Bahtiyar Hidayet, Azerbaijan, uno schiaffo ai pensatori in poesia
Pythagoras was wrong.
Discovering a right-angled triangle is very easy.
But he could not discover black triangles.
Black triangles are a sign of oil.
Wherever there are black triangles,
there is blood, there is disaster, there is a pyramid of corruption.
There, the square of lies
is a million times greater than the square of truths.
Pascal was wrong.
Pressure applied to gas and liquid
affects every point.
But the pressure applied to society
does not concern everyone.
This pressure has nothing to do
with the upper class.
Newton was wrong.
Action is not equal to reaction.
Look at the flatterers:
the blows they receive
create the effect of petting and stroking.
Edison and Tesla were wrong.
Even though they discovered light,
they could not discover darkness.
Coulomb himself was wrong.
Negative particles do not repel each other.
In fact, they attract each other
and unite to become a great force.
Einstein was wrong.
Not everything is relative.
Look — evil is winning again.
Everywhere, evil rules forever.
Dostoevsky was wrong.
The world will not be saved by beauty,
but by ugliness,
because the truth is very ugly.
Montesquieu was wrong.
Political Power does not have three branches.
Power is a wild octopus.
Only one scientist was right.
James Watson proved with DNA
that we are a repetition of our savage ancestors.
The laws, too, were written by the most savage ones.
Imagine — an animal society is established.
Lions, tigers, hyenas write the laws.
They write that
all animals have equal rights.
Traduzione
Pitagora aveva torto.
Scoprire un triangolo rettangolo è facilissimo.
Ma non poteva scoprire i triangoli neri.
I triangoli neri sono un segno di petrolio.
Dove ci sono triangoli neri,
c’è sangue, c’è disastro, c’è una piramide di corruzione.
Lì, il quadrato delle menzogne
è un milione di volte più grande del quadrato delle verità.
Pascal aveva torto.
La pressione applicata a gas e liquidi
agisce su ogni punto.
Ma la pressione applicata alla società
non riguarda tutti.
Questa pressione non ha nulla a che fare
con le classi alte.
Newton aveva torto.
Azione non è uguale a reazione.
Guardate gli adulatori:
i colpi che ricevono
producono l’effetto di carezze e coccole.
Edison e Tesla avevano torto.
Anche se hanno scoperto la luce,
non hanno potuto scoprire l’oscurità.
Anche Coulomb aveva torto.
Le particelle negative non si respingono.
In realtà si attraggono
e si uniscono per diventare una grande forza.
Einstein aveva torto.
Non tutto è relativo.
Guardate: il male sta vincendo di nuovo.
Ovunque, il male regna per sempre.
Dostoevskij aveva torto.
Il mondo non sarà salvato dalla bellezza,
ma dalla bruttezza,
perché la verità è molto brutta.
Montesquieu aveva torto.
Il potere politico non ha tre rami.
Il potere è un polpo selvaggio.
Solo uno scienziato aveva ragione.
James Watson ha dimostrato con il DNA
che siamo una ripetizione dei nostri antenati selvaggi.
Anche le leggi sono state scritte dai più selvaggi.
Immaginate: nasce una società animale.
Leoni, tigri, iene scrivono le leggi.
Scrivono che
tutti gli animali hanno uguali diritti.
Critica alla poesia
È una poesia dura, polemica, quasi un manifesto, più che un semplice testo lirico. Usa un’idea molto efficace: prendere i grandi nomi della scienza e della filosofia e “smentirli” uno a uno, non sul piano scientifico, ma su quello morale e politico. Questo crea subito attrito, cattura l’attenzione, e dà al testo un ritmo martellante.
Il tono è amaro, disilluso, senza concessioni. Non c’è spazio per la speranza facile, anzi, l’autore sembra voler smontare sistematicamente ogni illusione: progresso, giustizia, razionalità, bellezza, democrazia. Tutto viene ricondotto a un unico motore, la ferocia umana, travestita da civiltà.
Molto forte l’immagine dei “triangoli neri” legati al petrolio, una metafora semplice ma potente, così come quella del potere-polpo, che rende bene l’idea di qualcosa di tentacolare, viscido, impossibile da controllare.
Forse, proprio perché così compatta e pessimista, la poesia rischia a tratti di diventare un po’ monocorde: il messaggio è chiarissimo fin dall’inizio e procede sempre nella stessa direzione, senza vere crepe o ambiguità. Ma probabilmente è una scelta voluta, coerente con l’indignazione che la attraversa.
In sintesi, è una poesia che non cerca di consolare, ma di disturbare, di mettere a disagio, di dire: guardate che sotto la vernice della civiltà siamo ancora belve che scrivono leggi per giustificare i propri denti. E questo, nel bene o nel male, arriva forte e chiaro.
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