RECENSIONE del film AFTER THE HUNT di Luca Guadagnino con Julia Roberts-di Daniela Di Benedetto. A cura di Elisa Rubini.
Julia Roberts interpreta Alma, una stimata docente universitaria di filosofia, che soffre di una
tremenda ulcera ma non ne parla neppure col marito psichiatra, come se volesse autodistruggersi ,
per il senso di colpa indotto da un segreto del suo passato. È molto amica del collega Hank, che
conosce da anni. Ma entra in scena Maggie, laureanda di colore, che sostiene di aver ricevuto da
Hank molestie sessuali e dapprima si confida solo con Alma, considerandola la sua migliore amica al
di là del rapporto studente/docente. Ebbene, non trova il supporto che sperava; Alma minimizza
l’accaduto e arriva a dirle “se metti in giro questa storia, nessun uomo bianco ti darà mai un
lavoro.” Maggie, inconsciamente lesbica e attratta da Alma, resta molto delusa e diffonde lo
scandalo tirando fuori la solita solfa dei professori bianchi che detengono il potere e abusano delle
studentesse nere indifese a cui nessuno crede. In realtà la riluttanza di Alma è profondamente
legata al suo segreto personale, e non si tratta di proteggere Hank. Saprete tutto alla fine.
Ma qual è il confine fra un timido approccio sessuale respinto e una molestia? E quanti uomini
possono diventare vittime di false accuse?
Maggie appare subito come una manipolatrice arrivista
(ha anche scritto una tesi plagiata), quindi potrebbe inventare tutto. La tematica interessante non
basta tuttavia per poter parlare di un “buon film” al cento per cento.
Prolisso, due ore e venti per una storia che si poteva condensare in un’ora e mezza; indugia
troppo sui malesseri di Alma, e inoltre il regista non ci risparmia le lezioni di filosofia in aula né le
conversazioni pertinenti fra colleghi. Era necessario? Se il film parla del rapporto uomo/donna, di
sentimenti umani contraddittori, di ambizioni lavorative non necessariamente legate alla filosofia,
allora si poteva ambientare il tutto , per esempio, in una facoltà ad indirizzo scientifico, magari
facendo vertere la tesi di laurea di Maggie , anziché sull’etica, sulle mutazioni del DNA ( scusate la
mia fantasia), rendendo il tutto più vivace e appetibile per lo spettatore comune… Ma Guadagnino
è interessato solo a confezionare un film “d’autore” senza badare a qualche sbadiglio del pubblico.
Siamo lontani dall’incantevole grazia di “Chiamami col tuo nome”, ma apprezzo alcuni elementi: il
personaggio dello psichiatra che dice la sua su tutto (avvalorando l’aspetto dell’analisi dell’animo
umano), il pizzico di suspense ( non sappiamo se Hank è davvero colpevole) e la buona
interpretazione di Julia Roberts, che per una volta non deve apparire sexy ma è solo una donna
comune, malata, non truccata . Una donna enigmatica e senza sorriso che regge tutto il film sulle
sue spalle, davvero brava. Opera consigliata ai suoi fans.
Voto: 5/10
Daniela Di Benedetto.