I racconti di Maleto” di Duccio Castelli

I racconti di Maleto” di Duccio Castelli

Non è facile, ma è bello presentare I racconti di Maleto di Duccio Castelli, già autore, dal
1963 ad oggi, di oltre venti opere tra poesia e prosa. Curiosamente, la sua prima
pubblicazione (la raccolta poetica Emigranza, 1993) uscì per Guido Miano Editore, che ora
propone questa raccolta di racconti autobiografici; ed il primo scritto del Castelli, risalente al
1963, il racconto Una ragazza per quattro mesi, fu pubblicato nel 1995 dal medesimo
Editore, accompagnato da una lettera introduttiva di Italo Calvino.
Maleto era il cane dell’Autore e nell’arco di tutto il libro “appare e scompare, come
un’ombra fedele (…) presenza discreta che restituisce continuità a un’esistenza segnata
dal movimento, dall’irrequietezza e dalla ricerca di un senso” – come osserva Michele
Miano nella Prefazione. È il fil rouge delle memorie che Duccio Castelli ci consegna qui con
una leggerezza e insieme una profondità veramente rimarchevoli.
Dall’inizio alla fine, si incontrano uomini e donne che in qualche modo hanno segnato il
corso della vita dell’Autore, spesso in viaggio, e che è vissuto a lungo in Sud America
(soprattutto in Cile). Si trovano racconti di vita quotidiana alternati a resoconti di viaggi,
episodi che assomigliano ad avventure fiabesche (ma alcune non fiabesche, come le
partecipazioni a dei rally automobilistici) e semplici descrizioni di fatti e luoghi frequentati
dall’Autore, come ad esempio New York, Londra, Barcellona; racconti delle caserme
dell’aeronautica a Viterbo e a Milano (di quest’ultima, in Piazza Novelli, c’è anche una bella
fotografia del giorno del congedo dalle armi).
Possiamo ‘vedere’ Tonio, Juan Carlos, l’argentino Abancens, l’ex agente segreto Arturo,
l’inglese Ron, Gastone e tanti altri; possiamo immaginare la solitaria Jacinta; possiamo
incontrare gli amici amanti del jazz, alcuni dei quali, come Alfredo Espinoza, o Marcelo De
Castro (fratello di Jacinta), componenti di band cui lo stesso Autore contribuiva suonando il
trombone (c’è anche una foto). Possiamo sapere della moglie di Duccio, Sherry, del loro
figlio e della loro figlia, della prima nipote Giulia, delle zie Rosa e Giuditta, dello zio pittore,
del cugino Nicoletto – ma l’elenco completo è ben più lungo. Possiamo avere qualche
sprazzo di visione dei giorni passati da Duccio bambino nella casa milanese costruita da
Gio Ponti (“I giorni in quella casa furono circa seimila”, come recita il verso di una poesia, di
quelle che ogni tanto intercalano le pagine in prosa del racconto, compresa la traduzione
della poesia Piececitos de niño della cilena Gabriela Mistral, Premio Nobel per la letteratura
come un solo altro cileno, Pablo Neruda). Possiamo sapere del padre, più presente forse in
sogno che nella realtà, e dell’affetto di Enzo, un ‘quasi secondo padre’. Possiamo aver
notizia della storia del “Gino del Forte (dei Marmi)”, sentire quello che l’Autore faceva a
scuola con i suoi compagni della “seconda D”, andare avanti e indietro nel tempo e qua e là
nel mondo. Possiamo liberare la fantasia.
Insomma, ci si apre un mondo. Ma non ci si apre del tutto: resta tutto sfumato, quasi
permeato da un alone di nebbia che ci permette appena di vedere i tratti essenziali delle
cose, non di conoscerne pienamente i contorni. Tutto resta un po’ avvolto in un’aura di
mistero che affascina, ma è ugualmente vero ciò che osserva ancora Michele Miano nella
Prefazione, dicendo che “la narrativa è, prima di tutto, un atto di resistenza contro l’oblio, un
modo per dare forma e durata alle emozioni e ai pensieri che altrimenti svanirebbero”; ed è
grazie alla capacità di Duccio Castelli “di intrecciare quotidiano e mito, memoria e
invenzione” che il viaggio attraverso le pagine di questo I racconti di Maleto può rinverdire
emozioni e pensieri nei lettori ed interessare proprio tutti.

Marco Zelioli

DUCCIO CASTELLI, I racconti di Maleto, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore,
Milano 2026, pp. 228, isbn 979-12-81351-79-0, mianoposta@gmail.com.

Ada Rizzo

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