INTERVISTA A DAVIDE ORLANDI, Poliedrico Filosofo

INTERVISTA A DAVIDE ORLANDI, Poliedrico Filosofo


1) Come, nel corso della tua carriera di Scuola Superiore, è avvenuto un cambiamento radicale?
Frequentavo il terzo anno delle scuole superiori di un Istituto Professionale ad indirizzo Odontotecnico e casualmente o forse per destino mi capitò sotto le mani un libro di filosofia. Si trattava dell’arte di trattare le donne di Arthur Schopenhauer. Fu subito amore a prima vista.

2) Tra i tuoi titoli di studio, quali sono stati i più significativi, ai fini della tua carriera?
Sicuramente la mia laurea in Filosofia, poi quella in Filologia moderna ed infine in Linguistica. Anche la mia laurea in Scienze dell’educazione e formazione però ha avuto un ruolo molto importante nello sviluppo della mia personalità filosofica.

3) In cosa consiste la tua vocazione di professore?
Principalmente consiste nell’amore per il sapere. Questo dovrebbe animare ogni insegnante.

4) Cosa pensi della cultura greca e latina?
Da classicista non posso che apprezzare ed elogiare la cultura greca e latina, soprattutto per quanto riguarda l’etica. I greci avevano preso sul serio la morte. Prendere sul serio la morte ti dà il senso del limite.
Il fondamento etico per i greci non sta nei comandamenti, ma nel senso del limite. Non oltrepassare il tuo limite, altrimenti prepari la tua rovina.
Il rispetto della misura. I greci non avrebbero mai scolpito, ad esempio, i Bronzi di Riace perché rappresentano una dismisura. La misura è anche nel raggiungimento della felicità, che è autorealizzazione di sé, non altro. Conosci il tuo demone e realizzalo. In questo consiste la felicità.
Purtroppo l’Occidente ha smarrito questa Etica. Il nostro tempo è il tempo dell’Illimitatezza e questo ci condurrà alla rovina.

5) Per quale scuola lavori e che ruolo ricopri?
Insegno Italiano e Storia presso l’Istituto di Istruzione Superiore “Pier Luigi Nervi” di Novara.

6) Cosa pensi dell’atteggiamento dei giovani d’oggi, nel mondo della scuola?
Nel nostro tempo la scuola di ogni ordine e grado sembra ridotta ad un “diplomificio”. L’impeto della valutazione vorrebbe imporre scansioni dell’apprendimento uguali per tutti. Sempre più si sta imponendo una scuola che il “sogno” di un vecchio ministro della pubblica istruzione codificava con le tre “i” (impresa, inglese, informatica), cioè una scuola fondata sul principio di prestazione. Il nostro tempo non coltiva l’ideale di una scuola autoritaria e disciplinare. Non è più il tempo dove, secondo una tristemente nota metafora botanica, l’allievo è assimilato ad una vite storta e l’insegnante ad un paletto diritto e ad un filo di ferro capace di raddrizzarne la stortura. Il conformismo attuale non è più morale ma cognitivo. Il nostro tempo non concepisce più l’allievo come una vite storta, ma come un computer vuoto. L’apprendimento è il riempimento del cervello di file seguendo l’ideale di un travasamento potenzialmente illimitato di informazioni nella sua memoria. All’illusione botanica si è sostituita quella tecnologico-cognitivista: morte dei libri, informatizzazione degli strumenti didattici, esaltazione delle metodologie dell’apprendimento, accanimento valutativo, burocratizzazione fatale della funzione dell’insegnante che deve sempre più rispondere alle esigenze dell’istituzione che non a quella degli allievi. E in tutto questo gli allievi si demotivano e perdono interesse e interessi. Non vogliono più fare niente, né studiare né lavorare. Questo è il vero dramma della maggior parte dei giovani d’oggi.

7) Quali sono i veri valori in cui credi, come insegnante?
Rispetto, Educazione e Cultura.

8) Parlaci del tuo attuale Dottorato in Filosofia: ti farebbe piacere condurre una carriera accademica, affiancando quella scolastica
Attualmente sono Dottorando in Filosofia presso l’Università di Granada. Per quanto riguarda una possibile carriera accademica, lascio aperta ogni eventualità.

Stefano Chiesa

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