BRUN FINE ART annuncia la propria partecipazione a TEFAF Maastricht 2026

BRUN FINE ART annuncia la propria partecipazione a TEFAF Maastricht 2026

 

 

Il corpo e l’anima della scultura

BRUN FINE ART annuncia la propria partecipazione a TEFAF Maastricht 2026

 presentando una selezione d’eccellenza della grande tradizione scultorea europea dal Seicento all’Ottocento, con opere di Giuseppe Maria Mazza, Giuseppe Mazzuoli e Rudolph Schadow.

In occasione di  TEFAF Maastricht 2026, la galleria Brun Fine Art presenta un progetto espositivo che propone una lettura del Collezionismo europeo attraverso due ambiti cronologici e culturali distinti, accostati per suggerire una continuità di gusto che attraversa epoche diverse. 

Un primo nucleo richiama la tradizione delle arti decorative tra XVII e XVIII secolo, evocando la cultura dello studiolo e della Wunderkammer. Oggetti di virtù e opere in pietre dure rimandano a una pratica collezionistica fondata sulla rarità dei materiali, sul virtuosismo tecnico e sul piacere della scoperta. Questo ambito introduce una dimensione intima e intellettuale del collezionare, legata alla meraviglia, alla conoscenza e alla raffinatezza della materia.

In dialogo con questa dimensione si sviluppa un secondo nucleo che guarda alla stagione neoclassica e alla cultura figurativa dell’Ottocento. L’attenzione si sposta dalla centralità della materia e del virtuosisimo tecnico alla centralità della figura, all’equilibrio delle proporzioni e alla costruzione di un linguaggio formale improntato ad armonia e idealizzazione.

Le opere selezionate da BRUN Fine Art per TEFAF testimoniano l’eccellenza di grandi maestri – Giuseppe Maria Mazza, Giuseppe Mazzuoli e Rudolph Schadow – offrendo una lettura articolata e originale dell’evoluzione del linguaggio scultoreo europeo dal Seicento al Neoclassicismo. In questo dialogo tra classicità, sensibilità moderna e ricerca espressiva, affiora la complessità e la continuità della tradizione plastica europea.

Ispirato da modelli antichi e da prototipi di Michelangelo, il Bacco di Giuseppe Maria Mazza (Bologna, 1653-1741) discende direttamente dalla migliore tradizione pittorica bolognese, dalla potente fisicità delle figure dei Carracci – conosciute durante la formazione presso l’Accademia ospitata nella residenza del conte Alessandro Fava – fino alla morbida sensualità di Guido Reni. Il giovane dio si impone come simbolo di vitalità, sensualità e gioia. Nell’atto di sollevare un grappolo d’uva maturo, emblema di ebbrezza e abbondanza, la figura interpreta i modelli antichi attraverso un’energia vitale intensa e autentica. Accostabile alle terrecotte eseguite tra il 1673 e il 1677 – oggi al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, a Palazzo Nazionale di Palazzo Venezia a Roma, al County Museum of Art a Los Angeles e al Liebieghaus a Francoforte – questa scultura emozionante per la sua naturalezza nella resa del corpo, ma anche per l’espressione sospesa tra abbandono e compiacimento, si inserisce in una ininterrotta ricerca dell’artista sullo stesso soggetto, interpretato durante la sua lunga carriera in fome e composizioni diverse per raffinati collezionisti tra Bologna e Vienna. Johann Adam Andreas I, principe del Liechtenstein, suo fedele mecenate tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, lo definì “virtuoso” mentre il segretario dell’Accademia Clementina, Giampietro Zanotti, avrebbe esaltato soprattutto le sue terrecotte, destinate ad adornare “famose gallerie” e – allora come oggi – apprezzate da coloro che “considerano il valore della maestria, più che quello di qualsiasi pietra o metallo”.

Su di un versante diverso, ma sempre in rapporto con la classicità, si colloca la Mädchen welches mit den Vögeln spielt (Ragazza che gioca con gli uccelli), del tedesco Rudolph Schadow (1786-1822), primo artista moderno che all’inizio dell’Ottocento è dichiaratamente impegnato in sculture di genere all’antica. Esponente di quella generazione di artisti giunti dalle città europee nella Roma di Canova e Thorvaldsen per perfezionarsi, nella sua breve e folgorante carriera Schadow ha saputo farsi interprete della lezione degli antichi e dei maestri contemporanei, esplorando le possibilità espressive offerte dalla classicità in relazione ai mutamenti del gusto. Nel mondo di inizio secolo con i suoi repentini cambiamenti nascono le sue delicate figure femminili, a partire dalla celeberrima Sandalenbinderin (modellata tra il 1813 e il 1814), una fanciulla dell’età di dodici anni, che con grazia e innocenza si volge al suo sandalo slacciato. Rappresenta la più importante aggiunta recente al catalogo dello scultore la nostra inedita Ragazza che gioca con gli uccelli (1819), non solo per l’originalità dell’invenzione che ricorda quella della Fanciulla con le colombe dello Stiftung Preußische Schlösser und Gärten Berlin-Brandenburg di Charlottenburg, ma anche per la sua provenienza, verosimilmente riconducibile a quel principe Nicola II Esterházy, erede di una delle più grandi casate ungheresi, che fu committente di Antonio Canova e che vantava nella sua collezione opere di Mengs e Angelica Kauffmann, tele di Correggio e Andrea del Sarto, oltre a stampe, disegni, ceramiche, marmi e tessuti pregiati. L’esemplare qui presentato, che si distingue per la straordinaria raffinatezza nella resa del panneggio e del nudo, forse è la prima idea di Schadow – è firmata e datata “Roma 1819” – per un soggetto destinato a una lunga fortuna, rappresentazione di un nuovo ideale di bellezza fondato sull’incanto dell’innocenza capace di toccare il cuore.

I due Angeli di Giuseppe Mazzuoli,in terracotta dorata poggianti su basi lignee marmorizzate, vanno messi in relazione con una delle più importanti imprese senesi di Giuseppe Mazzuoli: i due Angeli in marmo eseguiti per l’altare maggiore della chiesa di San Michele Arcangelo (l’attuale San Donato). Nella Vita di Giuseppe Mazzuoli, data alle stampe nel 1736, Lione Pascoli ricordava come lo scultore, subito dopo avere portato a termine a Roma la grande statua del Granduca Cosimo III (documentata agli anni 1681-1687),2 si sarebbe quindi recato a Siena “ed arrivatovi gli furono subito commessi due angeli, che star dovevano genuflessi, e fatti s’allogarono presso il ciborio della chiesa de’ carmelitani scalzi.” I due grandi Angeli in marmo si trovano ancora sull’altare maggiore della chiesa di San Michele Arcangelo.

Con questa presentazione, BRUN FINE ART conferma il proprio impegno nella valorizzazione di opere di qualità museale e collezionistica, proponendo al pubblico internazionale di TEFAF un percorso curatoriale fondato su qualità, autenticità e rigore storico-artistico.

La partecipazione a TEFAF 2026 si inserisce nel percorso di Brun Fine Art come ulteriore occasione di confronto con il mercato globale e con i principali interlocutori del collezionismo d’eccellenza.

Ufficio Stampa Artemide PR di Stefania Bertelli

stefania.bertelli@artemidepr.it

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Sergio Batildi scrittore e osservatore laterale, si muove tra poesia, narrazione, editoriale e riflessione culturale. Indaga il rapporto tra linguaggio, memoria e tecnologia,con particolare attenzione ai punti di attrito del discorso contemporaneo. Ha sviluppato il concetto di Algolirica, una pratica di scrittura che mette in dialogo umano e algoritmo senza rinunciare al dubbio, al silenzio, alla complessità. Scrive per chi legge piano e considera il pensiero una forma di resistenza gentile.

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Sergio Batildi

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