La caduta del Grande Narciso, di Mauro Montanari
Ammetto che quando mi è capitata quella foto sullo schermo del pc, sono saltato dalla sedia. Eppure, tutti i segnali andavano in quella direzione. Il Grande Narciso, il parleur senza compassione, l’affabulatore di piombo, il genio dell’insulto, il satiro a bocca sempre aperta, è caduto. Rovinosamente, come si conviene all’altezza che aveva raggiunto il suo Ego. Rovinosamente, come Icaro, un altro narciso, che si accorse troppo tardi di che materia molle erano fatte le giunture delle ali. Eppure, nel suo, dicevo, Vittorio Sgarbi era un genio. Gli imitatori televisivi, come Scanzi, non gli arrivano al ginocchio, perché, a differenza di Scanzi, Sgarbi non aveva bisogno della televisione per esistere. Era la televisione ad aver bisogno di lui. La televisione, lui la possedeva. Per lui, era come lo specchio di Grimelde; un luogo per misurare la sua bellezza; ed era proprio la televisione a certificargli ogni sera: sei tu il più bello, non hai rivali. E a quel punto, la televisione, per lui, non aveva più importanza: cessava di esistere, di essere oggetto di desiderio.
Ed ora eccolo qui, con la sua nuova immagine da novantenne, in crisi di depressione, pericolosamente vicino alla morte; in una fase, cioè, nella quale le ferite stanno fuori, stampate nella faccia, e l’anima si vede in tutta la sua orribile agonia. Il grande Narciso è caduto.
Socrate scampò alla peste ateniese con lunghi digiuni e temperanza; ma Sgarbi è un antisocratico; per lui vale il tutto e subito; vale l’intemperanza; vale Il godimento adesso e basta! Valgono le passerelle di belle donne che gli fanno da schermo, a lui, il grande Tombeur de Femmes; e servono a coprire anche la sua presumibile, anzi, presumibilissima omosessualità, mai dichiarata, certamente neppure a sé stesso.
Non so se Sgarbi fosse davvero un grande storico dell’arte come Roberto Longhi, Lionello Venturi o Carlo Ginsburg. Ne dubito. Ho letto alcuni suoi scritti che mi sono sembrati fumosi e inutilmente verbosi; ripetitivi, noiosi, inutili; direi sufficienti appena per superare un esame di concorso. Lui era piuttosto un grande intrattenitore; un uomo di circo. Rovesciava le banalità altrui come un calzino e le rendeva interessanti. Il suo genio era quello: mentre le altre creature televisive ripetevano slogan come perfetti imbecilli, lui prendeva quegli stessi e ne faceva qualcosa di creativo, di curioso e, alla fine, di convincente. Eccolo, il grande prestigiatore; l’uomo che estrae i conigli dal cappello, ed eccolo l’applauso finale, soltanto per lui, mentre gli altri, i ripetitori di slogan, stanno a guardare a bocca aperta, sapendo che, di loro, nessuno si ricorderà mai.
La famiglia veniva da Ro Ferrarese, a un tiro di schioppo da casa mia. Mia madre, da giovane, li aveva conosciuti e ne parlava con rispetto: farmacisti, insegnanti, preti: una vera borghesia paesana, solida, senza grilli per la testa; generazioni di padri in doppio petto, con gemelli d’oro e orologio da taschino, e generazioni di matrone con posto fisso in chiesa e al cimitero, avevano dato luogo a lui, al grande scapestrato televisivo, alla gola frenetica, alla mitraglia dell’insulto. Quando appariva sullo schermo, mia madre lo indicava eccitata: ho conosciuto la famiglia, diceva, con un sorriso di beatitudine, quasi che fosse entrata così anche lei nella storia.
Il corpo è una rivelazione cifrata, soprattutto alla fine, quando il dolore è dominante. Bisogna rispettarlo, e io lo rispetto. La faccia di Sgarbi lo merita. Guardandolo, temo si prepari per lui l’invasione silenziosa delle furie della demenza. Il suo è il grido tacito di chi sta annegando ed è questo, in fondo, il destino di chi alza troppo il velo delle cose umane: la depressione e, alla fine, anche la demenza, che è anche la protesta della coscienza contro l’assurdo. Spero di sbagliarmi. Buona guarigione, Vittorio!
(Mauro Montanari, Ph. D.)
(Mauro Montanari, Ph. D., si è laureato all’Alma Mater Studiorum di Bologna con una tesi in psicanalisi, sul tema: “I Sogni ad occhi aperti”. Ha poi acquisito Master e Abilitazione alla Ruhr-Universität di Bochum, in Germania con una tesi dal titolo “Die Ätiologie der Neurose und ihre Verbindung zum familiären Umfeld”. Infine, ha concluso il suo ciclo formativo alla Klett- Akademie di Amburgo con un ciclo di studi biennale sul tema: “Tiefenpsychologie und Hypnose”. Ha lavorato per un decennio come terapeuta a Francoforte sul Meno, ha tenuto numerosi seminari a Francoforte e Berlino; ora vive come autore tra Bologna e Tunisi. Il suo libro Paura ed ansia, Istruzioni per liberarsene, è uscito per le Edizioni Transeuropa nel 2022. Il volume Psicologia dell’Angoscia è stato pubblicato nella collana Horcynus Orca nel 2025. Nel 2009, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo ha insignito del titolo di Grande Ufficiale della Repubblica.)