


Un’analisi sobria, senza apocalissi né slogan, su investimenti, ritorni e futuro dell’intelligenza artificiale
Negli ultimi due anni l’intelligenza artificiale è diventata onnipresente, nei motori di ricerca, nei testi, nelle immagini, nel lavoro quotidiano, e insieme a questa presenza è arrivato un flusso di investimenti giganteschi.
Se però ci fermiamo un attimo a fare un conto, anche grossolano, emerge una domanda legittima: stiamo investendo 100 per ottenere 10?
Limitandoci alle grandi piattaforme, Google, OpenAI, Anthropic, Perplexity AI, xAI (Grok), DeepSeek, Qwen, Kimi, vediamo una dinamica simile:
costi enormi, ritorni economici ancora modesti, e una corsa a chi scala di più, prima di capire davvero come rendere sostenibile il sistema.
Non è la bolla dot-com, ed è qui la differenza
Paragonare tutto alla bolla del 2000 è comodo, ma fuorviante. All’epoca molte aziende:
- non avevano prodotto
- non avevano utenti
- non avevano un’utilità reale
L’AI invece funziona, viene usata ogni giorno, sostituisce o affianca lavoro vero, ed è già diventata infrastruttura mentale e operativa.
Quindi no, non è una bolla “stupida”.
Dove sta allora la bolla
La bolla non è tecnologica, è economica e narrativa.
- Bolla di aspettative
l’idea che ogni nuovo modello cambi il mondo in sei mesi - Bolla finanziaria parziale
valutazioni basate su promesse future più che su margini reali - Costi fuori scala
data center, GPU, energia, personale iperqualificato
In altre parole, oggi l’AI è sussidiata dal capitale, non dal mercato. Finché gli investitori accettano di perdere, il sistema regge, quando chiederanno utili veri, inizierà la selezione.
Cosa succederà davvero
Lo scenario più realistico non è il collasso, ma il ridimensionamento.
- Fusioni e sparizioni
molte piattaforme minori verranno assorbite o chiuderanno - Meno modelli, più ecosistemi
pochi grandi attori, molti servizi verticali - Prezzi più alti
l’AI “buona” costerà, quella gratuita sarà limitata - Fine dell’euforia
l’AI smetterà di essere magia e diventerà infrastruttura, come internet dopo il 2001
La vera domanda, oggi
La domanda non è se l’AI sparirà, perché non sparirà, ma chi riuscirà a trasformarla in un modello sostenibile, senza bruciare capitale all’infinito.
E forse è un bene che l’entusiasmo si raffreddi un po’.
Le tecnologie che cambiano davvero il mondo non urlano per sempre, a un certo punto diventano normali, ed è lì che iniziano a durare.
Questo articolo è stato scritto da Sergio Batildi per Alessandria Today.
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