Un Viaggio nella Musica Rinascimentale: Massimo Marchese presenta “Quanta beltà: Lute Music from Gonzaga’s Court, “
Il liutista di fama internazionale Massimo Marchese ci invita a un affascinante ritorno al passato con la sua ultima incisione, “Quanta beltà: Lute Music from Gonzaga’s Court,” pubblicata da Aulicus Classics. Questo album non è solo una raccolta di brani, ma un vero e proprio affresco sonoro della raffinata vita musicale che fioriva presso la celebre Corte dei Gonzaga a Mantova, uno dei centri più vitali del Rinascimento italiano.
Un caro amico musicista di fama e competenza artistica che si distingue per aver sempre mantenuto attivo il Suo percorso concertistico sempre ad alti livelli avvalendosi della stima di colleghi con cui da anni collabora instancabilmente.
Per conoscere il lavoro del Maestro Marchese in questo periodo…si raddoppia! Non pago dell’uscita di ben due pubblicazioni musicali nel 2025 …Marchese inaugura il 2026 con due appuntamenti culturali imperdibili di cui da alessandrina mi ritengo orgogliosa!

La trasmissione radiofonica RaiRadio3, alle ore 15:30 di domani, sabato 10 gennaio, propone l’ascolto di uno spazio dedicato alla conoscenza del penultimo album dell’artista, di cui potete leggere il mio precedente articolo a questo link: https://alessandria.today/2025/03/28/lo-spunto-di-ascolto-musicale-1611-darkness-e-light-massimo-marchese-liuto-ed-aulicus-classics/
Marchese non si ferma mai, e propone un nuovo lavoro musicale di altissimo pregio : “Quanta beltà: Lute Music from Gonzaga’s Court” !

Con “Quanta beltà,” Massimo Marchese prosegue il suo percorso di riscoperta di repertori storici poco esplorati. Dopo il successo e l’acclamazione critica ottenuti con il suo precedente lavoro, “1611 Darkness e Light,“, un viaggio nelle atmosfere contrastanti del liuto barocco, l’artista si sposta ora indietro nel tempo, concentrandosi sul Rinascimento mantovano.
spoiler: le connotazioni storiche legate a questa ultima uscita si avvalgono di risvolti affascinanti, che pongono l’attenzione al territorio di appartenenza come verrà spiegato successivamente, dal Maestro Marchese stesso.
Marchese non si limita ai nomi più noti. Attraverso un’attenta selezione, l’album porta alla luce le opere di compositori legati ai Gonzaga, offrendo una prospettiva unica sul repertorio. Le sue interpretazioni sono caratterizzate da una padronanza tecnica ineccepibile e, al contempo, da una squisita espressività, che restituisce la complessità emotiva e la sottile architettura di queste musiche antiche.
Ascoltando “Quanta beltà”, si percepisce la cura con cui Marchese ha saputo cogliere l’anima di ogni brano, trasformando l’esecuzione in un’esperienza d’ascolto intima e illuminante. È un lavoro che celebra non solo la musica, ma anche l’arte della letteratura liutistica stessa.

Per gli amanti della musica antica, per gli appassionati di storia del Rinascimento e per chiunque desideri scoprire la bellezza pura e disarmante del liuto, “Quanta beltà” è un’uscita discografica di assoluto rilievo. Massimo Marchese dimostra ancora una volta di essere uno dei massimi esponenti nel panorama liutistico contemporaneo, offrendo un album che è un gioiello di arte e storia, perfettamente in linea con la sua meticolosa opera di valorizzazione, iniziata con lavori come “1611 Darkness e Light.”
Una sorpresa, la possibilità di una intervista con il Maestro, che pubblico integralmente di seguito:
1) Maestro ben ritrovato, approfitto di questa Sua graditissima disponibilità per porLe subito una domanda a mio avviso interessante, quali sono le ispirazioni di questa nuova proposta musicale?
Le ispirazioni che hanno dato origine al Cd dal titolo “Quanta beltà” – Lute Music from Gonzaga’sCourt nascono da una constatazione sia storica che profondamente attuale: che cosa intendiamooggi per bellezza, e che cosa abbiamo perduto del suo significato originario? L’ispirazione di questa nuova proposta musicale si radica innanzitutto nel contesto culturale della corte dei Gonzaga nella prima metà del Cinquecento, un ambiente in cui la musica per liuto non era semplice intrattenimento, ma espressione di un ideale umanistico: equilibrio, misura, intimità, dialogo tra arti e pensiero. Il liuto, strumento privilegiato di quel mondo, diventa qui voce di una bellezza raccolta, domestica, capace di parlare all’interiorità più che di stupire. Accanto alla ricerca storica e filologica, Quanta beltà è ispirato da un’esigenza contemporanea: rimettere in ascolto una bellezza fragile, silenziosa, non urlata, in contrasto con l’eccesso, la velocità e la saturazione sonora ed emotiva del presente. Il titolo stesso, che riecheggia un linguaggio poetico antico, allude a una bellezza che oggi percepiamo come lontana, quasi smarrita,ma non per questo irrecuperabile. Un’ulteriore fonte di ispirazione è il legame tra musica e parola poetica: molte delle intavolature e delle danze per liuto del tempo nascono da modelli vocali o da testi amorosi e morali. In questo senso, il progetto invita l’ascoltatore a immaginare ciò che non è detto, a completare con la propria sensibilità ciò che la musica suggerisce. Infine, Quanta beltà è ispirato da un gesto quasi etico: rallentare, ascoltare, abitare il suono. Recuperare la musica per liuto dei Gonzaga significa proporre non solo un repertorio, ma un modo diverso di stare nel mondo, in cui la bellezza non è consumo, bensì esperienza condivisa, memoria viva e possibilità di riconciliazione con il tempo.
2) E come cambia il ruolo del Suo strumento d’elezione nella musica d’insieme e solisticamente?
Nella musica d’insieme il liuto assume un ruolo non solo di sostegno, ma anche di dialogo,intrecciando armonia e ritmo con le altre voci; solisticamente, invece, diventa protagonista assoluto,capace di esprimere autonomia, raffinatezza timbrica e libertà espressiva.
3) …ma Maestro qual’è il periodo storico in cui il liuto ha assunto un ruolo protagonistico nel panorama europeo?
Per oltre cinque secoli il liuto è stato uno degli strumenti più amati e rappresentativi della cultura musicale europea. Dalle corti medievali al tardo Settecento ha accompagnato poeti e principi,musicisti e cantori, divenendo un simbolo di raffinatezza ed equilibrio sonoro. Il suo periodo di massimo splendore coincide con il XVI secolo, quando il liuto assunse un ruolo protagonista nel panorama europeo. I liutisti abbandonarono il plettro a favore delle dita, aprendo nuove possibilità espressive, mentre lo strumento stesso si arricchì di un sesto coro e di un’estensione di tre ottave complete. La nascita della stampa musicale permise al repertorio di diffondersi rapidamente, dando vita a una stagione di straordinaria vitalità artistica.Tra i protagonisti di questa fioritura figurano Francesco Spinacino, Joan Ambrosio Dalza, Vincenzo Capirola, Francesco da Milano, Marco dall’Aquila e Pietro Paolo Borrono: compositori raffinati e innovatori del linguaggio liutistico. La famiglia Gonzaga, con il suo impegno nel patrocinare le arti, trasformò la corte di Mantova in uno dei maggiori poli culturali del Rinascimento italiano, favorendo lo sviluppo della musica strumentale e vocale e consolidando il liuto come strumento centrale nella vita cortese e colta. Il famoso frottolista veronese Bartolomeo Tromboncino, musico prediletto di Isabella d’Este, nel giugno del 1499 fu inviato a Casale Monferrato, presso il marchese Guglielmo IX Paleologo, dove musicò 4 testi di Galeotto Del Carretto scritti per gli intermedi della commedia “Beatrice” del 1499 e per il successivo spettacolo “Le Nozze di Psiche e Cupidine del 1502.
Ringrazio il Maestro Marchese per questa splendida delucidazione invitando all’ascolto della bellezza pura e disarmante del liuto.
Un invito va anche ai giovani, e soprattutto a coloro che intendono avviarsi alla professione musicale: ascoltare la musica rinascimentale non è un semplice esercizio tecnico, ma un atto di profonda conoscenza dell’Uomo e del suo percorso nei secoli. Questo album offre una lezione preziosa sulla storia dell’espressione umana attraverso il suono, un fondamento essenziale per ogni artista che voglia costruire il proprio futuro sulla consapevolezza del passato.
Massimo Marchese dimostra ancora una volta di essere uno dei massimi esponenti nel panorama liutistico contemporaneo, offrendo una pubblicazione che è un gioiello di arte e storia, perfettamente in linea con la sua meticolosa opera di valorizzazione.
Puoi ascoltare “Quanta beltà: Lute Music from Gonzaga’s Court” di Massimo Marchese, ora disponibile su tutte le piattaforme e per l’acquisto su Aulicus Classics al link: https://www.aulicusclassics.com/music-with-original-instruments/alc_0157_quanta-belta-lute-music-from-gonzaga-s-court
Ascolta su Spotify link: https://open.spotify.com/track/4PulgzgDw5fjSmGnpMOMJa?si=2mrA7PQcT26rEjejzYMQ2A
Profilo IG per restare informati sui miei articoli: https://www.instagram.com/eli_ami_art

Elisabetta Amistà Alessandria