Museo del Ferro Janniello: collezione e visita

In una strada laterale del centro storico di Alessandria, dentro un edificio ottocentesco noto come ex casa Lodigiani, si conserva una raccolta che non assomiglia a nessun altro museo della provincia: il Museo del Ferro Francesco Janniello, nato dalla bottega di un artigiano e cresciuto fino a occupare più sale, una biblioteca e uno spazio per incontri. Non è una collezione archeologica né una quadreria, ma un catalogo materiale di ciò che si può ottenere battendo un metallo a caldo: chiavi, serrature, armi bianche, catene, incisioni su lastra, giocattoli in latta.
Un museo nato da una bottega
L’istituzione nasce dall’attività di Francesco Janniello, artigiano scultore, incisore e disegnatore, e dalla decisione di rendere pubblica una raccolta che era anzitutto un archivio di lavoro. È una genealogia diversa da quella dei musei civici: qui l’oggetto non arriva da uno scavo o da un lascito nobiliare, ma dal banco di lavoro e dalla ricerca di chi quei pezzi li sa rifare. Il criterio di selezione, di conseguenza, è tecnico prima che estetico.
La scheda del Touring Club Italiano descrive proprio così l’origine della raccolta, legandola alla figura del fondatore e alla sua abitudine di studiare modelli storici nelle biblioteche europee prima di riprodurli. È un dettaglio che cambia la natura della raccolta: accanto ai pezzi storici convivono copie dichiarate, eseguite per capire come erano fatte.
La sede: l’ex casa Lodigiani
Il museo occupa alcune sale di un edificio ottocentesco del centro, indicato nelle schede come ex casa Lodigiani. La collocazione conta: il ferro battuto è un materiale urbano prima che museale, e vederlo esposto dentro una casa di città, fra soffitti alti e stanze in sequenza, restituisce un contesto che una vetrina neutra cancellerebbe. Le inferriate, i battenti e le ringhiere delle case di città sono la destinazione naturale di questo mestiere.
L’indirizzo più ricorrente nelle schede è via Sant’Ubaldo 1, mentre alcuni elenchi riportano un accesso su via dei Guasco: si tratta in entrambi i casi dello stesso isolato del centro storico, a pochi passi dal complesso di piazza Santa Maria di Castello. Conviene in ogni caso telefonare prima, perché gli orari indicati dalle diverse fonti non coincidono.
Che cosa si vede nelle sale
La raccolta è organizzata per tipologie di oggetto più che per epoche. Le schede pubbliche del museo elencano con costanza alcuni nuclei ricorrenti:
- incisioni su lastra metallica
- armi bianche, scudi e alabarde
- chiavi e serrature, anche di grande formato
- colonne e catene ornamentali
- giocattoli in latta e oggetti di industrial design
L’accostamento fra un’alabarda e un giocattolo di latta può sembrare arbitrario, ma segue una logica precisa: tutti quei pezzi raccontano un modo di lavorare la lamiera e la barra, dalla forgia manuale allo stampaggio industriale. Il percorso, in questo senso, è più una storia della tecnica che una storia dell’arte, e si legge meglio se si guarda come i pezzi sono stati uniti: chiodature, saldature a fuoco, ribattiture.
Le chiavi, il nucleo più consistente
Fra le sezioni, quella dedicata alle chiavi è la più citata: la scheda del Touring Club parla di circa quattromila pezzi. È un numero che colpisce, ma soprattutto è una serie, e le serie sono ciò che rende leggibile un museo tecnico. Un pezzo isolato è una curiosità; cento pezzi affini diventano una fonte.
Una chiave antica dice molto di chi l’ha usata: la lunghezza dello stelo, il disegno dell’ingegno, il peso e il tipo di impugnatura cambiano a seconda che si tratti di una porta di chiesa, di un forziere o di una cantina. Messe in fila, centinaia di chiavi mostrano l’evoluzione della serratura meccanica prima che l’industria standardizzasse tutto, e insieme il gusto decorativo di ogni epoca, che si esercitava anche su un oggetto puramente funzionale. Anche la ruggine racconta qualcosa, perché rivela dove il metallo è stato toccato e dove no.
Armi bianche, riproduzioni e metodo
La sezione delle armi bianche comprende pezzi storici e riproduzioni eseguite secondo tecniche tradizionali. La scheda del Touring Club segnala anche un gruppo di una cinquantina di strumenti di tortura, materiale che nei musei va maneggiato con cautela per non scivolare nel folclore, visto che molti oggetti di questo tipo circolati nel Novecento sono ricostruzioni ottocentesche.
La parte interessante, per chi visita, è il metodo dichiarato: le riproduzioni nascono dallo studio di modelli documentati e vengono realizzate con lavorazioni a caldo, senza scorciatoie di fusione o di asportazione meccanica. È un approccio che avvicina il museo all’ambito della conservazione dei saperi tecnici più che a quello del collezionismo di armi, e che spiega perché accanto alle vetrine ci siano attrezzi, incudini e strumenti di misura. Il ferro battuto, del resto, si distingue dalla ghisa proprio per questo: si lavora a caldo per deformazione, non si cola in uno stampo.
Trent’anni di attività e il suo fondatore
Il museo ha celebrato trent’anni di attività il 29 giugno 2019, con un incontro nella sede di via Sant’Ubaldo documentato dal Centro di servizio per il volontariato di Asti e Alessandria, che nella stessa occasione ricordava la formula con cui la famiglia descrive la propria storia: cinque generazioni di lavoro sui metalli.
Francesco Janniello, il cui cognome compare anche nella grafia Ianniello, era arrivato ad Alessandria dalla provincia di Salerno a metà degli anni Cinquanta per lavorare in fabbrica, e solo in seguito aveva dedicato tempo e spazio alla raccolta. È morto il 23 dicembre 2022, a novantuno anni, lasciando alla città una raccolta che resta legata al nome di famiglia.
Biblioteca, sala multimediale e attività
Accanto alle sale espositive il museo dispone di una biblioteca con testi, materiali video e documentazione fotografica su temi artistici e artigianali, e di uno spazio attrezzato per conferenze, mostre temporanee e corsi.
Questa parte è meno visibile di una vetrina ma spiega la natura dell’istituzione: un’associazione culturale che produce ancora manufatti e che usa la collezione come base per attività didattiche. Per le scuole e per i gruppi è la porta d’ingresso più utile, perché consente di accompagnare la visita con una dimostrazione o con una lezione sui materiali, cosa che un percorso autonomo fra le vetrine non offre.
Informazioni pratiche per la visita
L’ingresso risulta gratuito nelle schede consultate. Gli orari, invece, vanno verificati: la scheda del Touring Club indica l’apertura il martedì e il giovedì, mattina e pomeriggio, mentre altri elenchi riportano fasce diverse e giorni di chiusura differenti. Il recapito telefonico che ricorre in tutte le fonti è lo 0131 226368.
La visita richiede un’ora scarsa, meno se ci si limita a una sezione, molto di più se si chiede una spiegazione tecnica. Il museo si trova a distanza pedonale dalle altre mete del centro, per cui si inserisce facilmente in mezza giornata alessandrina insieme al complesso di Santa Maria di Castello. Per chi arriva in treno la stazione dista una quindicina di minuti a piedi, e il percorso attraversa la parte più antica dell’abitato.
Domande frequenti
Dove si trova il Museo del Ferro di Alessandria?
Nel centro storico, nell’edificio ottocentesco noto come ex casa Lodigiani; l’indirizzo indicato dalle schede pubbliche è via Sant’Ubaldo 1.
Quanto costa il biglietto?
Le schede consultate indicano l’ingresso gratuito; per gruppi e scuole è opportuno concordare la visita in anticipo.
Che cosa si può vedere?
Chiavi e serrature, armi bianche, scudi e alabarde, incisioni su lastra, colonne e catene ornamentali, giocattoli in latta e oggetti di design.
Quante chiavi conserva la collezione?
La scheda del Touring Club Italiano indica circa quattromila pezzi nella sezione dedicata alle chiavi.
Chi era Francesco Janniello?
Artigiano scultore e incisore, fondatore della raccolta; il suo cognome compare anche come Ianniello. È morto il 23 dicembre 2022 a novantuno anni.
Quali sono gli orari di apertura?
Le fonti non concordano: il Touring Club indica martedì e giovedì, altre schede riportano fasce diverse. Conviene telefonare allo 0131 226368.
Redazione cultura
Giornalista culturale, scrive di arti visive, mostre e patrimonio storico-artistico del Piemonte e del Monferrato.