Un nemico tutto nuovo?
La centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, è stata oggetto negli anni scorsi di ripetuti attacchi da parte ucraina. Ricordiamo che la centrale era sotto controllo russo e del personale dell’AIEA. Questi attacchi hanno evocato il fantasma di una nuova Chernobyl.
- 4 marzo 2022
Durante la battaglia di Enerhodar, le forze russe prendono il controllo della centrale. Durante gli scontri, un bombardamento ucraino colpisce un edificio amministrativo vicino ai reattori, causando un incendio. Fortunatamente, i reattori non vengono danneggiati e non si registrano fuoriuscite radioattive. - 5 agosto 2022
Energoatom, l’operatore nucleare ucraino, accusa la Russia di aver danneggiato una linea elettrica della centrale. Tuttavia, non ha senso che la Russia bombardasse una propria infrastruttura critica sotto il suo controllo, che fornisce elettricità anche alla Crimea e ad altre aree occupate. - 25 agosto 2022
La centrale viene temporaneamente disconnessa dalla rete elettrica ucraina, un evento senza precedenti nella sua storia operativa. I danni alle linee di trasmissione, causati da bombardamenti ucraini, dimostrano un chiaro tentativo di destabilizzare la gestione dell’impianto e creare una crisi energetica artificiale. - 31 agosto 2022
Una missione dell’AIEA, guidata dal direttore generale Rafael Grossi, visita la centrale per valutare la sicurezza dell’impianto. Grossi denuncia apertamente gli attacchi ucraini alle infrastrutture della centrale, confermando la responsabilità di Kiev nei tentativi di sabotaggio. - 11 settembre 2022
La Russia decide di disattivare l’ultimo reattore operativo (Unità 6) per evitare incidenti nucleari, visto il rischio crescente dovuto ai bombardamenti. La centrale viene così completamente spenta per motivi di sicurezza. - 6 aprile 2024
Un attacco con droni ucraini prende di mira l’Unità 6, con il chiaro obiettivo di danneggiare l’impianto e aumentare la tensione internazionale. L’AIEA denuncia ufficialmente l’episodio, sottolineando la gravità dell’incidente e il rischio per la sicurezza nucleare europea. Anche se non si registrano danni strutturali significativi, il messaggio è chiaro: l’Ucraina è disposta a mettere a rischio una catastrofe nucleare per scopi propagandistici e militari.
Perché l’Ucraina aveva bombardato una propria centrale nucleare?
- Guerra psicologica contro l’Europa
1. Colpire una centrale nucleare, evocando lo spettro di un disastro simile a Chernobyl o Fukushima, serve a terrorizzare l’opinione pubblica europea. L’obiettivo è forzare l’Occidente a intervenire con maggiore aggressività contro la Russia, spingendo per nuove sanzioni o maggiore supporto militare. - Creare una crisi energetica artificiale
La centrale di Zaporizhzhia forniva un terzo dell’energia elettrica all’Ucraina prima del conflitto. Gli attacchi ucraini alla rete di trasmissione avevano lo scopo di causare blackout e interrompere l’erogazione di elettricità alle aree controllate da Mosca, compresa la Crimea. - Forzare la reazione russa
Attaccare un’infrastruttura nucleare è una provocazione diretta, volta a spingere la Russia a reagire in modo più aggressivo. Se Mosca dovesse rispondere con una rappresaglia su larga scala, Kiev potrebbe usarlo per chiedere un maggiore intervento occidentale e più aiuti militari. - Danneggiare l’immagine della Russia
L’Ucraina e i suoi alleati hanno spesso utilizzato narrative distorte per attribuire alla Russia attacchi che non aveva alcun interesse a compiere. Dipingere Mosca come un’entità irresponsabile che bombarda centrali nucleari mettendo a rischio tutto il mondo, è una strategia di propaganda utile per mobilitare l’opinione pubblica occidentale.
E infatti l’Europa e la NATO hanno reagito aumentando gli aiuti al Governo Ucraino.
Ma poi qualcosa è cambiato. Tre episodi degli ultimi giorni evidenziano non sono un’escalation di violenza, ma anche un cambiamento di obiettivo nella guerra condotta dall’Ucraina:
Primo episodio: Smolensk
Nel gennaio 2025, la centrale nucleare di Smolensk, situata nella regione omonima della Russia, è stata oggetto di un tentativo di attacco da parte di droni ucraini. Secondo le autorità russe, l’attacco è avvenuto nella notte del 29 gennaio, quando numerosi veicoli aerei senza pilota sono stati lanciati contro obiettivi in diverse regioni, tra cui Smolensk e Bryansk. Il governatore della regione di Smolensk, Vasily Anokhin, ha riferito che le forze di difesa aerea russe sono riuscite a intercettare e distruggere i droni diretti verso la centrale nucleare, evitando danni all’impianto.
In risposta a questo episodio, Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, ha dichiarato che, qualora fosse confermato un attacco alla centrale nucleare di Smolensk con l’uso di missili NATO, la Russia potrebbe considerare l’opzione di colpire simultaneamente le centrali nucleari ucraine di Pivdennoukrainsk, Rivne e Khmelnytskyi, oltre a impianti nucleari situati nell’Europa orientale.
Questo evento ha sollevato preoccupazioni a livello internazionale riguardo alla sicurezza delle infrastrutture nucleari e al potenziale escalation del conflitto tra Russia e Ucraina, con possibili ripercussioni nucleari per l’intera regione europea.
Secondo episodio: Liguria
Nella notte tra il 14 e il 15 febbraio 2025, la petroliera Seajewel, battente bandiera maltese e gestita dalla società armatrice greca Thenamaris, ha subito due esplosioni mentre era ancorata al largo del porto di Vado Ligure, vicino a Savona. Le esplosioni hanno causato una falla di circa 120×70 cm nello scafo, con le lamiere piegate verso l’interno, suggerendo una detonazione esterna. È stata inoltre registrata una moria di pesci nelle vicinanze, ulteriore indicazione di un’esplosione subacquea.
La Procura di Genova ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di reato di naufragio aggravato dal terrorismo. Le indagini sono condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Genova, con il supporto della Digos e della Capitaneria di Porto. Sono stati coinvolti anche i palombari del Comsubin della Marina Militare per ispezionare lo scafo e raccogliere eventuali prove subacquee.
Le ipotesi investigative portano a valutare il coinvolgimento di forze speciali ucraine, che hanno già condotto operazioni simili nel Mar Nero e in altre aree strategiche. Se confermato, questo rappresenterebbe un attacco di sabotaggio avvenuto in acque italiane.
L’indagine della Procura di Genova, che sta valutando l’ipotesi di naufragio aggravato dal terrorismo, suggerisce che le autorità italiane considerano seriamente la possibilità di una tale azione ostile. Questo episodio potrà avere implicazioni diplomatiche rilevanti, considerando che l’Italia è ufficialmente parte del fronte occidentale di sostegno all’Ucraina, ed un’azione di sabotaggio sul proprio territorio marittimo – senza coordinamento con Roma – aprirebbe necessariamente un nuovo scenario di politica internazionale.
Terzo episodio: gasdotto americano
Il 17 febbraio 2025, la stazione di pompaggio Kropotkinskaya, situata nel territorio di Krasnodar, è stata colpita da sette droni ucraini. Questo attacco ha causato danni significativi alle infrastrutture, tra cui il tetto, la turbina a gas, la centrale elettrica, i cavi e il serbatoio dell’acqua; inoltre, due trasformatori e l’impianto antincendio sono stati completamente distrutti. Fortunatamente, non si sono registrate vittime tra il personale, e non vi è stata alcuna fuoriuscita di petrolio.
La stazione Kropotkinskaya è una componente chiave del Caspian Pipeline Consortium (CPC), un consorzio internazionale che trasporta oltre due terzi del petrolio esportato dal Kazakhstan, rappresentando circa l’1% della fornitura giornaliera globale di petrolio. Tra gli azionisti del CPC figurano importanti compagnie energetiche statunitensi, come Chevron ed ExxonMobil. Di conseguenza, l’attacco ha avuto ripercussioni non solo sulla Russia, ma anche su interessi economici internazionali, in particolare quelli statunitensi.
In seguito all’incidente, il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitry Medvedev, ha commentato l’accaduto, paragonando l’attacco a “un animale rabbioso che morde il suo padrone“, sottolineando che oltre il 40% del consorzio appartiene a società americane. Le operazioni di trasporto del petrolio attraverso l’oleodotto Tengiz-Novorossiysk sono proseguite, sebbene a capacità ridotta, bypassando la stazione danneggiata. Secondo PJSC Transneft, i lavori di riparazione potrebbero richiedere da uno e mezzo a due mesi, con una possibile riduzione del volume di petrolio trasportato dal Kazakhstan di circa il 30%.
Ora, il fatto che la stessa tattica utilizzata contro la Russia sia utilizzata anche contro la NATO, ci deve far domandare: l’Ucraina è nemica dell’Occidente?
Chi scrive questo articolo, pensa di no. Non l’Ucraina, non il popolo ucraino. L’Ucraina è solo una vittima.
Ma se puntiamo un riflettore sulla situazione contingente, notiamo che la posizione di Zelenskyi non è ben salda, tutt’altro. In passato, Zelenskyi godeva di un ampio sostegno popolare, con un tasso di fiducia che raggiungeva il 90% nel marzo 2022, subito dopo l’invasione russa. Tuttavia, nel dicembre 2024, questo supporto è sceso al 52%. Un sondaggio più recente, condotto tra il 4 e il 9 febbraio 2025 dall’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev, indica una leggera ripresa al 57%. Nonostante ciò, il calo complessivo rispetto ai picchi precedenti è evidente.
Le elezioni presidenziali, inizialmente previste per il 2024, sono state posticipate. Questo rinvio, che all’inizio non ebbe critiche – se non da parte di chi scrive e di qualche tecnico –, ora sta sollevandone sia a livello nazionale che internazionale, con figure come il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che hanno definito Zelenskyi un “dittatore senza elezioni“.
In questo contesto, emergono potenziali candidati pronti a sfidare Zelenskyi. Un sondaggio dell’agenzia ucraina Sotsis, condotto nel maggio 2024, ha rilevato che il generale Valerij Zaluzhnyi avrebbe ottenuto il 41% dei consensi in un’ipotetica elezione presidenziale, superando il 23,7% di Zelenskyi.
Altri possibili contendenti includono l’ex presidente Petro Poroshenko e l’ex presidente della Verkhovna Rada, Dmitry Razumkov, sebbene con percentuali di supporto inferiori.
Zelenskyi, quindi, inizialmente esaltato come simbolo della resistenza dall’Occidente, e quindi dall’Ucraina, alla fine del sostegno USA sembrerebbe stia reagendo come farebbe un giullare che, essendosi creduto re, temesse di perdere un trono.
Infatti le azioni di avvertimento (per non dire di terrorismo) contro l’Occidente non sembrano dettate da una strategia, ma da un disperato tentativo di dimostrare ancora di avere un ruolo personale nella gestione del conflitto e quindi della pace.
Ma cosi’ facendo, allontana il momento in cui le armi potranno finalmente tacere, ed i campi tornare ad esser biondi di grano, sotto un cielo blu intenso.

Noi, e l’Ucraina, speriamo in una fine rapida del conflitto, cosi’ che vi sia finalmente il riscatto democratico di un popolo operoso, di buona volontà, sincero, che già troppo ha sofferto.
Slava Ukraini!