IL CIBO ITALIANO INSEGUE LA MODA NEL PREMIUM PRICING: 36% dei consumatori globali disposti a pagare di più
IL CIBO ITALIANO INSEGUE
LA MODA NEL PREMIUM PRICING:
36% dei consumatori globali disposti a pagare di più, quasi quanto per il luxury (44%)
La prima ricerca internazionale dedicata alla penetrazione del Made in Italy nel mondo
attraverso i social network racconta la percezione del food all’estero.
Voluta da Pulse Advertising in collaborazione con Eumetra.
Barilla è nella top 3 su tutti i Paesi intervistati dei marchi più citati
in assoluto legati al Made in Italy.
Barilla unico brand food nella top 3 del Made in Italy (boom in particolare in Cina), ma il panel delle aziende Food annovera anche Lavazza (soprattutto UK e Francia) e Ferrero.
Un cinese su due scopre nuovi brand del Made in Italy (non solo food) sui social (46% Cina, 25% Germania)
Germania: 70% pagherebbe di più per il prodotto Made in Italy e il 43% dei tedeschi si dice disposto a pagare di più per il cibo italiano (il 40% in USA)
Willingness to pay premium: 44% fashion e staccato di poco il food italiano 36%
Milano, 17 febbraio 2026 – In questi giorni Milano è invasa da visitatori stranieri che riempiono i social media di foto di cibo che più italiano non si può. Non è folklore: è economia.
Come racconta “Made In Italy in the social media age”: una ricerca internazionale** commissionata da Pulse Advertising – network internazionale di social media consultancy ed influencer marketing, attivo con 125 professionisti in undici Paesi – all’istituto di ricerca Eumetra su oltre 2500 consumatori in USA, UK, Germania, Francia e Cina dimostra che il food Made in Italy ha conquistato lo stesso pricing power dei brand luxury – e in alcuni mercati li ha superati.
Il dato più clamoroso arriva dalla Cina: il 93% dei consumatori intervistati è disposto a pagare premium per i prodotti italiani (food e non), contro il 65-74% dei mercati occidentali. E Barilla – unico brand food nella top 3 dei marchi più citati come rappresentativi del Made in Italy in Cina – ha dimostrato che quando i creator mostrano origine, artigianalità e rituali quotidiani, anche la pasta diventa un prodotto premium. La lasagna o la pasta al ragù che popolano i social media in questi giorni? È marketing “involontario” del valore di miliardi.
Da Milano al mondo: quando il cibo italiano diventa contenuto virale
L’immagine che gli stranieri in visita in Italia diffondono sui propri profili sono l’emblema di come funziona oggi la percezione del cibo italiano. I social media determinano pesantemente il modo con cui i consumatori guardano al Made in Italy in tutti i mercati analizzati dala ricerca il 91% dei consumatori in Cina, il 64% negli USA, il 58% in Germania, il 58% nel Regno Unito, il 57% in Francia, affermano che i social fanno scoprire nuovi marchi, ispirano, spinghino attivamente all’acquisto di prodotto del made in Italy. E il food è il secondo settore (31%) più presente sui feed dopo il fashion(48%).
“Quello che vediamo a Milano in questi giorni – utenti che trasformano un piatto di pasta in contenuto social – è esattamente il meccanismo che genera pricing power globale per i brand food italiani”, spiega Paola Nannelli, CEO Global di Pulse Advertising. “Quando l’esperienza del cibo italiano viene documentata, condivisa e amplificata, smette di essere tradizione e diventa aspirazione.”
Il Made in Italy è un valore che gli intervistati associano in modo ricorrente al food:
38% dei consumatori statunitensi
32% degli inglesi
33% in Cina
La ricerca rivela che il 36% dei consumatori globali è disposto a pagare premium per prodotti alimentari italiani, con punte del 41% in Germania. Un dato che colloca il food immediatamente dopo il fashion (51% global) e alla pari – o sopra – di settori tradizionalmente luxury come gioielli (21-40%) a seconda del mercato) e automotive.
Creator come layer di fiducia: in Cina il 58% scopre il Made in Italy da loro
Il ruolo dei creator è determinante. In Cina, il 58% dei consumatori considera gli influencer più efficaci nel parlare e proporre il Made in Italy, più che i canali ufficiali dei brand (54%). La fiducia nei creator è materialmente più alta: l’83% dei consumatori cinesi dichiara di fidarsi dei consigli degli influencer (vs. 56-57% in Occidente), e il 94% afferma che i contenuti proposti dai creator influenzano le decisioni d’acquisto.
“I consumatori attribuiscono ai creator tre ruoli chiave”, spiega Alberto Stracuzzi, Market Research Director Eumetra, istituto che ha curato la ricerca: “garanti di qualità e autenticità (60% in Cina, 31-46% in Occidente), storyteller che mostrano l’Italia reale, e ambasciatori dello stile di vita italiano.” Quando i creator mostrano una provenienza verificabile, dettagli artigianali e rituali d’uso, il contenuto diventa il trust layer che giustifica il premium pricing.
I codici culturali che convertono: eleganza, convivialità, artigianalità
I consumatori globali leggono il concetto “Italia” attraverso tre codici dominanti che attraversano tutte le categorie merceologiche:
Style & Elegance: 29-38% a seconda del mercato, primo driver in assoluto
Traditional Craftsmanship: 15-31%, con punte in Cina (31%) e Francia (24%)
Quality Guarantee: 15-27%, particolarmente forte in UK (23%) e Cina (27%)
Sul fronte visivo, gli elementi che i consumatori associano più velocemente al Made in Italy sono: ambientazioni eleganti (18-36%), scene di convivialità e buon cibo (28-36%), dettagli artigianali e materiali naturali (12-44%, quest’ultimo in in Cina). “Ogni asset deve costruirsi intorno a queste tre famiglie di segnali”, conclude Stracuzzi, “perché l’equity viaggia in secondi nel feed.”