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Cultura & Lettere
Economia

Un miliardo giocato in provincia di Alessandria, più di metà dal telefono

Un uomo al telefono passa davanti a una tabaccheria con ricevitoria illuminata, al crepuscolo, in una via di un paese della provincia di Alessandria
Immagine generata con AI

Giovedì 22 ottobre, alle 19, la Serra della Biodiversità di viale Milite Ignoto ha ospitato la presentazione di «Non è un gioco, è azzardo», il libro del deputato Stefano Vaccari con la prefazione del cardinale Matteo Maria Zuppi. Accanto all’autore c’erano Domenico Ravetti, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, e Federico Leone, educatore della Comunità San Benedetto al Porto, con la Ristorazione Sociale e Coompany a fare da padroni di casa. In sala chi lavora nei servizi e chi da anni chiede alla Regione una legge diversa. Sul tavolo, prima del libro, c’erano i numeri della provincia.

Un miliardo in un anno, terza provincia del Piemonte

Nel 2025 in provincia di Alessandria sono stati giocati 1 miliardo e 21 milioni di euro tra sale, tabaccherie, ricevitorie e app. Il dato è del Libro Nero dell’Azzardo 2026, lo studio della Fondazione Istituto Studi sul Consumo curato per Cgil e Federconsumatori, che ricostruisce comune per comune quello che dal 2019 non viene più diffuso in forma aperta. Divisa per i residenti maggiorenni, la cifra fa 2.868 euro a testa, contro una media piemontese di 2.328.

Nel quadro regionale la provincia è terza: davanti ci sono solo Torino, con 5,3 miliardi, e Cuneo, che supera di poco 1,1. Sono numeri di raccolta, cioè di puntate, e vanno letti con la cautela che si usa per i dati sulle compravendite di case: una parte torna indietro come vincite, e la perdita vera è più piccola. Il dossier che Libera ha presentato in città a febbraio, sui dati 2024, la stimava in circa 92 milioni su 650 giocati, con 43 milioni persi nel solo capoluogo e la perdita pro capite più alta ad Acqui Terme, 496 euro l’anno. I due studi usano perimetri diversi e non si sommano, ma raccontano la stessa curva.

Il telefono ha superato la sala

La novità del 2025 sta nel canale. Il gioco online in provincia vale 533,4 milioni di euro, 57 in più dell’anno prima, un aumento del 12,1 per cento. Più di metà del miliardo non passa da nessun locale: passa da un conto aperto con il codice fiscale e da una ricarica fatta dal divano. Per ogni residente tra i 18 e i 74 anni sono 1.824 euro.

Alessandria città da sola raccoglie 120,4 milioni online, il 22,6 per cento del totale provinciale, con 1.790 euro a testa. Novi Ligure è il caso che lo studio segnala come anomalo: in un anno il gioco online è cresciuto di 30,1 milioni, tra le variazioni più alte d’Italia nei comuni sopra i 10 mila abitanti. Tortona è l’eccezione: 77,5 milioni nella rete fisica contro 32,8 online, secondo i dati portati in Consiglio regionale dalle opposizioni. Il resto della provincia segue la tendenza nazionale, dove nel 2025 l’online ha superato per la prima volta i 100 miliardi e vale il 61 per cento di tutto il gioco.

Dove finiscono i soldi giocati online

La Relazione sul settore dei giochi che il Ministero dell’Economia ha trasmesso alle Camere il 14 aprile 2026 dà la misura nazionale di quel canale: 6,2 milioni di conti di gioco aperti nel 2025, 13,2 miliardi di ricariche in 338 milioni di operazioni, 52 nuove concessioni per la raccolta a distanza partite il 13 novembre 2025. Le scommesse sportive a quota fissa valgono 19,1 miliardi, in calo del 3,2 per cento.

Per chi scommette dal telefono la differenza tra un sito e l’altro sta in una percentuale che quasi nessuno guarda: il payout, cioè quanto delle puntate torna ai giocatori sotto forma di vincite. Su cento euro giocati sul calcio, i cinque bookmaker in testa alla classifica dei migliori siti scommesse di ottobre 2026 ne restituiscono in media tra 91,8 e 94,2. Due punti e mezzo sembrano niente, ma su un anno di giocate pesano più di qualsiasi bonus di benvenuto, e sono la ragione per cui gli stessi 533 milioni, distribuiti in modo diverso, producono perdite diverse.

Cosa regola la legge regionale, e cosa no

La legge regionale 19 del 2021, che ha sostituito quella del 2016, ragiona in metri e in orari. Le sale e gli esercizi con apparecchi devono stare ad almeno 300 metri da scuole, ospedali, luoghi di culto e sportelli bancomat nei comuni fino a 5.000 abitanti, e ad almeno 400 metri in quelli più grandi; la legge precedente fissava 500 metri e li applicava anche ai locali già aperti. Restano le fasce orarie di spegnimento obbligatorio delle macchine e l’obbligo di esporre le informative sui rischi. Sono regole pensate per la slot nel bar, cioè per il luogo fisico che un sindaco può vedere e un vigile può controllare.

Il conto di gioco sul telefono non ha un indirizzo. Non è a 400 metri da una scuola, non si spegne alle due del pomeriggio e non compare nelle verifiche sulle distanze. Il risultato è che la parte in crescita della raccolta provinciale sta fuori dal perimetro della legge regionale, che può agire solo su prevenzione, cura e informazione. È il punto che Ravetti si è sentito ripetere giovedì sera.

Chi chiede una legge nuova

Il 2 luglio i gruppi di opposizione in Consiglio regionale, Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Stati Uniti d’Europa, hanno presentato i dati 2025 in conferenza stampa e chiesto tre cose: una risposta della Giunta all’informativa richiesta in commissione, l’apertura di un confronto sulle proposte di legge già depositate e l’aggiornamento dello studio Gaps Piemonte, fermo al 2021. «C’è un problema di eccesso di offerta che genera una domanda che non esisterebbe», ha detto il segretario regionale del Pd Domenico Rossi. Sarah Disabato ha ricordato che l’11 per cento dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni dichiara di aver scommesso negli ultimi dodici mesi.

La Giunta ha risposto di non voler tornare al testo del 2016, bocciato anche nella versione di iniziativa popolare con oltre 12 mila firme, e di preferire strumenti nuovi con un ruolo più ampio dei Comuni. Da allora in aula non è successo nulla. Il libro di Vaccari arriva ad Alessandria in questo vuoto, e la presenza del vicepresidente del Consiglio regionale alla Ristorazione Sociale è stata letta in sala come un segnale.

Controlli e prevenzione sul territorio

Nel frattempo chi può agire sul fisico lo fa. All’inizio di febbraio i Carabinieri della Compagnia di Novi Ligure, con le stazioni di Serravalle Scrivia, Arquata e Cassano Spinola e il supporto dell’ufficio di Alessandria dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, hanno controllato sette esercizi con sale slot e aree scommesse nel Novese: licenze, funzionamento degli apparecchi, informative esposte, distanze dai luoghi sensibili, documenti degli avventori. In una sala di Novi mancavano le autorizzazioni sulla sicurezza del personale, in un altro locale è emersa una violazione della normativa antincendio. È lo stesso presidio del territorio che l’Arma esercita sulle strade del Basso Piemonte, dove le verifiche sulla sicurezza stradale nel Basso Piemonte seguono la stessa logica: regole sul luogo, controlli sul luogo.

Sul versante della cura la rete è quella che era in sala giovedì: la Comunità San Benedetto al Porto, che accoglie da decenni chi arriva da una dipendenza, e Libera, che con il referente provinciale Fabio Lenti ha portato i dati comune per comune in una serata all’associazione Cultura e Sviluppo a febbraio. Il Libro Nero chiama l’azzardo «una tassa sulla povertà», e i numeri di Acqui e di Novi gli danno ragione.

Cosa succede adesso

Le proposte di legge delle opposizioni restano depositate in Consiglio regionale senza una data di discussione. Lo studio Gaps, l’unica fotografia regionale sul gioco problematico, ha ancora i dati del 2021, quando il telefono valeva meno della sala. I prossimi numeri provinciali arriveranno con il Libro Nero 2027, sui dati del 2026, e diranno se la crescita del 12 per cento dell’online è stata un picco o una tendenza. Intanto Alessandria ha dedicato una serata al tema, con un vicepresidente del Consiglio regionale seduto al tavolo: il modo più semplice per sapere se è servita sarà guardare l’ordine del giorno della prossima commissione.

Luca Bianchi

Economia

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