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C’è un attimo, nella vita come nella poesia, in cui ciò che sembra impaccio si trasforma in forma compiuta. È in quell’istante che Rilke ci prende per mano e ci conduce oltre l’apparenza.

Pier Carlo Lava

Nel breve e intensissimo testo di Il Cigno, Rainer Maria Rilke mette in scena una metamorfosi che non è solo fisica ma esistenziale: dal disagio iniziale alla piena armonia, dall’incertezza dell’essere alla rivelazione del proprio destino. Una poesia che, nella sua essenzialità, condensa una delle intuizioni più profonde della poetica rilkiana: la bellezza non è immediata, ma nasce dal superamento dell’attrito con il mondo.

Il Cigno
di Rainer Maria Rilke

Questo faticoso venire
attraverso ciò che ancora non è compiuto,
assomiglia all’impaccio che precede il ballo.

Ma poi, quando è arrivato il suo tempo,
s’allarga il cerchio, e con passo lieve
si muove nel compimento del suo essere.

E ciò che prima pareva ostacolo e peso
diventa ormai il suo gesto,
la sua forma.

Rilke costruisce la poesia come un percorso in tre tempi. Nel primo, domina l’attrito: il “faticoso venire” attraverso ciò che non è ancora compiuto. Qui il cigno è figura dell’essere umano nel suo stato iniziale, goffo, incompleto, in lotta con la propria forma. L’immagine dell’“impaccio che precede il ballo” è straordinariamente concreta: ogni esistenza, prima di trovare il proprio ritmo, conosce l’incertezza del passo.

Nel secondo tempo avviene la svolta: “quando è arrivato il suo tempo”. Non c’è forzatura, non c’è volontarismo. Il tempo interiore dell’essere guida il passaggio. Il cigno “s’allarga”, “si muove nel compimento del suo essere”: la grazia non è aggiunta, ma rivelazione di ciò che già era in potenza. È qui che Rilke afferma una delle sue verità più radicali: la forma autentica nasce dall’ascolto del proprio destino, non dall’adattamento alle attese esterne.

Nel terzo movimento, la metamorfosi si compie: ciò che era ostacolo diventa gesto, ciò che era peso diventa forma. Non c’è negazione del passato, ma trasfigurazione. Il limite non viene cancellato, viene assunto. In questo senso, Il Cigno dialoga idealmente con l’“Arcaico torso di Apollo”, dove lo sguardo dell’opera incompleta impone un cambiamento radicale (“Tu devi cambiare la tua vita”), e con La Pantera, dove invece la prigionia dello sguardo impedisce il movimento verso la forma piena. Se nella Pantera il destino resta bloccato, nel Cigno il destino si compie.

La poesia può essere letta anche come allegoria della vocazione artistica: l’artista attraversa una fase di resistenza, di imperfezione, di lotta con la materia e con sé stesso. Ma quando arriva il tempo giusto, la forma si fa necessaria, e il gesto creativo diventa naturale come il movimento dell’acqua sotto le ali del cigno. Rilke suggerisce che la vera grazia non è immediatezza, ma maturazione.

Biografia essenziale dell’autore
Rainer Maria Rilke (1875–1926), nato a Praga allora parte dell’Impero austro-ungarico, è uno dei massimi poeti della modernità europea. Viaggiatore instancabile, visse tra Germania, Francia, Italia e Svizzera, intrecciando rapporti decisivi con figure come Lou Andreas-Salomé, Auguste Rodin e Marina Cvetaeva. La sua poesia esplora il rapporto tra visibile e invisibile, forma e destino, solitudine e assoluto. Opere come Il libro delle ore, I Sonetti a Orfeo e le Elegie duinesi hanno segnato in modo profondo la lirica del Novecento, offrendo una visione in cui l’esistenza, pur attraversata dal dolore, tende a una trasfigurazione spirituale.

Geo
Rilke, poeta europeo per eccellenza, continua a parlare anche al nostro presente e ai nostri territori: nelle città di provincia come Alessandria, dove la vita quotidiana sembra spesso procedere per attriti, attese e imperfezioni, Il Cigno risuona come un invito a riconoscere il valore del tempo interiore. Alessandria today, nel suo lavoro culturale, si pone proprio in questo spazio: dare forma e voce a ciò che è in divenire, accompagnare autori e lettori nel passaggio dall’impaccio alla consapevolezza, dalla frammentazione alla visione.

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