Quando l’uso della forza è legittimo: cosa prevede la legge per le forze dell’ordine
Ogni volta che un intervento delle forze dell’ordine genera polemiche o conseguenze gravi, il dibattito pubblico si accende rapidamente. Tuttavia, in uno Stato di diritto, la legittimità dell’uso della forza non si valuta sulla base dell’emotività o delle percezioni, ma secondo criteri giuridici precisi stabiliti dal Codice Penale e consolidati dalla giurisprudenza. Il punto di riferimento normativo è l’articolo 53 del Codice Penale, che disciplina l’uso legittimo delle armi o di altri mezzi di coazione fisica da parte del pubblico ufficiale. La norma stabilisce che non è punibile chi, nell’adempimento del proprio dovere, utilizza la forza quando ciò sia necessario per respingere una violenza o vincere una resistenza, sempre nel rispetto del principio di proporzionalità.
Il concetto centrale è proprio questo: l’uso della forza è legittimo solo quando ricorrono contemporaneamente tre condizioni fondamentali.
La prima è la necessità: l’intervento deve essere indispensabile per impedire un pericolo attuale o superare una resistenza concreta. Se esistono alternative meno invasive, l’uso della forza non può essere considerato giustificato.
La seconda è la proporzionalità: la risposta non deve eccedere rispetto alla minaccia. Il livello di forza impiegato deve essere adeguato alla situazione concreta e calibrato rispetto al rischio effettivo.
La terza è la finalità legittima: l’azione deve essere strettamente collegata all’adempimento di un dovere istituzionale, come la tutela dell’ordine pubblico o la prevenzione di un reato.

Accanto all’articolo 53, intervengono altre disposizioni rilevanti. L’articolo 52 del Codice Penale, che disciplina la legittima difesa, esclude la punibilità quando si reagisce a un’offesa ingiusta e attuale, purché la difesa sia proporzionata. L’articolo 51, invece, esclude la responsabilità quando si agisce nell’esercizio di un diritto o nell’adempimento di un dovere. Quando durante un intervento si verificano lesioni gravi o un decesso, la Procura della Repubblica è tenuta ad aprire un fascicolo per accertare la dinamica dei fatti. È un passaggio tecnico necessario in uno Stato di diritto e non equivale automaticamente a una colpevolezza. Serve a verificare:
- se l’intervento fosse realmente necessario,
- se siano stati rispettati i protocolli operativi,
- se vi sia stato un eventuale eccesso colposo, disciplinato dall’articolo 55 del Codice Penale, che si configura quando un’azione inizialmente legittima supera i limiti consentiti per imprudenza, negligenza o imperizia.
Il sistema giuridico italiano prevede dunque un equilibrio delicato tra due esigenze fondamentali: garantire la sicurezza collettiva e tutelare i diritti individuali. È su questo equilibrio che si misura la tenuta dello Stato di diritto. Comprendere cosa prevede la legge significa sottrarre il tema a contrapposizioni ideologiche e riportarlo nel perimetro delle regole. In una democrazia matura, la legittimità dell’uso della forza non è una questione di opinioni, ma di verifica giuridica dei fatti, caso per caso.
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Il tema dell’uso della forza da parte delle forze dell’ordine è centrale nel dibattito pubblico italiano ogni volta che un intervento genera conseguenze gravi o accende polemiche mediatiche. In un Paese fondato sul principio dello Stato di diritto, la valutazione di questi episodi spetta esclusivamente alla magistratura sulla base delle norme del Codice Penale e degli accertamenti tecnici. Alessandria today propone un approfondimento giuridico e istituzionale per offrire ai lettori strumenti di comprensione chiari, basati su fonti normative ufficiali e su un’analisi equilibrata dei principi che regolano l’ordine pubblico e la tutela dei diritti fondamentali.