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Si dice spesso che gli occhi siano lo specchio dell’anima e che un bugiardo non riesca a reggere lo sguardo. Tuttavia, la ricerca psicologica moderna ribalta questo luogo comune: circa i due terzi delle persone, infatti, tendono a mantenere un contatto visivo prolungato e deliberato proprio mentre stanno mentendo. Questo fenomeno accade perché chi mente è consapevole dello stereotipo secondo cui “evitare lo sguardo equivale a colpevolezza”. Di conseguenza, il bugiardo compensa eccessivamente, utilizzando lo sguardo come uno strumento di controllo per monitorare se l’interlocutore stia credendo alla messinscena. Mentre una persona sincera può distogliere lo sguardo per riflettere o recuperare ricordi, il mentitore rimane fisso sull’obiettivo, trasformando il contatto visivo in una maschera di onestà apparente.

In questa analisi, esploreremo come la comunicazione non verbale possa essere manipolata e come il silenzio o la parola possano nascondere verità profonde, proprio come suggerito dai versi che seguono.

La Poesia / The Poem

Original English Text:

The eyes that hold a steady gaze, In corridors of whispered lies, Construct a bright and hollow maze, To hide the truth from searching eyes. They do not flinch, they do not stray, But watch the seed of doubt take root, While silent tongues in shadows play, And reap the bitter, golden fruit.

Traduzione Italiana:

Gli occhi che reggono lo sguardo fisso, In corridoi di sussurrate menzogne, Costruiscono un labirinto lucente e vuoto, Per celare la verità a occhi indagatori. Non sussultano, non deviano il cammino, Ma guardano il seme del dubbio attecchire, Mentre lingue silenziose giocano nell’ombra, E mietono il amaro, dorato frutto.


Il testo poetico riflette perfettamente il paradosso descritto nell’articolo. L’immagine del “labirinto lucente e vuoto” rappresenta la costruzione artificiale della menzogna: un’architettura che appare solida all’esterno (lo sguardo fisso) ma che manca di sostanza reale. Il mentitore non “sussulta”, a testimonianza di quel controllo cognitivo che permette di gestire la reazione fisica per apparire credibili.

L’autore utilizza una struttura ritmica costante per evocare la freddezza del calcolo. La scelta di termini come “corridoi” e “labirinto” suggerisce che la menzogna non è un atto isolato, ma un percorso complesso in cui l’osservatore viene attirato. Il contrasto cromatico tra l’oscurità delle ombre e il “frutto dorato” (il successo momentaneo dell’inganno) sottolinea l’ambiguità morale dell’atto.

La poesia è ricca di figure retoriche che ne potenziano il significato. La metafora del “seme del dubbio” descrive l’efficacia della menzogna: il bugiardo non si limita a parlare, ma osserva gli effetti delle sue parole nell’altro. L’ossimoro “amaro, dorato frutto” chiude il componimento ricordando che, sebbene la menzogna possa portare a un risultato prezioso (oro), il sapore finale per l’anima resta quello dell’amarezza.

In conclusione, sia la scienza che l’arte ci avvertono: la verità non si trova necessariamente nella fermezza di uno sguardo. Spesso, è proprio dietro la pretesa di estrema sincerità che si nasconde l’inganno più raffinato. La consapevolezza di questi meccanismi ci permette di guardare oltre la superficie e comprendere meglio le dinamiche umane.

Biografia dell’Autore

Jane Elison è una poetessa e saggista contemporanea specializzata nello studio delle interazioni umane e della psicologia comportamentale trasposta in versi. Le sue opere esplorano spesso il confine sottile tra realtà e percezione, analizzando come il linguaggio del corpo influenzi la narrazione poetica moderna.

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