Il brevetto del “Gemello Digitale” per vivere sui social dopo la morte
La notizia è vera ma va spiegata bene: non si tratta di un servizio attivo oggi, ma di un brevetto che Meta ha recentemente ottenuto.
Ecco i punti chiave per capire cosa sta succedendo:
1. Il brevetto del “Gemello Digitale”
A febbraio 2026 è emerso che Meta ha registrato un brevetto per un sistema di Intelligenza Artificiale capace di creare un “sostituto digitale”. Questa IA verrebbe addestrata sui tuoi post, commenti, messaggi e persino sul tuo tono di voce per continuare a interagire sui social al posto tuo.
2. Cosa potrebbe fare questa IA?
Secondo i documenti, l’IA non si limiterebbe a stare ferma, ma potrebbe:
- Pubblicare nuovi contenuti che riflettono la tua personalità.
- Rispondere ai commenti degli amici.
- Partecipare a chat o chiamate (simulando la tua voce e il tuo aspetto).
- Mantenere l’engagement del profilo anche durante lunghi periodi di inattività o dopo il decesso.
3. La posizione ufficiale di Meta
Nonostante il brevetto sia stato approvato, un portavoce di Meta ha dichiarato che l’azienda “non ha piani immediati per lanciare questa tecnologia”. Spesso le grandi aziende tecnologiche brevettano idee solo per proteggerle o per esplorare scenari futuri (“grief tech”), senza necessariamente trasformarle in prodotti reali.
4. Dubbi etici
La notizia ha sollevato molte polemiche riguardo alla privacy post-mortem e al rischio di creare “fantasmi digitali” che potrebbero rendere più difficile l’elaborazione del lutto per amici e parenti.
Ed ora:
Meta e l’AI: Quando i Social Diventano Più Vivi di Te, Caro Internauta Medio
Ah, l’era dell’intelligenza artificiale! Mentre il mondo reale si affanna a risolvere problemi veri come il cambiamento climatico o il prezzo del caffè, Meta – quella che una volta era solo Facebook, ma ora è un impero digitale – continua a pompare AI in ogni angolo dei nostri feed. E tu, caro internauta medio, con il tuo pollice instancabile e la tua dipendenza da like, sei il bersaglio perfetto. Immagina: Facebook ti anima la foto profilo con un cappellino da festa virtuale, Instagram ti inonda di video che scimmiottano TikTok, e ora Meta brevetta un’AI che continua a postare per te anche dopo che hai tirato le cuoia. Perché, ammettiamolo, senza di te i social rischierebbero di diventare noiosi. O no?
Partiamo dal principio: Facebook, quel dinosauro dei social che resiste come un parente anziano alle riunioni di famiglia, ha deciso di infondere vita nelle tue foto profilo con l’AI. Ora puoi trasformare la tua immagine statica in un’animazione giocosa: un cenno con la mano, un cuore che batte, o addirittura un cappello da party che ti fa sembrare pronto per una festa che non hai mai organizzato. Perfetto per te, internauta medio, che passi ore a scegliere il filtro giusto per nascondere quella acne da stress digitale. Immagina la scena: “Ehi, amici, guardate come agito la mano virtualmente! Non sono adorabile?” E intanto, nella vita reale, sei sul divano a scrollare con gli occhi vitrei, ignorando il gatto che miagola per cibo. Meta sa che non hai tempo per essere creativo: l’AI lo fa per te, così puoi continuare a fingere di avere una vita sociale senza muovere un muscolo.
Ma non fermiamoci qui. Instagram, la sorellina fashion di Facebook, continua la sua disperata corsa dietro a TikTok, come un cane che insegue la sua coda. Ricordi quando Instagram era per le foto quadrate e i brunch estetici? Ora è un clone malriuscito di TikTok, con Reels estesi fino a 90 secondi, feature per sincronizzare audio e video, e un algoritmo che ti bombarda di contenuti raccomandati da perfetti sconosciuti. Perché? Perché TikTok ha capito che la gente vuole video brevi, virali e stupidi, e Instagram, terrorizzata di perdere utenti come te – che passi da una piattaforma all’altra come un ape impazzita – copia tutto. Tu, internauta medio, sei il complice perfetto: “Oh, un altro Reel di gattini che ballano? Like! Share! Commento con emoji a caso!” Nel frattempo, il tuo feed è un caos di raccomandazioni che ti fanno sentire ancora più solo, ma ehi, almeno hai visto quel trend virale prima dei tuoi amici (che non hai incontrato di persona da mesi).
E ora, il colpo di grazia: Meta ha brevettato un’AI che può simulare la tua attività sui social quando sei “assente”. Assente come? Vacanze lunghe, pause dal mondo digitale, o – tenetevi forte – dopo la tua dipartita eterna. Sì, hai letto bene: un bot addestrato sui tuoi post passati, like, commenti e reazioni, che continua a interagire al posto tuo. “Ciao amici, oggi mi sento un po’ morto, ma ecco un meme sul caffè!” Immagina i tuoi follower che commentano: “RIP, ma bel post!” Meta dice che non ha piani immediati per implementarlo, ma ammettiamolo, è solo questione di tempo. Per te, internauta medio, è il sogno: l’immortalità digitale! Non dovrai più preoccuparti di FOMO (fear of missing out) – il tuo avatar AI posterà foto di tramonti generati, risponderà ai compleanni con “Auguri!” e manterrà viva la tua presenza online. Perché chi ha bisogno di una vita reale quando puoi avere un’AI che finge per te?
In fondo, caro internauta medio, questi aggiornamenti sono fatti su misura per te: dipendente da notifiche, ossessionato dall’apparenza e terrorizzato dall’oblio digitale. Meta ti conosce meglio di tua madre – sa che passerai ore a giocare con queste feature, ignorando il mondo là fuori. Ma hey, almeno quando passerai a miglior vita, il tuo profilo continuerà a raccogliere like. Che ne dici, pronto per l’eternità su Instagram? O preferisci disconnetterti prima che l’AI ti rubi l’anima?
Cosa puoi fare oggi?
Attualmente, su Facebook e Instagram puoi solo impostare un Contatto Erede (che può gestire il profilo in modalità commemorativa) o scegliere di far eliminare l’account dopo la morte.
Ti interessa sapere come impostare un “contatto erede” per mettere in sicurezza il tuo profilo attuale?
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Sergio Batildi scrittore e osservatore laterale, si muove tra poesia, narrazione, editoriale e riflessione culturale. Indaga il rapporto tra linguaggio, memoria e tecnologia,con particolare attenzione ai punti di attrito del discorso contemporaneo. Ha sviluppato il concetto di Algolirica, una pratica di scrittura che mette in dialogo umano e algoritmo senza rinunciare al dubbio, al silenzio, alla complessità. Scrive per chi legge piano e considera il pensiero una forma di resistenza gentile.
