Almasri: la Libia ha fatto ciò che l’Italia doveva fare ma incredibilmente non ha fatto

Almasri: la Libia ha fatto ciò che l’Italia doveva fare ma incredibilmente non ha fatto

La vicenda di Usama Najim Almasri, ex capo della polizia giudiziaria di Tripoli, rappresenta un caso emblematico di giustizia mancata e di responsabilità politica elusa. La Libia, spesso accusata di opacità e abusi, ha compiuto un gesto che l’Italia — paradossalmente — non ha avuto il coraggio o la volontà di compiere: arrestare un uomo ricercato per crimini di guerra e contro l’umanità.

Secondo la Corte Penale Internazionale (CPI), l’Italia aveva l’obbligo di consegnare Almasri, arrestato a gennaio 2025 sul nostro territorio, ma ha scelto di rimpatriarlo in Libia con un volo di Stato. Una decisione che oggi appare gravissima, poiché Roma è accusata di aver violato i propri obblighi internazionali.

Immagine con testo in bianco su sfondo beige che discute il caso di Usama Najim Almasri e il ruolo dell'Italia e della Libia nella giustizia internazionale.

Il 5 novembre 2025 la Libia ha invece deciso di arrestare Almasri, rispondendo alle accuse della CPI e mostrando — almeno formalmente — una disponibilità alla giustizia che mette in ombra l’Italia stessa. Il paradosso è lampante: un Paese instabile e dilaniato da anni di guerre civili ha compiuto un atto di legalità internazionale che la democrazia italiana ha rifiutato.

La mancata consegna alla Corte dell’Aia non è solo una svista burocratica. È un segnale politico pesante. Significa anteporre interessi di breve termine, probabilmente legati alla cooperazione migratoria con Tripoli, a principi universali come la tutela dei diritti umani e la giustizia per le vittime di tortura e violenza.

Dietro la vicenda si intravedono pressioni, calcoli e una forma di prudenza diplomatica che somiglia molto alla complicità silenziosa. Quando la realpolitik supera il rispetto del diritto internazionale, a perdere è la credibilità di un intero Paese.

Oggi l’Italia appare dinanzi al mondo come una nazione che, pur proclamandosi culla del diritto, non ha saputo — o voluto — onorare la giustizia internazionale. E la Libia, ironia della storia, ha dato una lezione di legalità proprio a chi avrebbe dovuto darla.

È un episodio che pesa sulla coscienza civile del Paese e che dovrebbe spingere a una riflessione profonda sul significato stesso della parola responsabilità. L’Italia, per riconquistare autorevolezza, dovrà dimostrare che non è disposta a sacrificare la giustizia sull’altare della convenienza politica.

Pier Carlo Lava

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