Liala, la più grande scrittrice di best seller.
Se il nome di Amalia Liana Negretti Odescalchi è sconosciuto ai più, lo pseudonimo con cui ha firmato i suoi numerosi romanzi (tutti best seller) è famosissimo: Liala. La scrittrice di cui tutte le nostre nonne hanno letto almeno un romanzo, colei che ha venduto dieci milioni di libri, un traguardo ancora oggi difficile da superare.
Eppure la critica ufficiale, indifferente al suo straordinario successo di pubblico, ha liquidato la sua opera come ‘narrativa rosa popolare’, ignorando il conforto e la spensieratezza che i suoi libri hanno regalato a tante donne costrette a una vita di fatiche e di sacrifici.
Ma chi era Liala? Nata nel 1897 e deceduta a 98 anni nel 1995, cominciò a scrivere dopo la morte a soli 26 anni del grande amore della sua vita, l’aviatore Vittorio Centurione Scotto. Per lui, Liala aveva sfidato la rigida morale del tempo: lei era sposata con una figlia eppure non aveva esitato ad abbandonare il marito (parecchio più anziano di lei) per vivere in pienezza questo amore folle e bruciante. Vittorio era geloso, bellissimo e pazzo di lei. Si amavano a tal punto da chiamarsi Amore e Vita: i loro nomi più autentici. Ma il fato, invidioso della loro felicità, era in agguato: nel 1926, durante un’esercitazione aerea sul lago di Varese, l’aereo di Vittorio precipita nelle acque del lago e con lui finiscono tutti i sogni della sua amante. Per sfuggire alla disperazione, Liana (si chiamava ancora così) comincia a scrivere: è l’unico modo per sentire ancora vivo il ricordo del suo amato e non sprofondare nell’abisso del dolore. Nasce così “Signorsì”, il primo bestseller di questa autrice, a cui Gabriele D’Annunzio cambierà il nome, mutandolo in Liala, inserendo così una parola, ala, che alla giovane scrittrice ricordava il suo amatissimo aviatore.
Da quel lontano 1931, anno della pubblicazione del romanzo (la prima edizione andò esaurita in soli 20 giorni), la nostra autrice continuò a scrivere storie d’amore sino agli ultimi giorni della sua vita. Ritiratasi nella sua villa La cucciola sul lago di Varese, con la figlia Primavera e l’affezionata governante Tilla, Liala ha descritto nelle sue pagine i cambiamenti della storia femminile in Italia durante tutto il Novecento, stando sempre dalla parte dell’amore, ad oltranza. Perfino un grande scrittore come Aldo Busi si recò da lei per intervistarla e fu affascinato dall’autenticità di questa donna, arrivando ad affermare che Liala ha riscritto in tutti i suoi romanzi la sua storia d’amore con Centurione Scotto. Certamente, le sue fedeli lettrici, donne di ogni età e ceto sociale, hanno condiviso con lei i palpiti delle passioni così ben descritte nei suoi romanzi.
La città di Varese, oltre all’Archivio Liala donato dalla figlia e situato a villa Mirabello, le ha dedicato la panchina delle rose bianche, per ricordare una donna che è stata in grado di far sognare milioni di cuori innamorati.

