Mio nonno è stato un IMI di Daniele Pizzoli è un’opera che intreccia memoria familiare e storia nazionale, trasformando la ricerca di un nipote in un’indagine capace di illuminare una delle vicende più trascurate del Novecento italiano. Il libro prende avvio dal silenzio del nonno dell’autore, uno dei 600.000 Internati Militari Italiani deportati nei campi di lavoro nazisti dopo l’8 settembre 1943, e segue il percorso di Pizzoli mentre tenta di ricostruire ciò che quell’uomo non ha mai raccontato. Attraverso documenti, archivi, testimonianze e frammenti di memoria, l’autore compone una trama che è insieme investigativa e profondamente intima: il lettore lo accompagna nella scoperta delle condizioni dei lager di lavoro, del rifiuto degli IMI di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, della loro resistenza silenziosa fatta di dignità e sopravvivenza quotidiana.
La storia del nonno diventa così la storia di un’intera generazione di uomini dimenticati, che pagarono la loro scelta con fame, fatica e isolamento, e che solo oggi iniziano a trovare il posto che meritano nella memoria collettiva. Pizzoli racconta tutto questo con uno stile che unisce rigore giornalistico e partecipazione emotiva, restituendo agli IMI la complessità e il valore morale del loro gesto.

Questa riflessione si intreccia con un fenomeno più ampio: sempre più nipoti degli IMI stanno scegliendo di trasformare il silenzio dei loro nonni in narrazione, assumendosi il compito di custodire una memoria che rischiava di svanire. Anche io, Francesco Bianchi, faccio parte di questo movimento di recupero e restituzione, avendo dedicato un libro alla storia di mio nonno Elio, Il coraggio dei vinti, un’opera che si inserisce nello stesso solco di impegno civile e affettivo.
Il valore di questi libri non risiede solo nella ricostruzione storica, ma nel desiderio di colmare un vuoto generazionale: chi scrive non ha vissuto la guerra, non ha conosciuto i campi, spesso non ha ricevuto racconti diretti (io sono stato fortunato da questo punto di vista e ho raccolto alcune memorie direttamente), e per questo il gesto di chi scrive assume un significato ancora più forte.
È un atto di responsabilità verso un’eredità fragile, un modo per trasformare la distanza in un ponte, per dare continuità a una memoria che appartiene non solo alle famiglie coinvolte, ma all’intero Paese.

“Il coraggio dei vinti”, libro vincitore del Premio Nazionale Nicola Zingarelli 2024, non è solo un romanzo storico ma è un grido di memoria che restituisce voce ai seicentomila soldati italiani deportati nei lager nazisti. Uomini capaci di resistere con la sola forza della dignità, per la forte convinzione di essere nel giusto. Leggerlo significa immergersi in una pagina struggente e dolorosa, che commuove e scuote, e che ci obbliga a non voltare lo sguardo. Un’opera che non si può lasciare sugli scaffali: va portata a casa, va vissuta, perché la memoria non muoia mai. <<< info su www.francescobianchiautore.com>>>