Giovani sempre più violenti e fuori controllo: un fenomeno che preoccupa .Gabriella Paci
(Arezzo)
Bande di giovani,anzi di giovanissimi,spesso minorenni anche di soli undici o dodici anni,italiani e figli di immigrati, si muovono nei piccoli centri come nelle grandi città e compiono azioni violente,perlopiù senza neppure una benchè futile motivazione.Spesso sono gruppi di “Maranza” che si muovono alla ricerca di un malcapitato che viene aggredito ,picchiato a sangue e anche accoltellato a morte per sottrargli magari un cellulare o pochi euro: ciò che conta non è tanto il bottino quanto il gusto di fare del male e incutere paura.Si sentono eroi, sollecitati e incoraggiati da i followers ,tanto da filmare e postare sui social le loro azioni criminali.
Poco tempo fa si trattava soprattutto di atti vandalici come danneggiare una statua, una vetrina, una decorazione, imbrattare un muro o fare del bullismo : ora tutto questo non basta perché deve scorrere il sangue e ci devono essere le botte sferrate con violenza a qualcuno.Si viaggia con il coltello a serramanico in tasca e la pistola nascosta nei jeans : qualunque strada e ora è giusta per fare l’attacco e diventare gli “eroi”.
Il rapido progredire del fenomeno ha fatto concentrare l’attenzione su quella che viene definita”microcriminalità “ ad opera di Baby gang o Bande giovanili che,come detto, operano furti, rapine, aggressioni e spaccio di stupefecenti.
Ogni banda ,ovvero aggregazione più o meno spontanea di giovani,ha un suo leader ,un suo nome e simbolo,un suo territorio e le sue regole .Ci sono anche delle rivalità tra bande e questo può a sua voota essere causa di conflitti sanguinosi con il ferimento o la perdita della vita anche di persone estrane al conflitto che si trovano per caso ad essere presenti.
L’incremento del fenomeno di bande e violenza giovanile può essere ricondotto anche allo stato dell’attuale industria culturale. La musica rap e trap continua a crescere in popolarità di anno in anno e si pensa che la cultura di strada presentata nelle canzoni, possa influenzare altri giovani che rischiano di essere reclutati per ispirarsi al denaro facile e allo stile di vita appariscente dei loro beniamini. Questo fenomeno viene definito “mercificazione del crimine”
Ogni giorno la cronaca riporta episodi di violenza varia e tutti siamo intimoriti e diffidenti perché paventiamo di doverne subire uno,se non ne siamo ancora stati vittime.
E’ di pochi giorni fa l’operazione anticrimine della squadre mobili di varie provincie italiane che ha portato all’arresto di ben 384 persone ,655 denunce,con il sequestr di 1 tonnellata e mezzo di droga e 41 armi da fuoco.Nell’indagine allargata emersi i cosiddetti “regolamenti di conti” tra bande con reati contro il patrimonio, porto illegale di armi,episodi vari di violenza.
Tra le persone identificate,molti giovanissimi, talvolta utilizzati come corrieri o addirittura assoldati dalla malavita nelle aree di spaccio della “Malamovida”
SE è vero che le grandi città sono un bacino di maggiore reclutamento della malavita ,dove giovani ,spesso di seconda generazione che pur nati in Italia manifestano rabbia e insofferenza verso l’Italia, c’è da dire che sempre più,in generale ,si assiste ad azioni violente anche nei piccoli centri,a danno ,come detto, di altri giovani indifesi o verso persone anziane o disabili o ancora verso commercianti:come a dire che nessuno può dirsi immune.
Le città dove nel 2025 si sono registrati il maggior numero di episodi di criminalità sono in ordine decrescente;Milano,Firenze,Torino;Roma, Bologna, Prato;Venezia ,Livorno e Genova,ma come detto, il fenomeno è in espansione e colpisce anche i piccoli centri.
Cosa fare?
Il ministro Piantedosi ha potenziato il controllo del territorio, rilanciato interventi normativi, intensificato le operazioni di contrasto alla criminalità minorile. Ma i cittadini iniziano a chiedere di più. La richiesta di sicurezza è ormai centrale, trasversale, urgente. Il tempo dei tavoli tecnici è finito. Serve uno Stato presente, che non arretri davanti al degrado urbano e culturale. Serve una tolleranza zero che non sia solo slogan, ma strategia concreta, coerente e duraturaanche sebnon devono ovviamenteessere abbandonate le strategie preventive messe in atto