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Cultura & Lettere
Poesia e Letteratura

L’aurora delle trans cattive di Porpora Marcasciano

Sala di un centro culturale preparata per una presentazione di libro con sedie e microfono
Immagine generata con AI

Giovedì 23 maggio, alle 21, la Casa delle Donne di Alessandria ospita Porpora Marcasciano per la presentazione di L’aurora delle trans cattive, il volume pubblicato da Edizioni Alegre nella collana Tracce. Il sottotitolo del libro, Storie, sguardi e vissuti della mia generazione transgender, dichiara subito il taglio: quarant’anni di storia italiana osservati da una posizione che raramente ha avuto accesso alla scrittura e ancora più raramente all’archivio.

Chi è l’autrice

Porpora Marcasciano è nata il 15 settembre 1957 a San Bartolomeo in Galdo, nel Beneventano, e si è laureata in sociologia all’Università La Sapienza di Roma nel 1983. La sua attività politica comincia nel 1975, subito dopo l’omicidio di Pier Paolo Pasolini, quando prende la parola in un’assemblea scolastica raccontando pubblicamente la propria storia.

Nel 1977 è fra i fondatori del collettivo Narciso, da cui prenderà forma il Circolo Mario Mieli. Dal 2005 milita nel Movimento identità trans di Bologna, la più antica organizzazione italiana del settore, che ha presieduto dal 2010 al 2016. La scheda enciclopedica a lei dedicata ricostruisce le tappe principali di questo percorso.

Che cosa racconta il libro

Il volume copre all’incirca il periodo che va dalla metà degli anni Settanta alla fine del decennio scorso. Non è un’autobiografia lineare né un saggio accademico, ma un intreccio di ricostruzione storica e memoria personale che procede per figure, luoghi e episodi. Il soggetto non è l’autrice ma una generazione: le persone trans che hanno attraversato quegli anni in Italia.

Il baricentro del racconto si sposta fra Napoli, con l’esperienza dei femminielli e la loro collocazione dentro un tessuto urbano che li riconosceva pur senza nominarli, e Roma, dove nel 1981 Marcasciano subì un arresto di quattro giorni per aver indossato abiti femminili. Quell’episodio è stato da lei descritto in termini duplici, come esperienza traumatica e come innesco della propria militanza.

La scheda dell’editore indica un volume di 240 pagine uscito nel febbraio 2018 e ne riassume l’impianto: una scrittura per immagini, costruita attorno a figure leggendarie del mondo trans e alla loro esistenza spettacolare dentro condizioni di esclusione e di illegalità, intrecciata a riflessioni sulla presa di coscienza collettiva e sulla nascita del Movimento identità trans.

Una genealogia, non una cronaca

La scelta più interessante del libro è metodologica. Marcasciano non si limita a elencare fatti, ma costruisce una genealogia: cerca cioè di stabilire da dove viene una soggettività, quali figure l’hanno preceduta, quali pratiche si sono trasmesse da una coorte all’altra senza passare per le istituzioni.

È un’operazione che ha un preciso valore documentario. Le vite di cui il libro si occupa hanno lasciato pochissime tracce negli archivi ufficiali: non compaiono nei registri professionali, sono spesso assenti dagli atti associativi e quando entrano nelle carte pubbliche lo fanno attraverso fascicoli di polizia o cartelle cliniche. Ricostruirle significa lavorare su fonti orali, fotografie private, ricordi di gruppo.

Il metodo ha però un costo dichiarato: quando la fonte è la memoria, la verifica puntuale di ogni dettaglio diventa impossibile e la ricostruzione conserva margini di incertezza. Il libro non nasconde questo limite e lo assume come condizione del lavoro, scegliendo la restituzione di un clima e di una rete di relazioni al posto della precisione cronologica che le fonti scritte permetterebbero.

Il termine cattive

L’aggettivo scelto per il titolo è un rovesciamento. Cattive è il termine con cui le protagoniste venivano designate dall’esterno, e il libro se ne riappropria senza addolcirlo. La formula non rivendica un’innocenza né chiede una riabilitazione: registra piuttosto una posizione di conflitto assunta consapevolmente, in anni in cui l’alternativa era l’invisibilità.

Questa torsione lessicale è coerente con il modo in cui l’autrice si è sempre collocata rispetto al linguaggio. Nel suo lessico le parole sono strumenti contesi, non etichette neutre, e il recupero di un insulto ha lo stesso valore politico di una rivendicazione di diritti.

Il contesto storico

Gli anni su cui il libro lavora non sono neutri per la storia italiana. Fra il 1975 e il 1982 si collocano l’esplosione dei movimenti, la stagione dell’eroina, la nascita delle prime associazioni omosessuali strutturate e il dibattito parlamentare che porterà alla legge 164 del 1982 sulla rettificazione di attribuzione di sesso.

Quella legge, la prima in Italia a disciplinare la materia, è al tempo stesso un risultato ottenuto e un confine imposto, perché subordina il riconoscimento giuridico a un percorso medico e giudiziario. Il libro attraversa quel passaggio dal punto di vista di chi lo ha vissuto, e la distanza fra la norma scritta e la sua applicazione concreta è uno dei suoi materiali ricorrenti.

Le altre opere dell’autrice

L’aurora delle trans cattive si colloca in una bibliografia costruita nell’arco di un decennio. I titoli principali sono:

  • Favolose narranti. Storie di transessuali, Manifestolibri, 2008
  • AntoloGaia. Vivere sognando e non sognare di vivere, Edizioni Alegre, 2015
  • L’aurora delle trans cattive, Edizioni Alegre, 2018
  • Trasformare l’organizzazione dei luoghi di detenzione, Editoriale Scientifica, 2018

Il volume del 2018 sulle carceri segnala un secondo filone di lavoro, che riguarda la condizione delle persone trans negli istituti di pena, un terreno su cui l’autrice ha operato anche fuori dalla scrittura. Nel 2016 ha ricevuto da Amnesty International Italia un riconoscimento come difensore dei diritti umani.

La presentazione alla Casa delle Donne

L’incontro alessandrino è fissato per le 21 di giovedì 23 maggio. Il tema annunciato riguarda gli ultimi quarant’anni di trasformazioni sociali e culturali nell’ambito della sessualità e dei confini fra i generi, con il libro come traccia del discorso più che come oggetto di una presentazione editoriale in senso stretto.

La sede non è casuale. Le case delle donne nate in Italia a partire dagli anni Settanta hanno rappresentato uno dei pochi spazi in cui il dibattito su identità e differenza ha potuto svolgersi con continuità, e la loro apertura al discorso trans è stata a sua volta oggetto di discussione interna al movimento femminista.

Va aggiunto che la Casa delle Donne di Alessandria ospita da anni incontri di questo tipo con una frequenza che, in una città di media dimensione, non è affatto scontata. Presentazioni come questa raggiungono di norma un pubblico contenuto, ma hanno il vantaggio di mettere l’autrice in condizione di rispondere a domande diverse da quelle che le vengono poste nelle sedi nazionali.

Perché il libro circola anche fuori dalle librerie

Il volume, che ha una prefazione della ricercatrice Stefania Voli, ha avuto una circolazione che eccede quella di un normale titolo di saggistica militante. È stato adottato come testo di riferimento in corsi universitari dedicati alla storia dell’omosessualità e ha ottenuto recensioni su testate generaliste.

La ragione sta probabilmente nella scarsità di materiale disponibile. In Italia la storiografia sulle soggettività trans è recente e frammentaria, e un libro scritto da chi quei decenni li ha attraversati, con una formazione sociologica alle spalle, copre un vuoto che nessuna ricerca condotta soltanto su fonti scritte potrebbe colmare.

Domande frequenti

Quando si tiene la presentazione ad Alessandria?

Giovedì 23 maggio alle 21 alla Casa delle Donne di Alessandria, con l’autrice Porpora Marcasciano.

Chi pubblica L’aurora delle trans cattive?

Il libro è uscito nel 2018 per Edizioni Alegre nella collana Tracce, con prefazione della ricercatrice Stefania Voli.

Di che cosa parla il libro?

Ricostruisce circa quarant’anni di storia delle persone trans in Italia attraverso memoria personale, figure e luoghi, fra Napoli e Roma.

Chi è Porpora Marcasciano?

Nata nel 1957 a San Bartolomeo in Galdo e laureata in sociologia nel 1983, è attivista dal 1975 e ha presieduto il Movimento identità trans di Bologna dal 2010 al 2016.

Quali altri libri ha scritto?

Fra gli altri Favolose narranti del 2008, AntoloGaia del 2015 e un volume del 2018 sull’organizzazione dei luoghi di detenzione.

Perché il titolo parla di trans cattive?

Perché riprende e rovescia un termine dispregiativo usato dall’esterno, rivendicando una posizione di conflitto assunta consapevolmente.

Maria Sole Gatti

Critica letteraria

Critica letteraria, si occupa di poesia contemporanea e narrativa italiana. Collabora con riviste culturali e segue da anni la scena poetica del Nord-Ovest.