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Una riflessione sul Carme 85 di Catullo e la contraddizione che ci abita

“Odi et amo” – odio e amo. Due parole, quattro sillabe latine che racchiudono l’essenza stessa della condizione umana. Catullo, nel suo celebre Carme 85, non offre spiegazioni, non cerca consolazioni filosofiche, non costruisce ponti razionali tra questi due abissi emotivi. Semplicemente constata: “Nescio, sed fieri sentio et excrucior” – non lo so, ma sento che accade e mi torturo.

La distonia – questa scissione interiore, questo vivere simultaneamente opposti inconciliabili – non è un’eccezione nella vita emotiva, ma forse la sua regola più autentica. Amiamo ciò che ci ferisce, odiamo ciò che ci attrae, desideriamo ciò che ci spaventa. La psiche umana non conosce la linearità; è un teatro dove convivono personaggi contraddittori che recitano contemporaneamente copioni opposti.

Catullo lo sapeva bene. Il suo verso non è una domanda né una lamentela: è una diagnosi. La distonia emotiva non chiede di essere risolta, perché non è un problema da risolvere. È la texture stessa dell’esperienza, il modo in cui la complessità del reale si riflette nella complessità del sentire.

Oggi, nell’epoca dell’ottimizzazione emotiva e della felicità programmata, questa verità dissonante suona ancora più radicale. Ci viene chiesto di “lavorare su noi stessi”, di superare le contraddizioni, di raggiungere una coerenza interiore che forse è solo un’illusione consolatoria. Ma cosa succederebbe se accettassimo la lezione di Catullo? Se smettessimo di torturarci per torturarci, se riconoscessimo che la contraddizione non è un fallimento ma una condizione?

“Excrucior” – mi torturo. Il verbo latino deriva da “crux”, croce. Catullo si crocifigge sulla propria ambivalenza, come se la lacerazione fosse un supplizio autoinfitto. Ma forse il vero tormento non è provare sentimenti opposti – è credere che non dovremmo provarli.

La distonia è onestà emotiva. È rifiutare le narrazioni semplificate che vorrebbero ogni relazione o pura devozione o puro rifiuto, ogni persona o completamente buona o completamente cattiva. La realtà è più sporca, più ambigua, più vera. Amiamo persone che ci deludono. Odiamo aspetti di ciò che più ci è caro. Desideriamo fuggire da ciò che ci ancora.

Venticinque secoli dopo Catullo, continuiamo a non sapere perché facciamo questo. “Nescio” – non lo so. E forse è questa l’unica risposta onesta. Non tutto va compreso, non tutto va risolto, non tutto va guarito. Alcune contraddizioni vanno semplicemente vissute, abitate, attraversate.

La distonia è la prova che siamo vivi, che sentiamo profondamente, che non ci siamo ancora arresi alla semplificazione. È scomoda, dolorosa, destabilizzante. Ma è anche il segno che non abbiamo smesso di interrogarci, di sentire, di essere autenticamente umani.

Odi et amo. Odio e amo. Due verbi, una vita intera.


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