficiali, il rogo si sarebbe sviluppato rapidamente all’interno del locale durante una celebrazione con effetti pirotecnici decorativi utilizzati sui tavoli e sulle bottiglie. In pochi istanti fiamme e fumo hanno reso impraticabili le vie di fuga, creando panico e ostacolando l’evacuazione. I soccorsi sono intervenuti tempestivamente, ma la conformazione degli spazi e la densità di persone presenti hanno reso estremamente complesso l’intervento.
Con il passare delle ore, l’attenzione degli inquirenti si è spostata dai soli fatti alle condizioni di sicurezza dell’edificio. Dalle verifiche amministrative emergerebbe un dato destinato a pesare sull’inchiesta: il locale non sarebbe stato sottoposto a controlli antincendio dal 2019, nonostante le normative prevedano verifiche periodiche per strutture aperte al pubblico e per eventi con grande affluenza. Un vuoto di ispezioni lungo cinque anni che apre interrogativi sulle catene di responsabilità, sia sul piano gestionale sia su quello istituzionale.
Le autorità svizzere hanno avviato un’indagine per accertare eventuali profili di negligenza nella gestione della sicurezza, nel rilascio dei permessi e nell’organizzazione dell’evento. Al centro dell’inchiesta figurano l’idoneità dei materiali presenti, la presenza e la segnalazione delle uscite di emergenza, i sistemi di rilevazione e spegnimento e, soprattutto, la mancata esecuzione dei controlli previsti. Le amministrazioni locali hanno riconosciuto la gravità del quadro emerso e promesso piena collaborazione con la magistratura.
La tragedia di Crans Montana non è solo una notizia di cronaca: riapre il dibattito europeo sulla sicurezza nei locali pubblici, sulla responsabilità dei gestori e sull’effettiva applicazione delle norme, soprattutto in contesti turistici dove l’afflusso stagionale moltiplica i rischi. La prevenzione non può essere episodica: controlli regolari, formazione del personale e limiti rigorosi alla capienza sono elementi non negoziabili quando la tutela della vita dipende da pochi minuti e da scelte fatte molto prima dell’emergenza.
Mentre le comunità colpite piangono le vittime, il caso di Crans Montana impone una riflessione che va oltre i confini svizzeri: la sicurezza non è un adempimento burocratico, ma una responsabilità collettiva. Ed è proprio quando i controlli vengono rimandati o dimenticati che la cronaca si trasforma in tragedia.
Link utili e fonti
Rai News: https://www.rainews.it/
ADNKRONOS: https://www.adnkronos.com/
Approfondimenti internazionali: https://www.bbc.com/news
Geo
Crans Montana si trova nel Canton Vallese, nel cuore delle Alpi svizzere, ed è una delle mete turistiche più note per sport invernali, grandi eventi e intrattenimento. Proprio per la forte affluenza internazionale, gli standard di sicurezza nei locali e nelle strutture ricettive rappresentano un tema cruciale. Alessandria today, testata attenta ai grandi fatti di cronaca e al loro impatto sociale, segue l’evoluzione dell’inchiesta per offrire ai lettori un’informazione aggiornata, verificata e orientata alla tutela del pubblico interesse.
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