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Ci sono parole che non descrivono la realtà: la fanno esistere. Rilke lo sapeva, e con Orfeo lo ha detto per sempre.

Pier Carlo Lava

Con l’incipit dei Sonetti a Orfeo, Rainer Maria Rilke consegna alla poesia europea una delle sue affermazioni più alte: il canto non è ornamento dell’esistenza, ma forza creatrice. Qui Orfeo non è soltanto figura mitica; è il nome stesso della poesia come principio ordinatore, come voce capace di dare forma al caos.

I Sonetti a Orfeo
Sonetto I, 1
di Rainer Maria Rilke

Ecco, s’innalza un albero. O puro slancio!
Oh Orfeo canta! Oh alto albero nell’orecchio!
E tutto tace. E tuttavia in quel silenzio
nasce nuovo inizio, segno e mutamento.

Animali del silenzio emersero dal chiaro
bosco liberato di tane e nidi;
e si mostrò che non per astuzia o per paura
erano così muti nel loro essere,

ma per ascolto. Grido, clamore, urlo
sembravano piccoli nei loro cuori.
E là dove appena una capanna esisteva
per accogliere questo, un rifugio fatto

dei più oscuri desideri, con un’entrata
le cui soglie tremavano al vento,
tu costruisti per loro un tempio nell’udito.

La prima immagine è un atto di creazione: “Ecco, s’innalza un albero.” Non c’è descrizione di qualcosa che già esiste: c’è una nascita. L’albero cresce nell’orecchio, cioè nell’ascolto. Rilke afferma che il mondo prende forma attraverso il suono, attraverso la parola poetica che non impone, ma rivela.

Il silenzio non è vuoto: è condizione dell’ascolto. Gli animali non sono muti per paura, ma perché sanno ascoltare. In questo rovesciamento, Rilke oppone al rumore del mondo moderno una forma di attenzione originaria: la vita autentica non nasce dal clamore, ma dalla capacità di accogliere.

Il gesto di Orfeo è architettonico e spirituale insieme: costruisce “un tempio nell’udito”. Non un edificio visibile, ma uno spazio interiore in cui la vita trova casa. La poesia non abbellisce l’esistenza: le dà dimora. In questo senso, Orfeo è il poeta stesso, ma anche la voce che abita ogni essere quando riesce ad ascoltare ciò che lo supera.

Nel dialogo con le altre tre poesie della serie, questo sonetto rappresenta la sorgente. Se Il Cigno mostra il compimento della forma, La Pantera la sua negazione, e Arcaico torso di Apollo il comando etico che scaturisce dalla bellezza, Orfeo è il principio generativo: ciò che rende possibile sia la forma, sia la coscienza della sua mancanza, sia l’imperativo del cambiamento. Senza Orfeo, non c’è sguardo che giudichi né grazia che si compia: c’è solo rumore.

Rilke scrive i Sonetti a Orfeo nel 1922, nello stesso periodo delle Elegie duinesi, come risposta a un’esperienza di perdita e di dolore. Eppure, il tono non è elegiaco: è fondativo. La poesia non nega la morte, ma la attraversa per restituire senso alla vita. Orfeo, disceso agli inferi, torna non con una vittoria materiale, ma con il canto: ciò che salva non è il possesso, ma la voce.

Nel nostro tempo iperconnesso, saturo di parole e povero di ascolto, questo sonetto parla con urgenza: non serve aggiungere rumore, ma ricostruire spazi interiori in cui il mondo possa di nuovo essere udito. La poesia, per Rilke, è questo spazio.

Biografia essenziale dell’autore
Rainer Maria Rilke (1875–1926), nato a Praga, è una delle figure centrali della poesia moderna. La sua opera attraversa il simbolismo e approda a una lirica di intensa profondità spirituale. Tra i suoi capolavori figurano Il libro delle ore, Le elegie duinesi e I sonetti a Orfeo. Profondamente segnato dall’arte di Rodin e da una visione del mondo come relazione tra visibile e invisibile, Rilke concepisce la poesia come atto di conoscenza e trasformazione dell’esistenza.

Geo
In un contesto come quello di Alessandria e del nostro territorio, spesso stretto tra urgenze quotidiane e flussi informativi incessanti, il messaggio di Orfeo è più che mai attuale: ricostruire luoghi di ascolto. Alessandria today nasce e cresce proprio con questa vocazione: offrire uno spazio in cui la cultura non sia rumore di fondo, ma voce che dà forma, senso e dimora all’esperienza umana.

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