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Ci sono luoghi che non muoiono: semplicemente si sottraggono al tempo, restando in attesa di essere ascoltati.

Pier Carlo Lava

Nel cuore della Tuscia, a pochi chilometri dal lago di Bracciano, esiste un luogo che sembra sospeso tra storia e leggenda. Monterano non è un borgo abbandonato nel senso consueto del termine: è una città scomparsa, inghiottita da eventi, paure, epidemie e decisioni umane. Oggi restano rovine monumentali immerse nella natura, silenziose ma potentemente evocative, come se l’intero sito fosse un grande racconto interrotto.

Un tempo Monterano era un centro vitale, abitato, attraversato da commerci e presenze nobiliari. Il suo declino fu rapido e irreversibile. Nel XVII secolo una violenta epidemia di malaria decimò la popolazione, rendendo la zona sempre più inospitale. A questo si aggiunsero saccheggi, crisi economiche e infine l’abbandono definitivo. Gli abitanti si spostarono verso i centri vicini, lasciando alle spalle chiese, palazzi, fontane, strade. La città, privata dei suoi corpi, rimase come un guscio vuoto.

Il fascino enigmatico di Monterano nasce proprio da questa assenza. Non esiste un vero “paese vecchio” con case ancora riconoscibili come abitazioni: ciò che si incontra è un insieme di rovine grandiose, progettate in parte anche da Gian Lorenzo Bernini. La Fontana del Leone, i resti del Palazzo Ducale, il convento, le chiese spezzate dal tempo: tutto parla di un passato importante, oggi restituito alla natura. La vegetazione ha riconquistato i volumi, insinuandosi tra le pietre, creando un paesaggio quasi cinematografico.

Monterano è spesso definita “città fantasma”, ma la definizione è riduttiva. Qui non si percepisce soltanto l’assenza dell’uomo, bensì una presenza diversa: quella della memoria. Camminando tra le rovine si ha la sensazione che ogni muro, ogni arco, ogni frammento architettonico trattenga una storia non detta. È un luogo che non offre spettacolo, ma ascolto. Non c’è folklore, non c’è ricostruzione, non c’è messa in scena: solo tracce.

Nel corso degli anni, Monterano è diventata una meta per fotografi, studiosi, viaggiatori in cerca di luoghi “al limite” tra realtà e immaginazione. Il suo isolamento e il paesaggio selvaggio che la circonda alimentano un immaginario fatto di leggende, di racconti su presenze invisibili, di silenzi che sembrano parlanti. Ma il vero mistero non è l’occulto: è la fragilità delle civiltà umane, la facilità con cui una città può essere cancellata dalla storia ufficiale.

A differenza di molti borghi recuperati a fini turistici, Monterano non è stata ricostruita. È rimasta rovine. E in questo risiede il suo valore culturale: rappresenta un monumento involontario all’impermanenza. Un luogo che non chiede di essere “visitato” ma compreso, attraversato con rispetto, osservato come si osserva una pagina strappata di un libro antico.

Nel tempo dei borghi trasformati in prodotti, Monterano rimane un’eccezione. Non vende un’immagine, non promette esperienze confezionate. Offre qualcosa di più raro: una relazione diretta con il passato e con il silenzio. Ed è forse per questo che continua ad attrarre chi cerca nell’Italia minore non l’estetica, ma il senso.

Geo

Monterano si trova nel Lazio, nel territorio della Tuscia, tra il lago di Bracciano e i Monti della Tolfa. Inserita in un’area naturale protetta, è oggi un sito archeologico a cielo aperto, dove rovine storiche e paesaggio selvaggio convivono in equilibrio. Per Alessandria today, raccontare Monterano significa dare voce a quei luoghi marginali che custodiscono una memoria collettiva fuori dai circuiti del turismo di massa, in linea con una visione dell’informazione culturale attenta ai territori, alla storia e all’identità.

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Link utili
Parco Naturale Regionale di Bracciano e Martignano: https://www.parcobracciano.it
Approfondimento storico su Monterano: https://www.touringclub.it/destinazioni/monterano
Scheda culturale: https://www.lazio.com/monterano

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