Viaggio nel mondo di Penelope White
Penelope White è una scrittrice romana nata nel 1991 e che in soli otto anni ha pubblicati moltissimi libri di vario genere tutti in self publishing curando da sola anche la promozione del suo lavoro.
“Scrivo per non impazzire sommersa dalla realtà” si legge nella biografia della sua pagina social, e la lettura dei suoi libri è l’immersione nel suo mondo, un mondo parallelo alla realtà, un mondo intenso e credibile, nel quale sognare e riflettere, un mondo che nasce grazie anche alla costante ricerca di Penelope sugli universi e la situazioni che racconta nei suoi libri.
Penelope White ha esordito con una dilogia rosa-erotica “Come una foglia d’inverno” seguita dalla raccolta di racconti erotici Latens Somnia. Nel corso di soli otto anni è stata protagonista di una grande evoluzione personale e professionale creando uno stile personalissimo e riconoscibile e una “nicchia” di lettori che amano immergersi nel suo mondo.
Penelope White è un’autrice che ama sorprendere i lettori e che ama documentarsi sui mondi e le situazioni che descrive nei suoi romanzi, a partire da quella che è la collana più significativa ambientata nel mondo del BDSM. Un’autrice che nasce con il romance erotico, ma che non è classificabile come autrice di genere, che ama sorprenderci, e che sa raccontare come poche l’unicità e la preziosa irripetibilità di ogni incontro e di ogni relazione
Tra le sue opere anche un’autobiografia dal forte impatto emotivo, “Sclerosi Multipla: il dolore che non fa rumore”. Una delle autrici italiane di romance ed erotico più interessanti, che ha creato uno stile personalissimo con un lessico e atmosfere più legate al thriller che al “rosa” nelle sue diverse sfumature e caratterizzata da una profondità analitica molto rara. Con lei abbiamo parlato del rapporto tra self publishing e mondo dell’editoria tradizionale, del rapporto tra lettori e autrici, scopriremo perché molte autrici di romance scrivono sotto pseudonimo, ci chiederemo se la letteratura erotica, la scrittura, l’arte devono essere “educative” e edificanti come qualcuno sostiene o se oggi con il proliferare della scrittura autobiografica e dei social abbiamo perso la facoltà di distinguere la fantasia e l’arte dello scrivere dalla realtà.

Ci puoi raccontare come ti sei avvicinata e appassionata alla scrittura?
Può sembrarti strano, ma è vero: rispetto alle autrici che conosco, io ho iniziato a leggere tantissimo. Leggere non mi piaceva, forse per reminiscenze spiacevoli legate al periodo delle scuole superiori e dell’università. Nel 2017/2018 ho scoperto la serie “After” di Ann Todd, una serie young adult rivolta a ragazzi e adolescenti, e mi sono letteralmente innamorata della sua scrittura in sé. Da lì ho iniziato a leggere tantissimo, è stato un cambio di rotta improvviso.
E come sei passata dalla passione per la lettura a scrivere?
Mi capita anche oggi spesso di leggere delle storie che non hanno i background che vorrei e mi chiedo: come sarebbero se le scrivessi io? Ho iniziato a scrivere e ho pubblicato per la prima volta nel 2018 “Come una foglia d’inverno” un romance dalle tinte erotiche. È stato un punto di partenza dal quale mi sono allontanata, perché per me è molto difficile rimanere all’interno di un genere. Molte lettrici e lettori, e anche blogger, mi considerano “border line” perché i miei libri non rientrano nel canone del romance puro.

Tutte le tue opere sono pubblicate in self publishing. È stata una tua scelta per essere più libera o in futuro ti piacerebbe pubblicare con una casa editrice?
Ho pubblicato in self publishing sin dal mio esordio a luglio 2018, non mi ha mai interessato pubblicare con una casa editrice, all’inizio avevo ricevuto due risposte, non soddisfacenti. Il problema è che, a meno che non hai alle spalle un colosso, fare grandi numeri è molto difficile e i guadagni con le case editrici sono molto basse. Se non fai grandi numeri è meglio rimanere in self. Sin dall’inizio ho sempre cercato di sponsorizzarmi da sola, di farmi conoscere. Un’altra motivazione per cui prediligo il self publishing è la libertà. Spesso quello che scrivo è scomodo, sono un’autrice di nicchia, e se si collabora con una casa editrice si è costretti a restare nell’alveo delle linee-guida.
Che cosa pensi del mondo dell’editoria contemporanea?
Penso che nel mondo dell’editoria contemporanea, come in tutti i settori italiani, sia assente la meritocrazia. Anche nei grandi numeri che trovo in giro, romanzi che realmente sono molto commerciali molto basic, molto semplici. Ci sono romanzi complessi, strutturati, dal lessico ricercato, che non hanno tutta questa fama. Anche in questo settore, se vogliamo fare un gioco di parole, non si riconosce il merito di chi lo meriterebbe.

Da cosa nasce il nome Penelope White?
Penelope perché adoro il personaggio femminile dell’Odissea, che è una donna forte, tutto meno che una donzella da salvare. White perché anche se ho iniziato a scrivere con il genere rosa-erotico, ho sempre ritenuto la mia scrittura delicata e sensibile, anche nelle scene di sesso più esplicite. White richiama a qualcosa di candido.
La maggioranza dei libri che hai pubblicato finora ruotano attorno alle mille sfumature del romanzo erotico. Io ho letto molti dei tuoi lavori e ho notato una profondità e una cura della scrittura superiori alla media del genere, un’evoluzione della tua scrittura verso un sempre maggiore approfondimento psicologico e introspettivo. Hai scelto l’erotico come tuo tema caratterizzante perché la sessualità e le sue mille sfumature sono un tema universale che riguarda tutti e che permette di approfondire al meglio la psiche umana?
In realtà non è proprio come sembra. Io sono partita dal genere rosa-erotico, con il passare del tempo però la componente erotica dei miei libri paradossalmente si è smorzata. Anche nei romanzi della serie BDSM non si trovano molte scene di sesso, in media saranno due per libro, chi è fortunato ne trova tre! Quando ho iniziato a scrivere, andavano tantissimo di moda i romance con sfumature un po’ piccanti. Con il tempo ho iniziato a lasciare più spazio alla profondità dei personaggi, alla loro psicologia, a interessarmi di altri fattori, e le scene di sesso si sono diradate. Nella dilogia Haze c’è una scena intima tra i due protagonisti, ma io sono interessata a mettere in evidenza altro. Non saprei dire perché, non è stato un allontanamento volontario, semplicemente con il tempo mi sono trovata a interessarmi più di alcune dinamiche rispetto ad altre. Prima di scrivere faccio sempre delle ricerche approfondite sui temi portanti del romanzo: nella dilogia di Haze la protagonista soffre di alessitimia (incapacità di riconoscere e descrivere le proprie emozioni e quelle altrui, n.d.r.). In Lovesick ho approfondito la “Sindrome di Stoccolma” in Anima Violata il protagonista maschile è un narcisista patologico. Mi sono concentrata sulle psicologie dei personaggi, amo giocare con le psicologie dei personaggi e crearne di sempre diversi, che abbiano il proprio background.

Molti dei tuoi romanzi, tra i quali “The Mistress” la lunga serie “Possession” e i suoi spin off culminata con “Michael, La Genesi di un padrone” sono ambientati nel mondo del Bdsm. Da cosa nasce questa scelta, e come ti sei documentata per le storie ambientate in questo “universo parallelo”?
Nel tempo ho costruito una collana, dopo la prima esperienza con The Mistress, che ha come sfondo il BDSM. A partire dalla dilogia di Possession e dai suoi spin off, in alcuni è trattato di più come in Michael, in altri molto meno, è più che altro uno sfondo, come in Sfiorami. Questo mondo ha iniziato a incuriosirmi scrivendo The Mistress tra il 2018 e il 2019, a partire anche dal grande successo della saga di “50 sfumature” che lo ha sdoganata, ma dal mio punto di vista ha anche rovinato la visione del BDSM. Partendo da questo spunto, mi sono documentata, sono entrata in contatto con le persone che lo praticano, che lo vivono tutti i giorni, ho capito la differenza tra i “puristi” come Michael che vivono H24 in questo mondo e quelli che si avvicinano solo per curiosità e sporadicamente ad alcune pratiche. Quello che io ho voluto fare è dare uno sfondo psicologico al BDSM creando personaggi complessi e profondi: è facile scrivere di frustini e manette, è molto più difficile raccontare le motivazioni psicologiche-che non sono affatto motivazioni patologiche come spesso si crede-che spingono le persone verso questo mondo.

In un video che hai pubblicato prima della pubblicazione di “Michael” parli di alcune critiche che hai ricevuto riguardo alla “mercificazione” e all’ “oggettivazione” della donna nel mondo del Bdsm in un periodo “delicato” riguardo ai temi della figura della donna e del consenso sessuale. Hai sollevato un tema davvero interessante, che cosa risponderesti a queste critiche?
Purtroppo, il BDSM non viene capito, viene interpretato male e chi non lo capisce interpreta i mondi e le dinamiche relazionali tra i personaggi che io descrivo in maniera sbagliata. Il BDSM per chi lo conosce nella sua forma più pura ha delle regole. E la prima regola è il consenso. Con alcuni romanzi della collana BDSM sono stata accusata di trattare la donna come un oggetto, di mercificarla. In realtà il mio primo romanzo ambientato nel mondo del BDSM, The Mistress, era esattamente l’opposto, era la protagonista femminile Angela colei che esercitava il potere e il controllo “non ci sarà nessun bravo ragazzo a farmi cambiare idea” si leggeva nella quarta di copertina. Anche per il mio ultimo romanzo Michael sono stata accusata di non descrivere la donna come dovrebbe essere descritta in un periodo complicato per le violenze domestiche e i femminicidi, e persino di appoggiare il patriarcato. Non mi voglio soffermare più di tanto su queste critiche perché credo siano indice di mentalità ristretta. Se la donna è libera di fare, pensare, vivere come vuole, perché non potrebbe essere libera come la protagonista Vera di dedicare la propria vita per sua scelta alla sottomissione totale a un uomo? Ecco la domanda che vorrei porre a chi mi ha accusata prodigandosi tanto per difendere i diritti femminili, anche in ragione del fatto che in The Mistress ho descritto una situazione esattamente rovesciata.

Rispetto a questo ultimo punto, non c’è secondo te un’idea diffusa e un po’ intrisa di moralismo secondo la quale la scrittura e la letteratura dovrebbero “dare l’esempio”? E questa tendenza è cresciuta negli ultimi tempi?
Si, è molto diffusa l’idea che chi scrive debba “dare un esempio” e che la scrittura debba avere un ruolo educativo.E’ verissimo che ci sono molte lettrici giovanissime e che se vai ai Festival del Romance incontri tantissime ragazzine sotto i 18 anni, e spesso le madri si preoccupano delle possibile influenze “negative” di certi libri. Credo che vada ridimensionata l’idea che il romance debba essere “educativo” e dare un esempio. Il romance è qualcosa che si legge per svago o per piacere, non per ritrovare esempi ai quali ispirarsi. In particolare, se si parla del settore dell’erotico e del Bdsm non ci si deve aspettare certo di trovare esempi “educativi”. Io credo che l’educazione che vada fatta sia quella a leggere con coscienza. Io alcuni miei libri in mano a una diciottenne non li darei, ma non per i contenuti, ma perché non credo abbia ancora tutti gli strumenti per capire il background e l’approfondimento psicologico delle mie storie. C’è sicuramente molto moralismo e “politicamente corretto” visto che io la maggioranza delle critiche le ricevo non dalle madri delle ragazzine, ma di signore magari di 65 anni che non approvano lo stile di vita dei miei personaggi. Ma non è che nessuno è obbligato a leggere certi romanzi o certi generi, bisognerebbe leggere quello che corrisponde ai propri interessi.

Tra le tue pubblicazioni c’è anche il lungo racconto autobiografico “Sclerosi Multipla. Il dolore che non fa rumore” nel quale hai aperto una finestra sulla tua vita alle tue lettrici e ai tuoi lettori raccontando la tua sofferenza fisica e psicologica. Chi legge è portato a fantasticare sulla vita di chi scrive, e forse accade in particolare con le scrittrici di romance. Ci si chiede a volte quanto la loro vita assomigli a quella dei personaggi di fantasia e da cosa traggano ispirazione. Il tuo libro è di grande impatto emotivo, come mai hai sentito questa esigenza? E questa “rivelazione” ha reso più intenso il tuo rapporto con chi ti legge?
Hai sollevato una questione importante, quella di chi legge e fantastica sulla vita di chi scrive. Già dall’inizio della mia attività ho notato che molti lettori soprattutto uomini si avvicinano alle autrici di romance e di letteratura erotica con un’idea tutta propria. Come se non tenessero in conto che la scrittura è arte, è fantasia, non è la descrizione della propria vita. È come se io andassi da Agatha Cristhie a dirle che se scrive romanzi del genere qualche tendenza da pazza omicida la deve avere. È per questo motivo che molte autrici di romance ed erotico scrivono sotto pseudonimo. Però non ho scritto Sclerosi Multipla per dimostrare che non avevo una vita perfetta, ma per buttare fuori quello che avevo dentro. L’ho scritto come decimo libro, per inaugurare una decade. Stavo vivendo un periodo molto difficile della mia vita, questa breve autobiografia mi ha permesso di tirare fuori quello che avevo dentro, e di essere capita. Molte persone hanno trovato conforto leggendola, spesso si pensa di soffrire da soli, e invece ci sono molte persone che soffrono, per un motivo o per un altro. E nonostante ci si senta soli nella sofferenza, si è sempre accomunati alla sofferenza degli altri.

Per la tua scrittura c’è qualche autore o autrice da cui hai tratto ispirazione in modo particolare?
Io leggo pochissimi del genere che scrivo. Sono appassionata di thriller psicologici, crime, gialli. Sono loro i miei punti di riferimento, non per le trame, ma per lo stile. Amo il lessico ricercato di Zihaly, amo lo stile poetico di Carrisi, amo gli intrecci di Dorn. Ho tanti punti di riferimento del genere romance
Stai lavorando a qualche nuovo progetto letterario e editoriale? Ci potresti dare qualche piccola anticipazione?
Si, c’è un lavoro già scritto e in revisione dall’editor, un progetto tutto nuovo, diverso da tutto quello che ho scritto finora, si tratta di un thriller psicologico. Qualcosa che mi piace, ma che è distantissimo dagli altri miei romanzi, per me il thriller ha un fascino mostruoso. Ho voluto mettermi alla prova, visto che io ho dei lettori di nicchia. Se tutto va bene, dovrebbe uscire prima dell’estate.
Opere di Penelope White: Come una foglia d’inverno (dilogia), Latens Somnia, Matt, Anima Violata, Lovesick, The Mistress, Haze (dilogia) Sclerosi Multipla. Il dolore che non fa rumore, Possession (Dilogia), Sfiorami, Legati e Michael (spin off di Possession) Tied e Desire (progetto Winchester series assieme ad altre autrici).

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Fb. Penelope White (profilo personale) e Penelope White Autrice
Andrea Macciò