Amari versi e dolci rime di Lorenzo Cristallini: l’amarezza della sconfitta e la dolcezza della vittoria nella poesia contemporanea. A cura di Elisa Rubini
La silloge Amari versi e dolci rime di Lorenzo Cristallini si colloca in una zona rara della poesia contemporanea: quella in cui la vita non viene attenuata, ma guardata con sincerità radicale. L’autore parte da una consapevolezza netta, quasi spietata: l’amarezza esistenziale non è un episodio, è una condizione che accompagna l’essere umano, un peso che non si dissolve per semplice volontà. Da qui nasce la sua idea di “prezzo del riscatto”, un concetto che definisce la poesia come uno spazio in cui il disincanto può essere attraversato senza esserne schiacciati.
Cristallini non finge ottimismo, non tenta di trovare una via di fuga facile. Il suo sguardo accetta che la sconfitta faccia parte della vita in modo strutturale: ci sono giorni in cui ciò che abbiamo costruito sembra sgretolarsi, momenti in cui la fatica prevale, istanti in cui la vulnerabilità appare più vera della speranza. Tuttavia, la sua voce poetica possiede una caratteristica speciale: una verve che mescola umorismo, dolcezza e lucidità. È in questo movimento che si genera la dialettica centrale della silloge, quella che unisce l’amarezza della sconfitta e la dolcezza della vittoria.
L’amarezza, per Cristallini, non è un sigillo definitivo bensì un qualcosa in continuo divenire con cui confrontarsi, ma anche un punto di partenza dove la poesia comincia a lavorare. L’autore riconosce che la vita non si lascia addomesticare e che molte ferite non trovano un vero rimedio, ma proprio questa onestà permette alla sua scrittura di trasformare la negatività in un processo, non in una condanna. La sconfitta, osservata con precisione, diventa un materiale da scolpire. Il dolore non viene negato: viene tradotto.
Ed è qui che nasce la vittoria. Non una vittoria fragorosa, non una rivalsa sociale, non un successo che si misura in traguardi esterni. La vittoria, nella poetica di Cristallini, coincide con l’atto stesso dello scrivere: prendere ciò che pesa e dargli forma; prendere ciò che ferisce e offrirgli un’espressione; prendere ciò che avrebbe potuto diventare silenzio e trasformarlo in rima.
Questa trasformazione è la chiave dell’intera silloge. Le “dolci rime”, come suggerisce il titolo, non annullano ciò che c’è di amaro: lo completano, gli danno una direzione, lo rendono comunicabile. La dolcezza non è zucchero, è comprensione. È la possibilità di guardare alla propria esperienza da un punto più alto e leggermente più ampio.
È una vittoria quieta, ma reale.
L’autore dimostra che si può parlare di disincanto senza cadere nel cinismo e si può parlare di speranza senza cadere nella retorica. Il suo equilibrio nasce dalla capacità di riconoscere che la vita oscilla continuamente tra perdita e rinnovamento, tra ciò che si rompe e ciò che si ricostruisce, tra ciò che ferisce e ciò che matura. Le sue poesie avanzano così, come piccoli atti di resistenza: non negano la fatica, ma le rispondono con una voce che rimane ferma.
In questo senso la silloge assume un valore simbolico all’interno del panorama letterario: diventa una riflessione su come affrontare le nostre sconfitte quotidiane e su come riuscire a non abbandonare la speranza di vedere la Nike alata delle vittorie. Vittorie che spesso non si vedono dall’esterno, ma che cambiano il modo in cui ci percepiamo; vittorie fatte di consapevolezze nuove, di parole trovate, di un ordine interiore che si ricompone.
Amari versi e dolci rime è quindi un viaggio in cui l’esperienza umana viene accolta nella sua interezza, senza tagli né attenuazioni, e resa leggibile attraverso una poesia che si mantiene accessibile, empatica e nitida.
In una società che teme e condanna il fallimento mentre idolatra il successo immediato, Cristallini offre un modo diverso di guardare la vita: la sconfitta è intesa come parte della crescita e la vittoria come capacità di continuare a dire, a interpretare, a rimanere presenti. È una prospettiva che non consola, ma accompagna
e in questo accompagnare, delicato ma deciso e mai indulgente, risiede l’autentica forza della sua silloge.